Intervista a Massimo Di Carlo Associazione nazionale gallerie d'arte moderna e contemporanea Duro il lavoro di gallerista all'epoca della crisi Massimo Di Carlo, presidente dell'Associazione nazionale gallerie d'arte moderna e contemporanea (Angamc), al suo terzo mandato e oltre 200 associate, non nasconde le difficoltà per il 2011. "Alcuni colleghi hanno ridimensionato l'attività: le mostre costano e i ritorni si possono calcolare nell'ordine dei 24 mesi e solo chi ha gestito un artista con intelligenza e aliquid novi può ben sperare». Quali i problemi? L'atavico peso fiscale: Ires, Iva e diritto di seguito prelevano 57,60 euro su 100 di ricavi. Ma con un'evasione altissima e l'attuale debito pubblico, il mio senso civico mi impedisce di chiedere una riduzione delle tasse. Anche se è chiaro che interessa. la categoria Alcuni colleghi hanno rarefatto gli scambi, altri combattono per la sopravvivenza soffre di più chi non ha investito sulle mostre, ma ha solo intermediato. Ancora più difficile per le giovani gallerie che propongono arte di sperimentazione. Com'è andato il 2010? Il nostro lavoro è su lunga gittata l'attività della costruzione del gusto è una prerogativa che nessuna casa d'asta potrà mai sottrarci, anche se con le trattative priva-te sono entrate in concorrenza con i galleristi. Come incidono i prezzi d'asta sulla vostra attività? In un mercato globale la rarità delle opere di qualità fa sì che di fronte ai capolavori italiani insostituibili d'arte moderna e contemporanea le quotazioni crescano velocemente. Per le opere di qualità medio-basse anche dei 20 artisti italiani più famosi al mondo (De Chirico, Severini, Boccioni, Marini, Morandi, Fontana, Burri, Manzoni, l'arte Povera e la Transavanguardia, ndr), le quotazioni sono scese del 15-20, calo che arriva al 40 se si allarga la rosa degli artisti. Cosa prevede per il 2011? Sarà necessario rivedere la partecipazione alle fiere: costa moltissimo e forse sono troppe nel panorama italiano. Come uscire dalla crisi? Sfrondare la sommatoria delle spese, concentrare al massimo il numero delle mostre. Ma concorrere con le aste è il vero problema. Le case d'asta si assumono meno rischi: l'unico è l'invenduto, che risolvono abbassando le stime. Tra maggio e novembre in Italia 3-4mila opere vengono immesse sul mercato. Il gallerista per difendere un suo artista deve correre in asta a comprarlo. È una lotta impari ira chi ha un'anima economico-finanziaria e noi che lavoriamo con l'arte. Una soluzione? Sono tempi che ci fanno rimpiangere l'accesso al credito agevolato della Finarte di Gian Marco Manusardi, dove era possibile portare un quadro e ricevere su pegno il 4045 del suo valore per poter finanziare un nuovo acquisto, grazie alle perizie di Riccardo Cebulli: velocità, trasparenza e competenza che oggi non ci sono più. Se si trovasse il sistema di erogare credito a tassi agevolati per i galleristi sarebbe un aiuto concreto oggi.