CAMPANIA - Maddaloni. Chiesto il patrocinio dell'Unesco per il centro storico più grande del Casertano. In particolare, la Commissione nazionale italiana dovrà garantire un'ufficiale attività di «sostegno e appoggio a tutte le iniziative di salvaguardia, rivitalizzazione e riqualificazione dell'area pedemontana di Maddaloni». Un patrocinio sugli 88 ettari delle pendici basse del Monte San Michele, sul castello e il suo parco, poi la cinta muraria, nonché le adiacenti stradine medievali, più quattro chiese paleocristiane, edifici di culto e opere d'arte del tardo medioevo e del rinascimento. A tutto ciò dovrà essere riconosciuto il titolo di «sito unitario avente interesse scientifico, educativo o culturale, meritevole di salvaguardia urbanistica e ambientale». Rotti tutti gli indugi, dopo decenni di polemiche e attesa. È l'effetto del gettonato fascino notturno delle stradine medievali o forse della montante indignazione per i troppi crolli: quello del Mulino Ducale dei Carafa (XVI secolo) è l'ultimo in ordine di tempo. «È stato solo il sorprendente boom di visitatori precisa l'architetto Antonio Mereu, presidente del gruppo storico Borgo della Pescara - registrato a tutte le manifestazioni culturali (duemila persone ogni sera) che ci ha spinto ad avviare avviare le procedure per continuare in questo nostro percorso dedicato alla conoscenza dei quartieri medievali e dell'immenso patrimonio culturale di Maddaloni». Da qui la richiesta di «sostegno dell'Unesco a tutti i progetti scientifici finalizzati a riscoprire un giacimento storico-ambientale dimenticato». «L'unico riconoscimento precisa Mereu - vero a cui ambiamo è che il cuore antico di Maddaloni e l'area collinare rientrino nell'elenco dei siti destinati al recupero dell'orizzonte visivo della Reggia di Caserta, come è stato immortalato da Hackert». Insomma, la Reggia è il fondamento di tutti i progetti di recupero ambientale. Castello, torri, parco e quartieri medioevali rientrino, con il patrocinio dell'Unesco, nell'elenco delle «delizie borboniche» da rivitalizzare. Non è il solito sogno romantico dei cultori di storia patria. «È in atto testimonia Guido Napolitano tra i fondatori storici del Gruppo archeologico Calatino - una inaspettato fiorire di iniziative scientifiche. Grazie all'impegno della facoltà di Architettura della Sun si sta riscrivendo la storia di questo territorio». La professoressa Daniela Iacazzi, relatrice di ben cinque tesi di laurea, ha avviato una profonda rivisitazione delle conoscenze «sull'espansione dell'area urbana, di alcuni prestigiosi edificio di culto e sulla presenza dei Templari» sul territorio, mentre Giuseppe Fiengo, ordinario di Restauro e costruzione dell'architettura e dell'ambiente, coordina un'innovativa ricerca scientifica sulla «ricostruzione ed evoluzione della cinta muraria longobarda, normanna, sveva e angioina». «Sapremo a breve commenta Napolitano - se Maddaloni si è evoluta come città aperta o se è cresciuta sempre e solo all'ombra del castello». Il patrocinio dell'Unesco, in questo campo, darà un impulso decisivo. Come, per merito della sovrintendenza archeologica, è prossimo all'apertura il «terzo polo museale archeologico della provincia di Caserta». Completato il Museo archeologico Calatia voluto da Stefano De Caro. È giunto a termine la pregevole ristrutturazione dei piani alti del casino di caccia dei Carafa: complesso dove re Ferdinando II di Borbone coltivava la sua passione venatoria e dove soprattutto Carlo III, nel 1734, conferì a Maddaloni il titolo di città. Il recupero funzionale del primo piano, del sottotetto e del tetto, nonché l'apertura di un parcheggio attrezzato consentiranno (entro il 2011) dei reperti archeologici, provenienti dalle necropoli dell'antica Calatia (oltre 1000 tombe scavate) e dal tratto dell'Appia antica (che oggi attraversa i territori di Maddaloni e S. Nicola la Strada), oggi custoditi al Museo archeologico di Napoli.