ENRICO DELLO SBARBA (IL CENTRO) Martedì 28 dicembre ho assistito al dibattito su una mozione presentata dal gruppo consiliare di Sinistra e Libertà in merito alla oppotunità di indire una consultazione popolare (non abbiamo capito bene se si tratta addiriturra di un referendum) per decidere sulla collocazione o no del terminale per il gas al largo delle coste di Vada: un investimento di cui ormai se ne parla, come accade su tutto in questo nostro paese, da almeno dieci anni. Naturalmente si sono scatenate reazioni furibonde da parte degli esponenti dell'ambientalismo più radicale e del Gruppo Consiliare Sinistra e Libertà che, oltre a sollevare il problema in sede di consiglio comunale, hanno costituito un "comitato arancione" iniziando una serie di "processioni" in tutte le direzioni per scongiurare la tragica ipotesi della costruzione dell'abonimenovole struttura. Chi scrive, da tempo, è sempre stato favorevole specialmente se il progetto fosse stato collegato allo spostamento degli impianti nella zona archeologica di Vada insieme alla realizzazione di quel progetto di sviluppo industriale all'interno dell'area Solvay di cui se ne parla da una ventina di anni. Ci siamo resi conto, con il passare del tempo, che l'argomento aveva perduto di interesse perchè le esigenze di assicurare certezze nella fornitura di metano si erano attenuate a seguito della crisi internazionale, specialmente in Europa, che ha visibilmente ridotto i livelli dei consumi. In effetti, a fronte di una previsione di 10 terminali da costruire nel nostro paese, allo stato sono entrati in funzione solo quelli di Treviso e di Porto Empedocle mentre, tra poco, lo sarà quella "fattispecie" di impianto "offshore" al largo delle coste livornesi. Ci sembra, pertanto, visti i ripetuti e strani silenzi di Edison, per non dire della soc.Solvay che comunque si sarebbe limitata a fornire le aree, tutto questo "gran can" che alcune forze politiche, già "operaiste ad oltranza ed ora, evidentemente convertite al "terziario" più o meno avanzato, sia praticamente inutile perchè, difficilmente il gassificatore potrà essere realizzato. Meglio occuparsi della delicata situazione economica ed occupazionale del territorio e capire meglio quello che "la società Solvay" intende fare "da grande". Questo il modesto suggerimento di un vecchio esponente politico della Prima Repubblica ma ancora molto legato al territorio.