L'ipotesi recente. La ricerca condotta da Maria Grazia Branciforti: una grande struttura alle spalle e a servizio del teatro le «terme della rotonda» Pinella Leocata Le «Terme della Rotonda» sono state riaperte al pubblico nell'aprile 2009, dopo un lungo e affascinante lavoro di scavo condotto con fondi del Por Sicilia 2000-2006. Uno studio che ha riservato molte sorprese. Fino ad allora gli studiosi avevano fatta propria l'ipotesi, avanzata per la prima volta da Bolano, nel Cinquecento, secondo cui la chiesa della Rotonda è il calidarium di una terma romana riutilizzata. Un'interpretazione ripresa dal principe Ignazio Biscari che la studiò dopo il devastante terremoto del 1693 cui l'edificio aveva resistito. Neppure il prof. Guido Libertini si scostò da questa interpretazione dopo aver condotto una campagna di scavo archeologico tra il 1947 e i primi anni del Cinquanta. Il 16 aprile del 1943 una bomba era caduta vicino al monumento distruggendo la chiesa di Santa Maria della Cava che sorgeva di fronte. Allora il grande archeologo libera parte dell'area antistante la Rotonda di cui spiccona anche le pareti per riportare alla luce gli affreschi precedenti, in parte conservati sotto quelli barocchi. Un intervento oggi inconcepibile. L'indagine lo porta a confermare l'identificazione della sala circolare con il calidarium di una terma romana e a datare la chiesa nel VI secolo, cioè in età bizantina. Afferma, inoltre, che l'edificio era dedicato alla Madonna dell'Assunta. Gli scavi e gli studi condotti negli anni scorsi da Maria Grazia Branciforti, direttore della sezione archeologica della sovrintendenza di Catania, insieme alla prof. Claudia Guastella, docente di Arte medievale, arrivano ad una conclusione diversa, rivoluzionaria rispetto al passato. Si verifica che l'edificio termale fu costruito in età romano imperiale, tra il I e il II secolo, e che si estendeva per un'area di gran lunga più vasta di quella fino ad allora conosciuta. Si trattava, dunque, di una grande struttura termale pubblica che sorgeva alle spalle, e a servizio, del teatro al quale era connessa. Lo studio delle stratigrafie, inoltre, rivela che le terme furono distrutte tra la fine del VI e la prima metà del VII secolo, nel periodo delle invasioni barbariche, e che l'area, dall'XI secolo fino al XVI, fu adibita a sepolture. Da questo si deduce che Santa Maria della Rotonda a quell'epoca dovesse essere già una chiesa sacramentale trovandosi in area consacrata. Questo dicono anche le due figure di vescovi di età medievale, identificati in San Nicola e San Leone, databili anch'essi tra il XII e il XIII secolo, dunque in età normanna e sveva. L'ipotesi avanzata dalla Branciforti è che la sala circolare non è il calidarium di una terma romana, ma fu edificata sopra una terma romana, a metà del VII secolo, come edificio di culto cristiano. Dunque nacque come chiesa. Riprova di questo convincimento è la sua pianta asimmetrica, circostanza inconsueta negli edifici di epoca romana, e il fatto che mal si inserisce nello sviluppo planimetrico delle preesistenti terme. E del resto anche la datazione e l'iconografia degli affreschi va in questa direzione. E va ricordato che l'edificio circolare dotato di cupola ripropone, in ambito europeo cristiano, le caratteristiche del sepolcro della Vergine a Gerusalemme di cui il più noto esempio è il Pantheon di Roma, non a caso consacrato a Santa Maria ad Martires o Rotunda. Questo significa che la Rotonda è una delle più grandi e importanti cube di epoca bizantina nel nostro territorio. Rimane da capire perché la toponomastica racconta ancora un'altra storia. La Rotonda, infatti, si apre, a pochi passi da via Teatro Greco, su via della Mecca, chiaro riferimento al mondo musulmano, quasi che l'edificio a forma circolare e con cupola evocasse una moschea e la presenza degli arabi nel territorio catanese, presenza di cui, però, almeno finora, non sono state ritrovate tracce storiche. 30122010