POMPEI. Secondo l'accusa, sostenuta dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, l'obiettivo della "pax sindacale" all'interno della Soprintendenza archeologica di Pompei - negli anni della gestione del city manager Luigi Crimaco - sarebbe stata raggiunta attraverso la erogazione di emolumenti non dovuti, perché prescritti, ai dipendenti. L'illecito, sempre a detta dei pubblici ministeri, sarebbe stato commesso dopo un accordo raggiunto con i sindacati nel 2006. A quanto pare la Soprintendenza avrebbe provveduto al pagamento degli straordinari effettuati dal personale negli anni 1988-1996, autorizzandone il versamento attraverso un escamotage. Alle maestranze sarebbe stata pagata la partecipazione a corsi di aggiornamento mai tenuti ed esistenti solo sulla carta, per di più in orario di servizio degli stessi e senza docenti, per un ammontare di ore "personalizzato", vale a dire corrispondente perfettamente alle ore di straordinario rivendicate da ogni singolo lavoratore. Un meccanismo davvero ingegnoso, dunque. Questo il motivo per il quale sono cominciati i guai giudiziari dell'ex dirigente degli scavi, destinatario, lo scorso 17 novembre, insieme a duecentocinquantasei persone di altrettanti avvisi di chiusura delle indagini che, com'è noto, hanno il valore di una comunicazione di garanzia. Ieri mattina gli uomini della Guardia di Finanza di Torre Annunziata, su imput della magistratura, hanno eseguito un sequestro "per equivalente" a carico di diversi beni all'ex city manager, apponendo i sigilli a immobili per complessivi 700mila euro. La somma sarebbe quella corrispondente alla stima del danno subito dalle casse dello Stato per i finti corsi di aggiornamento effettuati da oltre 250 dipendenti della Soprintendenza archeologica pompeiana. Il provvedimento emesso dal giudice perle indagini preliminari del tribunale di Napoli si inquadra nel filone di indagine della procura di Torre Annunziata sugli straordinari effettuati dal personale degli scavi negli anni 1988-1996. Secondo l'accusa il pagamento di questi emolumenti ai dipendenti del complesso archeologico non sarebbe stato dovuto in ragione della prescrizione di diritto civile, essendo trascorsi più di dieci anni. Crimaco, dopo un accordo raggiunto con i sindacati nel 2006, ne autorizzò il versamento mascherando il tutto con la partecipazione dei dipendenti a corsi di aggiornamento mai tenuti ed esistenti solo sulla carta, per di più in orario di servizio degli stessi e senza docenti, per un ammontare di ore "personalizzato", cioé corrispondente perfettamente alle ore di straordinario rivendicate da ogni singolo lavoratore. I militari coordinati dal giovane ma esperto capitano Marco Volpe e dall'allora tenente Roberto Lupo (oggi comandante della Compagnia di Marsala, ndr) proprio in relazione a questa inchiesta, avevano notificato, lo scorso 17 novembre, avvisi di chiusura indagine a ben duecentocinquantasei persone, tra cui lo stesso Crimaco. Sotto sequestro due immobili a Pozzuoli, nel napoletano, e terreni a Mugnano, sempre nell'interland partenopeo e nella provincia di Terni. La decisione di trovare "soluzioni alternative" per pagare ai dipendenti degli scavi gli straordinari prescritti fu presa nel 2004 nel corso di un incontro cui parteciparono, oltre alle organizzazioni sindacali, il soprintendente regionale ai Beni archeologici dell'epoca, Stefano De Caro, e l'allora direttore amministrativo degli scavi, Giovanni Lombardi, predecessore di Luigi Crimaco. Lo sottolinea il difensore di Crimaco, avvocato Luigi De Vita, che ricorrerà in Cassazione contro il sequestro dei beni disposto oggi dalla magistratura. L'accordo, aggiunge il legale, si basava sul "principio etico del diritto al compenso", dal momento che il lavoro straordinario, anche se prescritto, era stato effettivamente svolto; inoltre metteva fine a scioperi che per mesi avevano creato il caos negli scavi, provocando, conclude De Vita, la chiusura per giorni del complesso archeologico e, di conseguenza, gravi danni alle casse statali.
Pompei. Scavi, sequestro all'ex manager
La Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha aperto un'indagine sulla gestione della Soprintendenza archeologica di Pompei durante la gestione del city manager Luigi Crimaco. L'accusa è che Crimaco avrebbe erogato emolumenti non dovuti ai dipendenti, pagando loro per partecipazione a corsi di aggiornamento mai tenuti, e che questo avrebbe causato danni alle casse statali. Il sequestro di beni è stato disposto in relazione a questa indagine. Il difensore di Crimaco sostiene che l'accordo era basato sul principio del diritto al compenso e metteva fine a scioperi che avevano creato problemi agli scavi.
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