Teresa Elena Cinquantaquattro, da otto giorni responsabile di una delle Soprintendenze archeologiche più importanti d'Italia e del mondo, visto che accoglie i resti delle città distrutte dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo non si esprime sulla vicenda giudiziaria. Sulle condizioni degli Scavi e sui crolli, invece, si pronunzia in un'intervista al Mattino: «Ci sono delle criticità evidenziate dagli avvenimenti degli ultimi tempi ed è evidente che per risolverle è necessario procedere a uno screening dello stato di conservazione dei resti della città antica». «Su questa cosa non posso dire nulla perché ci sono indagini in corso». E' cauta, Teresa Elena Cinquantaquattro, da otto giorni responsabile di una delle Soprintendenze archeologiche più importanti d'Italia e del mondo, visto che accoglie i resti delle città distrutte dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo. Rimane «abbottonata» e non rilascia dichiarazioni sulla vicenda della presunta frode scoperta dai finanzieri del comando provinciale di Napoli. Un caso che era nell'aria da diverso tempo e che coinvolge custodi, personale amministrativo e un ex city manager della Soprintendenza pompeiana. La funzionaria, 46 anni, origini calabresi, laureata all'Orientale di Napoli - dove ha conseguito anche il dottorato di ricerca in archeologia - sa bene che quanto accaduto riporta la città antica al centro di un nuovo ciclone, dopo quello che per circa un mese, tra crolli cagionati dalle piogge torrenziali (secondo gli esperti della Soprintendenza) e l'assenza di un progetto globale di salvaguardia del sito, si è abbattuto su Pompei, ponendola sotto la lente dell'attenzione mondiale, preoccupata di perdere uno straordinario documento dell'antichità. «Sul caso giudiziario non faccio commenti anche perché - dice la soprintendente - si tratta di un procedimento già avviato da qualche tempo e l'azione delle fiamme gialle è un atto consequenziale». Il suo insediamento avviene in un momento difficile. «È vero, e ne sono consapevole. Ma sono altrettanto sicura che ne verrò a capo». Ieri l'altro il passaggio delle consegne con l'archeologa Jeannette Papadopulos. Poi il primo sopralluogo, con il direttore Varone e gli architetti responsabili dell'ufficio tecnico di Pompei, nell'area della Schola armaturarum e nelle altre zone dove si sono verificati i crolli delle ultime settimane. Quali sono state le sue prime impressioni? «Ci sono delle criticità evidenziate dagli avvenimenti degli ultimi tempi ed è evidente che per risolverle è necessario procedere a uno screening dello stato di conservazione dei resti della città antica». Quali sono gli interventi che bisognerà mettere in atto? «Quando ne sapremo di più sullo stato dell'arte produrremo dei piani. Ovvero utilizzeremo i dati ricavati dal controllo come base conoscitiva e operativa finalizzata alla formulazione di un programma complessivo di interventi. Ovviamente, per l'attuazione di un progetto è necessario che siano rese disponibili risorse economiche di non secondaria importanza». Soltanto soldi? «No. Di certo occorreranno anche risorse umane, soprattutto tecniche». Ma il «piano straordinario» per Pompei, annunciato qualche settimana fa dal ministro Bondi, e inserito nel decreto Milleproroghe (prevedeva l'arrivo di settantacinque tecnici altamente specializzati tra cui archeologi, architetti e maestranze) è slittato, visto che è stato stralciato dal documento portato alla firma del Capo dello Stato. Che succederà, ora? «Per parte mia, confido che si trovino presto altre soluzioni che ci diano modo di procedere il più rapidamente possibile nella direzione indicata». Quali saranno le priorità che andrà ad affrontare? «Guardi, la Soprintendenza Speciale peri Beni Archeologici di Napoli e Pompei, nata soltanto nel 2008, ha già alle spalle una storia piuttosto complessa. Il mio sforzo maggiore in queste prime fasi - e dopo i noti eventi - sarà quello di tentare di ristabilire un clima di serenità che consenta di affrontare i numerosi problemi che sono oggi sul tavolo».