la lettera Cinquantanove piani attuativi depositati, per un totale di quasi 900mila metri cubi ancora da edificare. Il grido di allarme può essere letto in modi diversi. Velleitario, ingenuo, disperato. Forse solo tardivo. Il piano regolatore da cui traggono origine é infatti quello della variante generale della giunta Botta. Da allora sono passati più di dieci anni. La coalizione che guida questa città é la medesima a livello locale, provinciale e regionale. La legge che impone i Pgt é del 2005. In questi anni nessuno ha preso a cuore il problema. Varrebbe forse la pena chiedersi chi ha beneficiato di questa situazione. Un quotidiano nazionale, il 20 settembre 1996, titolava: ?Aree dismesse, università e case popolari: il nuovo business di Como?. Ok (in parte) per l'Università: e il resto? Nel frattempo siamo riusciti a espellere l'Ospedale, la prima "azienda" di questa città. Per sostituirlo con cosa? La parola magica è valorizzazione, nel cui nome qualcuno, immemore degli appetiti degli anni ?60, vorrebbe eliminare anche la stazione delle Nord a lago. Non c'é da stupirsi se i dati ci dicono che siamo il fanalino di coda delle province lombarde nella produzione di ricchezza. Senza un nuovo scenario di pianificazione, quale forza attrattiva esercitiamo rispetto, non dico a Milano, ma a Varese e Lecco? Nell'attesa si susseguono proclami infarciti di parole come sussidiarietà, sostenibilità, partecipazione, collaborazione, flessibilità ed efficienza, espressioni oggi riferite all'urbanistica ma domani riutilizzabili senza imbarazzo altrove. Il problema é che l'urbanistica non é un mantra la cui indefessa ripetizione può schiudere le porte alla comprensione dei misteri del cosmo. L'urbanistica é più simile all'Aleph di Borges, al luogo ?dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli?. L'urbanistica ha anzi tutto bisogno di ascolto, per essere credibile. E non c'è ascolto senza predisposizione all'altro, senza cultura, preparazione e passione. Quello che ha ottenuto sino ad oggi é ostentata indifferenza e malcelata irritazione nei confronti di chi usciva dal coro. È troppo chiedere che tutto questo finisca? Gli operatori del diritto chiedono regole, non eccezioni. La sicurezza che chiedono i cittadini non é quella delle telecamere, ma quella dell'impronta pubblica sul territorio, anche con riferimento alle regole del costruire. La cifra dell'agire di questa amministrazione, spiace dirlo, é spesso l'opposto. Lorenzo Spallino avvocato, docente di diritto urbanistico presso l'Università dell'Insubria