Lennesimo scontro tra le due istituzioni gemelle ha congelato il Piano territorio nelle aree di confine Il poker tra sindaco e presidente per il grande business del mattone Saranno i Piani di cintura a chiarire quanto il cemento si espanderà Per la politica si annuncia una nuova stagione di tensione Letizia Moratti credeva di aver trovato laccordo rinunciando al quartiere per lippodromo Ma lintesa è stata rimessa in discussione La vera partita si gioca sul valore da attribuire ai privati fissando gli indici edificatori E non sarà Palazzo Marino a definirli Era stata loffensiva di Salvatore Ligresti contro il sindaco a scatenare il primo duello tra i due enti governati dal centrodestra Il primo round lha vinto Guido Podestà nella sua duplice veste di presidente della Provincia e del Parco. Sarà lui a distribuire le carte e gli altri giocatori, compreso il Comune, dovranno aspettare i Piani di cintura per capire che cosa si troveranno in mano. Il Pgt, per ora, è soltanto una "proposta". E, anche se diventerà legge per la città, sarà congelato su quei 40 milioni di metri quadrati. Ma dietro il duplice via libera al Piano di governo del territorio, si è consumato un braccio di ferro tra Comune e Provincia. Con Palazzo Isimbardi che ha provato, attraverso il parere del Parco, a far saltare il banco. Una prima versione, dagli accenti duri, cancellava di fatto le scelte del Pgt sulle aree verdi: sarebbe stato un colpo fatale allintero strumento urbanistico perché è proprio il progetto di liberare le aree agricole, spostando altrove le volumetrie da costruire, uno dei capisaldi del documento. Per ora, Carlo Masseroli ha passato la mano. Il suo imperativo è un altro: far approvare la sua "creatura" dal Consiglio comunale. Una mediazione, almeno nei toni, è stata trovata. Ma lo scontro è pronto a riesplodere quando si entrerà nel merito delle scelte. È corso tutto volutamente sottotraccia. Compreso lincontro in extremis tra Masseroli e Podestà, nel giorno della riunione del direttivo del Parco. Niente a che vedere con i toni da duello aperto scatenati dal caso Ligresti e dalla richiesta di commissariamento ad acta del Comune che, un anno fa, il costruttore presentò in Provincia. Ufficialmente, al centro della guerra urbanistica cerano tre progetti edilizi fermi da anni. Ma il vero obiettivo dellingegnere siciliano sarebbe stato un altro e ben più importante: il Pgt e quello strumento della perequazione che cancella la possibilità di costruire sui suoi terreni allinterno del Parco Sud. Lì, «in fondo a via Ripamonti», anche la scorsa estate Ligresti confessava di sognare «nuovi quartieri completi che devono avere le scuole per i bambini». È questo che dice (o direbbe) il Piano comunale di quellarea: i proprietari non potranno costruire e i loro diritti volumetrici verranno spostati altrove. Un bacino immenso da cui il Pgt trae 6 milioni di metri quadrati di ipotetici edifici da far calare sulla città. Anche questo meccanismo, però, viene messo in discussione. Quanto sarà lindice che verrà generato, in pratica, potrà variare. E a decidere come e dove sarà la Provincia. Questa la lettura di Palazzo Isimbardi, che canta vittoria. Nonostante le scelte dovranno trovare daccordo anche Comune e Regione: un altro round, un altro scontro. Non solo. Tra i probabili punti di frizione anche la proprietà delle aree liberate grazie allo scambio di volumetrie: per il Comune dovrà rimanere in capo a Palazzo Marino; la Provincia tenterà di annetterle al Parco. Sembrava trovato mesi fa, laccordo tra Moratti e Podestà sul Pgt. Su tre punti: lippodromo anche la Lega lo pretendeva doveva essere stralciato dalle aree di trasformazione; nel piano sarebbero dovuti entrare progetti di housing sociale su terreni della Provincia e Palazzo Isimbardi avrebbe dovuto decidere sul Parco Sud. Le prime due condizioni si erano già risolte (anche se ieri unosservazione della giunta provinciale chiede di garantire la salvaguardia del trotto e della pista Maura). Rimaneva irrisolta la competenza sui 40 milioni di metri quadrati di verde. E la questione è riesplosa adesso: al momento degli "ok" formali, sul traguardo finale. Ma quale sarà il futuro dellarea? Per capirlo bisognerà attendere i Piani di cintura. Anche se il rischio che si aprano spazi per possibili costruzioni non è escluso. Podestà, adesso, si erge a difensore del polmone verde. Nessun grattacielo, nessun regalo agli immobiliaristi. Ma quelle «soluzioni condivise» che invoca dovrebbero «coniugare ambiente e sviluppo». E, in passato, non ha nascosto la sua filosofia di base: «Il Parco Sud non è un totem. Bisogna che diventi più penetrabile e più fruibile ai cittadini. Deve consentire un respiro fisiologico ai Comuni limitrofi».
MILANO - Palazzo Isimbardi ipoteca il futuro di 40 milioni di metri quadri
Il piano di governo del territorio è stato congelato a causa del duello tra Comune e Provincia. Il sindaco e il presidente della Provincia, Guido Podestà, hanno trovato un accordo su alcuni punti, ma la questione delle aree verdi rimane aperta. Il piano prevede la liberazione di 40 milioni di metri quadrati di verde, ma la Provincia vuole controllare come e dove verranno utilizzati. Il Comune, invece, vuole mantenere il controllo sulle aree verdi. La questione è stata messa in discussione dopo che il costruttore Salvatore Ligresti ha presentato una richiesta di commissariamento ad acta del Comune.
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