«Cercherò di fermare i nuovi alberghi alle Eolie. Non esiste una questione politica, di schieramenti. Ma di legittimità costituzionale. La mia intenzione è portare il caso di fronte alla Corte Costituzionale. Su questo non ci piove. L'articolo 9 della Costituzione parla chiaro. C'è un obbligo preciso che impone di tutelare il patrimonio e quest'obbligo riguarda l'intero territorio della Repubblica, incluso ovviamente quello delle Regioni a statuto speciale». Giuliano Urbani, ministro per i Beni e le attività culturali, intende occuparsi immediatamente del «caso Eolie» che rischia di far cancellare uno dei 39 siti italiani iscritti nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco. La Sicilia, ministro, ha un'autonomia completa in materia di tutela dei beni culturali. Lei lo sa benissimo... «E chi lo nega! L'autonomia regionale è una splendida conquista. Ma deve servire ad esaltare la tutela dei beni culturali e ambientali, certo non a distruggerli. Non serve a permettere a chiunque di decidere come gli pare». Su cosa si basa la sua ipotesi di ricorso all'Alta Corte? «L'articolo 9 della Costituzione parla di tutelare il patrimonio e quest'obbligo riguarda l'intero territorio della Repubbica, incluso ovviamente quello delle Regioni a statuto speciale. Infatti altre Regioni che godono di quella condizione hanno fatto riferimento alla legislazione nazionale in materia di tutela del paesaggio e dei beni culturali. La mia proposta di ricorso dovrebbe essere esaminata dal Consiglio dei ministri ma la avanzerò sicuramente se la situazione siciliana non cambierà». Cosa pensa di tutta questa storia, cioè della variante votata dall'Assemblea regionale siciliana di notte, all'improvviso? «Che un bene straordinario come il paesaggio non può essere massacrato in nome dell'autonomia. Però io sono ottimista sulla possibilità di una soluzione finale positiva, di un accordo. Perché il futuro della Sicilia si basa molto sul turismo culturale e ambientale: gli abitanti più attenti lo sanno bene da tempo. Io sono perfettamente d'accordo sulla necessità di garantire ai visitatori strutture di accoglienza adeguate. Ma se invece si distrugge il bene principale, cioè il luogo da visitare, ciò che era una calamita per i visitatori si trasforma in una campagna per allontanarli. Certi autolesionismi sono stupidi proprio per questo motivo». Pensa davvero che, alla fine, si arriverà a un confronto tra Stato centrale e Regione Siciliana? «Io sono ottimista di natura e tendo a sdrammatizzare. Lo ripeto: mi auguro che si arrivi a un accordo. Ma sia ben chiaro che dal punto di vista giuridico non ci sono dubbi: l'obbligo costituzionale vale per tutti e ovunque. Nei primissimi giorni della prossima settimana incontrerò i rappresentanti della Regione Siciliana, in particolare l'assessore alla Cultura. Li solleciterò formalmente ad adottare subito il nuovo Codice del nostro ministero che è stato approvato e ovviamente adottato entusiasticamente da tutti: Regioni, Province, Comuni, comunità montane. Non si comprende perché debba fare eccezione una zona ricca di bellezze come la Sicilia. Non vedo originalità agricole, geologiche, monumentali o altro che possano giustificare una deroga al Codice per il territorio siciliano». Non le dispiace che questo caso coinvolga una maggioranza che coincide con quella del governo nazionale di cui lei fa parte? «Sono problematiche che vanno depurate da un elemento politico, di competizione o affinità tra schieramenti perché riguardano la più classica garanzia del bene pubblico». Teme che l'Unesco possa davvero cancellare le Eolie dalla lista dei siti italiani proclamati patrimonio dell'umanità? «Sappiamo tutti che le sanzioni dell'Unesco esistono e che vengono automaticamente applicate quando c'è una vistosa infrazione delle regole (...) effetti sicuri messi in gioco quando arriva il premio" dell'attribuzione. Per questo ricordo ai legislatori siciliani: quando si entra nella lista Unesco occorre tutelare il bene non più solo e soltanto in nome proprio ma di tutta l'umanità. Non distruggerlo diventa una straordinaria responsabilità di fronte al mondo». Ecco l'elenco dei progetti alberghieri sulle Eolie approvati dall'Assemblea regionale siciliana in deroga al piano paesaggistico Vulcano Località Porto Ponente Costruzione alberghiera termale a più edifici a un piano Nuovo edificio a piani Due fabbricati seminterrato a 2 piani, su terrazze collinari. Prevista una nuova strada d'accesso. Tre edifici a due piani. Recupero edilizio con ampliamento di un edificio storico esistente. Un albergo con recupero di 3 fabbricati esistenti e ampliamento con un edificio a un piano di un edificio già destinato ad attività turistico-alberghiera. Recupero edilizio di 7 fabbricati esistenti con la realizzazione di 2 nuovi edifici. La Costituzione italiana Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Intervista con il ministro dopo il voto dell'Assemblea siciliana: L'ambiente va tutelato, non distrutto. Fermerò i nuovi alberghi alle Eolie. Rischio cemento, Urbani annuncia un ricorso alla Corte Costituzionale
Il ministro per i Beni e le attività culturali, Giuliano Urbani, ha espresso la sua intenzione di portare il caso delle Eolie di Sicilia, che rischia di essere distrutta da nuovi alberghi, davanti alla Corte Costituzionale. L'obbligo di tutelare il patrimonio costituzionale è chiaro, secondo Urbani, e non esiste una questione politica o di schieramenti. La Sicilia, ministro, ha un'autonomia completa in materia di tutela dei beni culturali, ma deve servire ad esaltare la tutela, non a distruggerla. Urbani ha proposto un ricorso all'Alta Corte e ha incontrato i rappresentanti della Regione Siciliana per sollecitare l'adozione del nuovo Codice del ministero.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo