Il 30 aprile termina la stagione gestita dal ministero e non cè ancora un piano per un teatro che ha 350 anni "Da giugno scorso chiediamo un incontro a Renzi ma la sua agenda è sempre fitta" Dei 50 dipendenti 14 sono contratti a termine, gli altri potrebbero finire alle soprintendenze Da qualche settimana, ogni sera, i lavoratori del Teatro della Pergola distribuiscono un volantino agli spettatori. Sono poche, preoccupate righe che sinterrogano sul futuro di un palcoscenico frequentato dai più grandi attori italiani. A cominciare da Eleonora Duse. Dopo la soppressione dellEti, Ente Teatrale Italiano, del cui circuito la Pergola ha fatto parte per decenni, la stagione in corso è iniziata e sta proseguendo sotto la gestione del ministero dei Beni culturali. Ma cè una scadenza che si avvicina implacabile: 30 aprile 2011. Quel giorno calerà il sipario sullultimo spettacolo in cartellone. E quel giorno si concluderà la gestione ministeriale. «Cosa succederà dopo? Ci sarà una stagione 20112012? Chi ci lavorerà? Sarà creata una struttura alternativa per la gestione del teatro e con quali tempi?» si chiedono i lavoratori. Senza avere risposta. Da Roma, una sola certezza: non sarà il ministero a mandare avanti il cartellone della Pergola. Una cosa è gestire lordinaria amministrazione, una cosa è inventare una stagione teatrale. E anche dagli enti locali solo incertezze: «E da giugno che chiediamo un incontro con il sindaco Renzi ma la risposta della sua segreteria è stata sempre: lagenda è troppo piena» spiega Paolo Aglietti della Slc Cgil, la branca del sindacato che si occupa dei lavoratori dello spettacolo. E che non si accontenta della promessa, buttata lì dal sindaco, di importanti novità riguardo la Pergola che dovrebbero concretizzarsi tra fine gennaio e primi febbraio. Intanto, lattesa è carica di suspense. «Non vogliamo fare la fine del Teatro Duse di Bologna», dicono i lavoratori. Ma la paura cè. Non si sa bene che fine abbia fatto il progetto creato da Marco Giorgetti (direttore-manager della Pergola) e fino ad oggi unica prospettiva di salvataggio: insieme al Niccolini, un polo dello spettacolo internazionale e della formazione teatrale, che avrebbe dovuto essere affidato a Maurizio Scaparro per la gestione artistica e Gabriele Lavia per la formazione, con il coinvolgimento del Comune, della Cassa di Risparmio e, quando era ancora in vita, dellEti. Il cui posto è rimasto vacante e il ministero non sembra in grado di potersi accollare ulteriori spese dopo i tagli al Fus. Né gli enti locali hanno risorse sufficienti. A Roma, il progetto di Giorgetti aveva trovato una sponda in Gianni Letta, che però oggi sembra prenderlo in considerazione solo in parte. Nel frattempo, Lavia è stato chiamato al Teatro di Roma. Ma a preoccupare i lavoratori cè anche il presente. Laffiliazione della Pergola al ministero sta creando non pochi problemi. Ogni richiesta, dalla carta per la fotocopiatrice alla pubblicità sui giornali, deve essere sottoposta allapprovazione di funzionari romani (nella fattispecie Ninni Cutaia, ex direttore generale dellEti) con tempi lunghissimi. Poi, cè la trasformazione dei contratti da dipendenti privati a pubblici. Spiega Aglietti: «Il passaggio dallEnpals, listituto di previdenza dello spettacolo, allInpdap, dipendenti pubblici, è oneroso per i lavoratori. Per una questione di tabellari diversi, chi era sulla soglia della pensione rischia rinvii pesanti. I contratti dei lavoratori dello spettacolo sono diversi da quelli pubblici: sparisce la quattordicesima, spariscono i livelli retributivi e la possibilità di incrementare lo stipendio. E vero che a parità di funzioni, la retribuzione media nel settore dello spettacolo è più elevata, ma a teatro si lavora la sera, la domenica e i festivi». Alla Pergola lavorano in 50, 14 sono contratti a termine: tre tecnici, dieci assistenti di sala, una cassiera «destinati, se il teatro chiudesse, a finire nella terra di nessuno dei precari dellimpiego pubblico. I dipendenti, invece, verrebbero riassorbiti in uffici del ministero sul territorio come le soprintendenze». Aspetteranno, i lavoratori della Pergola, «ma non per molto», conclude Aglietti. Intanto, devono accontentarsi della solidarietà espressa dagli attori che ogni sera, sul palcoscenico, alla fine dello spettacolo, interrompono gli applausi chiedendo a gran voce un futuro certo per un teatro con 350 anni di storia.
FIRENZE - Lo spettro della chiusura sulla Pergola dipendenti e attori chiedono un futuro
Il Teatro della Pergola, un teatro storico di Firenze, ha terminato la stagione gestita dal ministero dei Beni culturali. La stagione in corso è stata gestita dal ministero dei Beni culturali, ma c'è una scadenza che si avvicina: il 30 aprile 2011, quando calerà il sipario sullultimo spettacolo in cartellone. La gestione ministeriale si concluderà e si chiede cosa succederà dopo. I lavoratori del teatro chiedono un incontro con il sindaco di Firenze, Renzi, ma non hanno ancora una risposta. Il sindaco ha promesso importanti novità riguardo la Pergola, ma non si è ancora visto nulla. I lavoratori sono preoccupati per il futuro del teatro, che ha 350 anni di storia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo