La tracciabilità degli acquisti sopra i 3mila euro attraverso il codice fiscale è una misura che interessa vari settori commerciali al dettaglio: viene subito da pensare ad agenzie di viaggio, gioiellerie, gallerie d'arte, antiquari. Prendiamo questi ultimi: che cosa cambia? «Si tratta solo di un inutile appesantimento burocratico - osserva Alessandra di Castro, vicepresidente dell'Associazione antiquari italiani e quarta generazione di una importante famiglia del settore -. Già oggi un antiquario è tenuto a compilare registri di pubblica sicurezza sui quali sono annotate tutte le transazioni. Già oggi abbiamo la massima trasparenza». Quindi secondo lei non cambia nulla? «Alcune cose cambiano, ma in senso diverso da quello che ci si aspetterebbe. La prima: anzichè incoraggiare una professione storica, radicata e che dà lavoro a un ampio indotto di abilissimi artigiani, la si scoraggia con ulteriori adempimenti». Poi? «Ho un timore: che l'aggiunta di norme su norme, di carte su carte, metta in ulteriore difficoltà i mercanti seri, quelli che in ogni caso rispetterebbero la legge, incoraggiando invece il mercato clandestino, quello dei disonesti, che possono così trovare più spazio. Questa è l'area da colpire, questi sono i nemici che vedono uniti sia noi che il fisco. Sembra quasi, invece, che si voglia trovar loro più spazio. E tutto ciò in un momento di crisi...». La sentite, la crisi? «Eccome. Ci sono decine di antiquari anche storici, importanti, che chiudono». Ma il vostro è un settore che molti associano con pagamenti in nero... «Non è vero. Tutti i pagamenti, soprattutto quelli sopra i 3mila euro, vengono effettuati con assegni e bonifici, strumenti con tracciabilità bancaria. Il contante quasi non viene utilizzato, e comunque non può superare i 5mila euro. Abbiamo obblighi d'informativa anche nei confronti del ministero dei Beni culturali, siamo tenuti a monitorare le esportazioni. No, creda, il nero non esiste».