A Catania la novità degli ultimi venti anni è il passaggio dalla scrupolosa e attenta registrazione dei dati - che ha caratterizzato la fase precedente, dal dopoguerra agli anni Novanta - alla valorizzazione del patrimonio archeologico. E questo significa lasciare visibili e visitabili i resti del passato, pur senza ostacolare il normale svolgimento della vita cittadina, e rendere comprensibile a tutti, attraverso la divulgazione, il significato e l'importanza dei monumenti e dei beni archeologici. A questo mirano i rapporti con le scuole - volti a formare i giovani alla conoscenza della propria storia e dunque al rispetto e alla tutela delle tracce della memoria - e il coinvolgimento degli studenti universitari nelle operazioni di scavo e di ricerca. Un'attività che, con le parole di Maria Grazia Branciforti, direttore del neocostituito «Parco archeologico greco romano di Catania», ha portato all'acquisizione «dell'orgogliosa consapevolezza dell'identità archeologica di Catania», prima misconosciuta a vantaggio di Siracusa e di Taormina. Una nuova consapevolezza che è frutto anche degli studi che hanno consentito di inquadrare i singoli monumenti e le tracce del passato all'interno dell'antico tessuto urbano di Catania. Le pubblicazioni scientifiche relative ai grandi monumenti di città, finora inedite, poi, hanno sollecitato apprezzamento in campo nazionale e non solo. Come dire che, dopo l'epoca della liberazione, dello scavo, del restauro, del consolidamento e dello studio dei beni archeologici, è giunto il tempo di puntare su una migliore fruizione. A questo, infatti, sono volti i nuovi progetti presentati dalla direzione del «Parco archeologico di Catania» nell'ambito dell'utilizzo dell'ultima trance dei finanziamenti comunitari. Progetti che, in particolare per quanto riguarda il teatro romano e le terme della Rotonda, prevedono la realizzazione di percorsi di visita, di gradinate e scale, di impianti d'illuminazione, di percorsi per disabili. Per tutto il parco archeologico, poi, è prevista un'adeguata segnaletica dei monumenti che oggi manca del tutto. Basti pensare che mentre la pescheria è segnalata, il teatro romano non lo è, sebbene sia visitato da sempre più numerosi gruppi di turisti. Inoltre è previsto che nei vari siti archeologici siano ubicati dei «totem» che, grazie agli strumenti multimediali, diano informazioni sul monumento visitato, ne ricostruiscano le strutture e gli usi e ne indichino l'ubicazione nell'ambito del tessuto urbano del tempo. Un obiettivo che ha alle spalle un lungo processo di conoscenza e di recupero del patrimonio monumentale e archeologico intrapreso, come in tutta Italia, subito dopo la Seconda Guerra mondiale, un periodo caratterizzato da un forte bisogno di recupero della propria storia e di ricostruzione del Paese distrutto e umiliato dal fascismo e dalla guerra, un Paese il cui prezioso patrimonio artistico aveva subito l'oltraggio delle devastazioni e dei bombardamenti. Anche a Catania. Qui la ricostruzione, nel campo archeologico, parte dal recupero del teatro romano e delle terme della Rotonda. Il teatro romano - la cui esistenza era nota dai primi scavi effettuati dal principe Ignazio Biscari nel 1770, quando furono ritrovati i bellissimi marmi oggi esposti a castello Ursino - era difficilmente leggibile dal momento che, nel corso dei secoli, la cavea e gli ambulacri erano stati utilizzati come fondamenta di abitazioni private. Case che, per tutto l'Ottocento, venivano ricostruite sullo stesso posto, dal momento che la legge non prevedeva forme di esproprio e di tutela dei beni archeologici e questo sebbene già nel Regno delle due Sicilie, e poi con l'Unità d'Italia, ne era stata riconosciuta l'importanza come monumento nazionale. Tra il 1949 e il 1951 comincia la liberazione del monumento con la demolizione delle costruzioni. E subito dopo si avvia lo scavo, il recupero e lo studio della Rotonda per la quale, già da metà del Cinquecento, era stata avanzata l'ipotesi che si trattasse di una terma di età romana riutilizzata come chiesa in epoca bizantina. In quel periodo e fino agli anni Settanta furono molti in città i ritrovamenti archeologici. Scoperte avvenute sempre per caso, durante l'esecuzione di lavori pubblici per la realizzazione della rete fognaria, elettrica ed idrica. Di eccezionale importanza il ritrovamento, durante i lavori per l'allaccio fognario, della «stipe votiva» di piazza San Francesco D'Assisi. Si tratta di migliaia di ceramiche e statuette votive che testimoniano dell'importanza del santuario greco, dedicato a Demetra, cui la stipe era associata. Ancora tracce di una strada e di una necropoli di età tardo romana vennero ritrovati nel quartiere Antico Corso; una tricora appartenente ad un edificio di culto romano in via Santa Barbara; un tratto di necropoli fu rinvenuto in via Etnea nell'edificazione del palazzo della Rinanscente; un grande complesso cimiteriale con annessi due edifici di culto, e un enorme mosaico strappato e rimontato a castello Ursino (ora custodito in deposito), fu ritrovato durante i lavori di realizzazione della moderna zona residenziale tra via Dottor Consoli e via Androne. In tutte le strade del centro storico vennero rintracciati lacerti di pavimenti e di muri. Ritrovamenti importanti per la conoscenza del tessuto della città greca e di quella romana. A partire dal 1987, con l'istituzione della sovrintendenza di Catania a seguito della riforma del settore (prima la città faceva riferimento a quella di Siracusa), riprendono i lavori al teatro romano e alla Rotonda e vengono fatti ulteriori ritrovamenti. Furono trovate tracce di un edificio di epoca romana sotto palazzo Tezzano e una terma romana sotto piazza Sant'Antonio. Da allora fino ai nostri giorni tre sono stati i cantieri di particolare importanza: quello dei Benedettini, di via dei Crociferi e quello relativo al restauro e al consolidamento delle terme Achelliane sotto piazza Duomo. Lo scavo archeologico nella vasta area dei Benedettini, nella collina di Montevergine, ha portato in luce strade lastricate che circondano isolati con case di abitazione di un certo pregio, e tra queste la domus di età imperiale che si può vedere nell'ala nord del chiostro. Strade e resti di abitazioni private e mosaici anche sotto via dei Crociferi con cui le strade di Montevergine sono in relazione. Questi ritrovamenti hanno consentito di delineare l'impianto urbano di epoca romana il cui studio ha consentito di individuare le funzioni attribuite alle varie parti di città, quelle destinate alla residenza privata e quelle destinate alle funzioni pubbliche quali le terme, i santuari, i luoghi per gli spettacoli e per il senato. Questo ha permesso di capire come si collocavano nella rete urbana gli edifici e i monumenti che emergono ancora oggi nella città moderna senza apparenti connessioni e legami, come se galleggiassero sospesi sulla modernità. Acquisizioni che ci hanno dato una nuova, importante, conoscenza della città e della sua storia. 30122010