Alla fine ha ceduto. Questa mattina Valentino Castellani, ex sindaco ulivista di Torino ora presidente del Comitato organizzatore dei Giochi olimpici invernali del 2006, toglierà il velo dai bilanci segreti del Toroc. Numeri finora tenuti gelosamente al riparo da tutti, ma ormai praticamente ufficiali: 60 milioni di spese in più, 30 come fondo di riserva e 90 come contratti di sponsorizzazione ancora da definire. Messo sotto pressione dalle voragini nei conti scoperte in questi giorni, incalzato dalle rivelazioni di stampa e minacciato dallo stesso centrosinistra piemontese che ne vuole la testa, Castellani ha convocato i giornalisti «per fare chiarezza». Ma le cifre del dissesto preolimpico sono tutte nell'interrogazione firmata un anno fa da Pierluigi Marengo, il presidente della Commissione Olimpiadi della Regione Piemonte. Con pazienza certosina e precisione sabauda, Marengo non aveva soltanto trovato le incredibili previsioni di spesa pubblicate ieri dal Giornale (11 milioni di euro per cartelloni e bandiere, tre milioni scarsi per vino e spumante, due milioni per la torcia olimpica, e via fantasticando), ma aveva anche analizzato le entrate previste dal Toroc. In base a ragionamenti di buon senso e all'esperienza delle più recenti edizioni dei Giochi invernali, Marengo aveva calcolato che il disavanzo della macchina olimpica per il 2006 si aggirava sui 190 milioni di euro: somma vicinissima al buco di 180 milioni ufficializzato ora e che ha costretto Palazzo Chigi a correre ai ripari nominando il sottosegretario Mario Pescante supervisore organizzativo. Il documento di Marengo smontava l'impalcatura dei conti olimpici, individuava cifre gonfiate e denunciava i rischi di ammanco. Il Toroc aveva replicato che tutto era sotto controllo. Adesso ha dovuto fare retromarcia. Sponsor. È il capitolo più lacunoso. La base su cui lavorare era formata da 420 aziende, dalle più piccole (come Thun, 2,5 milioni di euro di fatturato) alle più grosse (tipo Carrefour, con fatturato pari a 61.550 milioni di euro) includendo anche quelle a capitale pubblico come Eni, Trenitalia, Alitalia, Enel eccetera. I contatti presi erano stati 145, appena 15 le sponsorizzazioni ottenute e 21 i rifiuti a trattare. L'elenco dei dinieghi è piuttosto imbarazzante, perché comprende marchi normalmente esposti in misura consistente nella pubblicità e nelle sponsorizzazioni come Benetton, Avis autonoleggi, Champion, De Agostini, Eni. Mancano anche importanti realtà produttive piemontesi come Lavazza (caffè) e Ferrero (Nutella), che abitualmente campeggiano su transenne e palchi. Le Olimpiadi invernali del Sestrière, però, a queste aziende non interessano affatto. Sarebbe interessante sapere se gli strateghi del marketing del Toroc se ne sono preoccupati a dovere. Quando Marengo presentò l'interrogazione, gli organizzatori avevano raccolto complessivamente poco più di 190 milioni di euro contro una previsione totale di 350 milioni: soltanto il 54 per cento. All'appello mancavano ancora 160 milioni. Di quei 190, la gran parte (132 milioni) era giunta come corrispettivo di servizi gratuiti offerti da aziende come Pirelli (55 milioni), Fiat (35), Eutelsat (otto), Asics (6,5), Bertoni (6,4), Atkeamey (6) e cifre minori per Alpitour, Fontanafredda, Technogym, Fastbuyer, Recchi costruzioni, PozzoGrosMonti, Leitner, Schenker spedizioni. I restanti 58 milioni e rotti di euro erano in contanti: 45 milioni dall'istituto di credito San Paolo Imi, 10 dalla Fiat, 2,5 da Alpitour e il rimanente da Fontanafredda e Fastbuyer. Era il frutto di due anni di lavoro del Toroc, restavano altri 30 mesi per rispettare le previsioni. Un lavoro proficuo ma insufficiente, soprattutto se si considera che 90 di quei 190 milioni di euro avevano come uniche fonti la Fiat e il San Paolo uni, sponsor in qualche modo «obbligati» visto che le Olimpiadi erano state assegnate a Torino grazie al prestigio e all'impegno dell'avvocato Gianni Agnelli. Altri 55 erano gommati Pirelli. In altre parole, tolti i contributi giunti dai tre colossi, la capacità del Toroc di attrarre nuovi finanziatori locali aveva fruttato una poco entusiasmante cinquantina di milioni di euro. Stimando di poterne reperire altrettanti, Marengo aveva fissato in 110 milioni il probabile mancato introito da sponsor. Da notare che il comitato organizzatore degli ultimi Giochi invernali di Salt Lake City raccolse 876 milioni di dollari da 61 sponsor locali grazie ad accordi definiti con largo anticipo rispetto alle gare. Biglietti. Le previsioni del Toroc sul cosiddetto ticketing sono davvero esagerate. Partiamo dai dati di fatto. I posti disponibili nelle varie strutture (dal bob al biathlon, dall'hockey al pattinaggio, dal fondo al salto dal trampolino, dallo snowboard allo sci alpino) per i 107 eventi previsti è di 1.370.900. Se togliamo gli ingressi gratuiti (tecnici, accompagnatori, membri Cio, giudici, giornalisti, ospiti, sponsor) si può presumere che i posti effettivamente disponibili siano 1.251.900. È il numero massimo teorico di spettatori paganti, nell'ipotesi - fantascientifica - che ogni gara conquisti il tutto esaurito. Viceversa, il Toroc ha previsto 1.309.000 presenze. L'incasso ipotizzato è invece di 79.919.230 euro che, diviso per il massimo numero di biglietti vendibili, porta a un prezzo medio per tagliando di 63,84 euro: 124mila lire scarse, roba da poltronissima alla Scala. Tutto questo, come detto, presumendo che ognuna delle 107 gare faccia il tutto esaurito. In realtà, l'esperienza insegna che sono speranze vane. Quattro anni fa sulle nevi statunitensi di Salt Lake City fu venduto il 95 per cento dei biglietti disponibili (record di presenze di tutti i tempi) mentre nel 1992 ad Albertville soltanto il 75 per cento. Morale: le presenze realisticamente prevedibili non superano le 900mila e il mancato introito dalla vendita di biglietti è stimabile in 54 milioni di euro. Aggiunti al buco di 110 milioni relativo agli sponsor fanno 164 milioni. Marengo ha calcolato che altri 26 milioni erano a rischio nelle operazioni di merchandising. Ed ecco i 190 milioni di disavanzo previsti un anno fa, taciuti per 12 mesi e tristemente confermati adesso.