"Il Piano territorio è da ripensare prima riempiamo gli spazi vuoti" Architetto Stefano Boeri, il 2011 si aprirà allinsegna del dibattito sul Pgt. È questa la sfida per il futuro urbanistico e ambientale della città? «Così comè, questo Pgt è inadeguato e pericoloso. È come un edificio senza fondamenta perché non parte da una conoscenza approfondita dei modi di abitare e usare la città. Un Piano del territorio non può governare solo le mura, ma anche le esistenze e il quotidiano delle persone. La vera sfida è riabitare i deserti urbani, recuperare gli 80mila appartamenti vuoti e i 900mila metri quadrati di uffici inutilizzati. Dobbiamo riportare vita a Milano senza però occupare altri spazi costruendo». Se non ha bisogno di metri cubi in più, che cosa serve alla città? «Deve essere riqualificata e riabitata, ma rimanendo allinterno dei confini esistenti. Ci sono molti spazi che vanno demoliti e ricostruiti ex novo, altri da recuperare. Ristrutturare vuol dire anche aggiungere nuovi volumi o densificare quando o dove serve, ma con intelligenza e sempre puntando sullarchitettura di qualità. Un esempio è la sede della nuova Fondazione Feltrinelli progettata a Porta Volta da Herzog e De Meuron. È questo il modo di costruire che dobbiamo seguire, non i grattacieli di uffici in periferia che non servono a nessuno». Da quale zona o progetto partirebbe per rilanciare la città? «Una priorità è il recupero delle 60 cascine comunali, che devono diventare luoghi pubblici dove valorizzare il rapporto tra città e agricoltura e ripensare il rapporto con il Parco Sud. Serve anche una grande campagna per trasformare gli uffici vuoti in spazi di residenza-lavoro, per coniugare ricerca o artigianato con labitazione. Infine, il Comune dovrebbe farsi garante per assegnare gratuitamente negozi alle imprese nascenti fatte da giovani o in grado di assumerli». E per il verde cosa si può fare? «Trasformare i parchi storici in grandi piazze verdi della cultura. Pensiamo soltanto al Sempione e a un percorso che, attraverso lelemento della natura, unisca la Triennale, il Piccolo, lAcquario, lArena, il Castello. Anche in questo caso basterebbe poco: un biglietto unico e dei programmi».