La minaccia del sindaco: «Subito la riforma delle Fondazioni. Tremonti apra alla detraibilità fiscale per i privati» Tosi: «Se lo Stato non mi dà garanzie economiche, si gestisca l'ente» VERONA E' preoccupato Flavio Tosi. Il decreto «mille-proproghe» ha stralciato il reintegro del Fus e la Fondazione Arena, di cui è presidente, chiuderà in rosso con una perdita di 2,6 milioni di euro. Ma con la sola preoccupazione non si risolve la questione. Quali vie d'uscita, allora, si possono prospettare? Tosi è categorico: «Sono cinque». Spadaccino VERONA E' molto preoccupato Flavio Tosi. Il decreto «milleproproghe» ha stralciato il reintegro del Fus (Fondo unico per lo Spettacolo) e la Fondazione Arena, di cui è presidente, chiuderà quasi sicuramente in rosso con una perdita di 2,6 milioni di euro. Ma con la sola preoccupazione non si risolve la questione, specie alla luce dei tagli ministeriali con cui anche negli anni a venire l'Arena dovrà fare i conti. Quali vie d'uscita, allora, si possono prospettare? Tosi è categorico: «Sono cinque». «La prima - dice è che si rimetta subito mano alla riforma delle Fondazioni garantendo la detraibilità fiscale ai privati che vogliono diventare soci. Oggi, per come è concepita la norma, o si è mecenati o nessun privato è stimolato a sposare questa causa. Paradossalmente, ha più convenienza a fungere da sponsor. Al ministro Bondi, ma soprattutto al ministro Tremonti, dirò questo». Un attimo di pausa e poi Tosi riprende. «La seconda via d'uscita è il rifinanziamento del Fus. So che sarà difficile, ma la speranza, in una situazione come questa, è sempre l'ultima a morire». La terza riguarda le produzioni. «Se non ci saranno novità sostanziali, sarò costretto a prendere in considerazione l'ipotesi di tagliarle». Al sindaco non si riesce a scucire nulla di più, ma tra le ipotesi che vanno per la maggiore c'è la cancellazione totale della programmazione invernale al Teatro Filarmonico, operazione che garantirebbe alla Fondazione un risparmio stimato tra i 5 e i 6 milioni di euro. da quarta via d'uscita è quella di convocare le categorie economiche e, partendo dall'analisi dell'indotto garantito dal Festival, cercare di convincerle a sovvenzionare ulteriormente l'Arena per evitare che il sottoscritto si veda costretto a imboccare la quinta, e ultima, strada». Ovvero? «Ovvero, quella di portare le chiavi della Fondazione a Roma e affidare al ministero competente la gestione dell'Arena. Lo Stato non può pretendere che io mi muova in un contesto di contrattazione nazionale, con una precisa normativa di riferimento, senza garantirmi gli strumenti economici per farlo». Un Tosi durissimo contro il «suo» governo, che comunque nella partita della Fondazione si aspetta qualcosa di più anche dalla città, in particolare dal mondo imprenditoriale, pur premettendo che «prima di pretendere bisogna creare le condizioni per stimolare un interesse. E la mia richiesta di introdurre la detraibilità fiscale va letta proprio in questo senso». C'è poi il grande capitolo del costo dei lavoratori e dell'eccessiva sindacalizzazione della Fondazione. «Più che i sindacati - dice Tosi - il problema è la magistratura del lavoro, che anche di fronte a situazioni gravi non ci ha permesso di licenziare. Quanto ai contratti, se avessi mano libera farei solo una cosa: li porterei ai livelli medi del pubblico impiego. Così come sono adesso gravano in maniera impressionante sul bilancio». Infine, una stilettata all'opposizione, in particolare al Pd. «E' triste vedere che, in una partita delicata come questa, anziché fare una battaglia comune per difendere un bene di Verona come la Fondazione Arena, i democratici facciano leva solo sulla protesta nei confronti del sottoscritto. In fin dei conti, mi pare che il primo a criticare duramente il proprio governo sia io. Si aggreghino».