Sviluppi sui corsi di formazione fantasma Beni per 700 mila euro a Crimaco NAPOLI Gli straordinari erano prescritti, ma furono ugualmente pagati ai custodi degli scavi di Pompei e di altri siti archeologici con l'espediente di corsi di formazione: nell'ambito dell'inchiesta per truffa, che lo scorso novembre aveva portato all'emissione di 266 avvisi di chiusura indagini, ieri la Guardia di Finanza ha sequestrato all'ex direttore amministrativo degli scavi, Luigi Crimaco, beni immobili per 700.000 euro, somma corrispondente al danno subìto dallo Stato. Il Tribunale del Riesame, infatti, ha accolto il ricorso della procura di Torre Annunziata contro la decisione del gip, che in un primo momento aveva rigettato la richiesta di sequestro. I falsi corsi di formazione riguardano 265 addetti alla vigilanza delle aree archeologiche di Pompei, Stabia, Ercolano, Torre Annunziata e Boscoreale. Dalle indagini è emerso che, in seguito a minacce di sciopero da parte di rappresentanti sindacali, nel 2006 Crimaco organizzò lo svolgimento dei corsi quale espediente per distribuire indebite indennità di straordinario ormai prescritte. La formazione, però, era del tutto fittizia: i dipendenti della Soprintendenza, per esempio, redigevano i moduli didattici senza il controllo di coordinatori, cui sarebbe spettato anche curare e dirigere l'attività formativa. In alcuni casi, i coordinatori scelti per i corsi ricoprivano anche il ruolo di discenti. Opposta, ovviamente, la ricostruzione fatta dal difensore di Crimaco, avvocato Luigi De Vita, che ricorrerà in Cassazione contro il sequestro. La decisione di trovare «soluzioni alternative» per pagare ai dipendenti degli scavi gli straordinari prescritti, sostiene il legale, fu presa nel 2004 nel corso di un incontro cui parteciparono, oltre alle organizzazioni sindacali, il soprintendente regionale ai Beni archeologici dell'epoca, Stefano De Caro, e l'allora direttore amministrativo degli scavi, Giovanni Lombardi, predecessore di Crimaco. L'accordo, aggiunge De Vita, si basava sul «principio etico del diritto al compenso», dal momento che il lavoro straordinario, anche se prescritto, era stato effettivamente svolto; inoltre metteva fine a scioperi che per mesi avevano creato il caos negli scavi, provocando la chiusura per giorni del complesso archeologico e, di conseguenza, gravi danni alle casse statali. «Quando assunsi l'incarico afferma amareggiato Crimaco c'era già un indirizzo chiaro al quale mi sono attenuto. Quell'accordo apparve la soluzione più opportuna per mettere fine a continui scioperi e a enormi danni, sia materiali sia di immagine».