Non si arrendono mai. L'altra sera l'Assemblea regionale siciliana ha approvato una norma che, in deroga al piano paesistico delle Eolie, da via libera alla costruzione di otto alberghi e 300 posti letto a Lipari e Vulcano, due delle sette perle dell'arcipelago siciliano. Le costruzioni ricadrebbero in zone sottoposte a vincolo. Se il progetto andasse in porto (e gli interessi al riguardo sono foltissimi) le Eolie potrebbero essere escluse dalla lista dei siti Unesco classificati come Patrimonio dell'Umanità. Il mondo politico e quello ambientalista si sono mobilitati sono sul piede di guerra: gli attacchi più duri alla decisione della giunta sono partiti da Roma, compreso il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli (il ministro del condono e della Delega ambientale che prevede la sanatoria degli abusi nelle aree sottoposte a tutela). Da Totò Cuffaro in giù nessuno si aspettava tanto sdegno. Così ieri mattina l'assessore regionale al Territorio, Francesco Cascio, ha detto: «Si è trattato di un errore. Ai voti doveva essere messo l'emendamento che sopprimeva l'articolo 15. In realtà, nella concitazione dei lavori d'Aula, il presidente ha chiesto di votare sul mantenimento dell'articolo. Ecco perché anche esponenti dell'opposizione, presi alla sprovvista, hanno votato a favore della deroga. Comunque stiano tutti tranquilli, non verrà autorizzato alcuno scempio». In Verità Vi dico. Ovviamente nessuno ha creduto alla storia dell'errore, però, già tutti stavano tirando un sospiro di sollievo. «Lo annullano». Invece... Leggete cosa ha detto l'autore dell'emendamento in questione, l'azzurro Antonino Beninati: «Non solo difendo la norma sulle Eolie, ma aggiungo che il provvedimento mi è stato chiesto dalla soprintendenza di Messina e dal sindaco di Lipari e mette giustizia in una vicenda che era rimasta bloccata per anni». Altro che errore e fraintendimenti: «Chi ha voluto sentire ha sentito -ha tagliato corto il deputato regionale-. Dire che in Aula ci sia stato un fraintendimento non è rispettoso nei confronti di chi conduceva i lavori». Spiega anche che le 41 opere oggetto della deroga, erano ferme dal 1997, (100 miliardi delle vecchie lire di cui 70 a carico dello Stato e 30 dei privati). «Nove opere che ricadono in zona di tutela non saranno realizzate -assicura Beninati-, 24 hanno avuto il sì e le 8 sbloccate dall'emendamento non interessano le aree vincolate». Comunque, aggiunge, la deroga non è illimitata perché «occorre il parere degli assessorati al Territorio e ai Beni culturali». Allarmi. Giuseppe Naro dell'Udc, deputato nazionale, non capisce «l'allarmismo di certi politici che evidentemente si sono fermati alla lettura superficiale del provvedimento, compreso il ministro Matteoli». I primi a lanciare l'allarme sono stati il sottosegretario ai Beni Culturali, Nicola Bono, che aveva scritto addirittura a Cuffaro per bloccare l'emendamento, e l'assessore al Turismo della Sicilia, Fabio Granata che ha definito «gravissimo» quanto è accaduto. Quest'ultimo è stato querelato dal deputato regionale Ascierto perché l'altro giorno ha detto che chi difendeva l'emendamento in realtà stava difendendo interessi privati. Totò Cuffaro alla fine ha rotto gli indugi: «La giunta aveva deliberato all'unanimità il ritiro dell'emendamento. Prendiamo atto che il parlamento, sovrano, ha deciso altrimenti». Intanto, ieri l'europarlamentare Ds, Claudio Fava, ha presentato un'interrogazione alla Commissione Ue. «La maggioranza di Totò Cuffaro -ha detto- dimostra ancora una volta di considerare le risorse ambientali siciliane soltanto un fastidio e di ritenere che l'unica regola di governo sia l'assenza di regole. Ho presentato un'interrogazione urgente alla Commissione europea per sapere quali e quante direttive risultino violate da questo scempio». Per i Verdi sarebbe l'ora di «commissionare la Regione Sicilia perché le iniziative di Cuffaro sono a dir poco scandalose», mentre il coordinatore nazionale, Angelo Bonelli, ha inviato una denuncia all'Ue. Italia Nostra si appella al commissario dello Stato: «deve abrogare il provvedimento». E denuncia: «È gravissimo poi che con lo stesso blitz politico l'assemblea sembra avere anche votato la possibilità di cambiare la destinazione d'uso delle aree agricole». La svendita. Legambiente chiede all'Unesco di valutare con attenzione quanto sta avvenendo in Italia: «La svendita delle nostre bellezze -ha detto il presidente Alberto Della Seta- che stravolge vincoli, scavalca tutele e minac-cia il nostro patrimonio naturale sembra veramente non conoscere sosta». E il rettore dell'Università di Milano, nonché segretario generale della Commissione italiana dell'Unesco, ha aggiunto: «Questa è la storia di sempre. Per difendere interessi di bottega di qualcuno si fa carta straccia di atti formali di organismi internazionali».