PALERMO. La vicenda delle Eolie è un caso politico. Lo è nella misura in cui governo, maggioranza, opposizione, in una parola l'Ars, sono impegnati a rimediare i danni provocati da una interpretazione troppo estensiva del regolamento interno. Quindi, un caso politico per i riflessi che l'errore dell'Ars sta avendo a livello nazionale ed internazionale, creando forti preoccupazioni. Posto che le Eolie non sono solo patrimonio della Sicilia. Al di là delle prese di posizione di maggioranza e di opposizione, ogni suggerimento potrebbe sembrare una sorta di fuga in avanti, in attesa della decisione del Commissario dello Stato. Solo dopo si potrà parlare di nuove iniziative per riparare, anzi annullare il danno provocato. Tenendo presente in ogni caso, che in materia ha poteri inequivocabilmente la Regione. Quindi, eventuali richieste o promesse di interventi ministeriali lasciano il tempo che trovano. Il danno può essere riparato solo qui, nell'ambito della Regione. E grazie al cielo, il suo governo è fortemente impegnato e motivato in questo senso, anche per salvare la sua faccia. Per il resto si sta esagerando: non è un caso politico che investe la tenuta del governo perché la sua posizione è stata chiara col voto unanime in giunta per la soppressione dell'articolo incriminato. Seppure abbia mille ragioni per risentirsi, perché quel voto ha annullato anni di apprezzato lavoro svolto ai Bn.Cc. sembra esagerata la reazione dell'assessore Granata: «O si ferma la norma sulla deroga al piano paesistico delle Eolie ovvero An esce del governo Cuffaro». Lo stesso Granata sostiene di avere trovato «il pieno accordo del capogruppo Formica». Il coordinatore regionale di An, Nania, sebbene sia convinto che qualcosa si dovrà fare per salvare le Eolie dallo scempio cui sarebbero condannate dal voto dell'Ars, butta acqua sul fuoco ed a proposito della dichiarazione di Granata giustamente frutto di delusione, precisa: «Queste scelte nessuno può deciderle da solo. Eventualmente sarebbe una scelta politica da discutere in sede di coordinamento regionale. Condivido l'amarezza di Granata. Lo stesso vice presidente della Regione Cascio dichiara che si è trattato un errore tecnico e che il governo sta per adottare gli opportuni provvedimenti. Domani (oggi per chi legge, ndr) vedrò il capogruppo Formica e poi sentirò l'assessore Granata: anch'io sono contrario ad iniziative che possano fare uscire le Eolie dalla Lista dell'Unesco e che comunque ne mettano in pericolo l'integrità ambientale. Non possiamo accettare alcuna linea che non tenga conto dei pareri espressi». Granata, ovviamente difende «anni di tutela rigorosa del territorio, di iniziative legislative d'avanguardia come l'approvazione del piano paesistico delle Eolie e del piano regionale dei parchi archeologici, la più grande operazione di restauro e recupero del nostro patrimonio culturale, la faticosa ricostruzione dell'immagine della Sicilia riconducendola all'altezza della sua identità culturale». Ed in questo quadro chiama in causa pure la Villa Romana del Casale, anch'essa al centro di polemiche: «Non si può chiamare un personaggio del livello di Vittorio Sgarbi a coordinare, attraverso decisioni chiare e coerenti, per un progetto di rinascita della Villa e poi tornare ai concorsi di progettazione». E andiamo ora alle opposizioni. Villari (Ds): «Dare il via libera alla costruzione di otto alberghi nei siti vincolati delle Eolie è sicuramente uno dei più grandi errori che questo governo regionale di centrodestra ha compiuto». Con gli slogan propagandistici non si salvano le Eolie. Infatti, Villari dovrebbe sapere che il governo ha a votato all'unanimità la soppressione dell'articolo della cementificazione. E che il voto dell'Aula lo ha semplicemente subito. Orlando: «Le lacrime di coccodrillo che oggi in tanti, a cominciare dal presidente Cuffaro, si affrettano a versare dopo il vergognoso voto dell'Ars sulle Eolie, hanno un sapore disgustoso». Ma quella sera l'on. Orlando dov'era? Ha difeso in Aula le Eolie? È il caso, un volta per tutte, stando a quanto ha potuto osservare il cronista, che una frangia di deputati, peraltro ridotta, non avrebbe potuto mai approvare quella norma mostruosa senza il concorso dell'opposizione o di una parte di essa. I numeri, fino a prova contraria, non sono opinabili. Ed allora i casi sono due: o l'Aula era piena ed i favorevoli alla cementificazione delle Eolie hanno vinto col sostegno inconsapevole delle opposizioni ; o se erano massicciamente presenti solo i sostenitori dello scempio, le opposizioni, per salvare le Eolie, come più volte avevano fatto nel corso della seduta, avrebbero dovuto chiedere la verifica del numero legale. Oppure è vero che la procedura regolamentare del voto, anche se non errata, ha tratto in inganno tutti, tranne i fautori dello scempio che sapevano più degli altri quello che volevano. La distrazione, seppur in un clima di stanchezza tipica delle sedute fiume, in sede di attività legislativa è pur sempre colpevolezza.