Ci siamo, lo scontro finale è alle porte. La giunta comunale di Milano deve decidere: lasciare definitivamente Il Dito di Cattelan sul piedistallo che lo ospita da qualche mese, di fronte al Palazzo della Borsa, oppure cercare un'altra collocazione. Il fronte dell'inamovibilità di L.O.V.E. (il titolo reale dell'opera. universalmente conosciuta come il Dito) è agguerrito, e va dall'assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer, a quello preposto alla Qualità e i Servizi al Cittadino, Stefano Pillitteri, perplesso prima del collocamento dell'opera, ma poi folgorato «dall'afflato metafisico che conferisce alla piazza». Il Grande Medio elevato al cielo per Pillitteri è un po' come il Colonnato del Bernini in Piazza San Pietro. Oddio, il maestro del Seicento, regnante papa Alessandro VII dei Chigi (grande dinastia di banchieri), con la sua opera voleva dar forma all'allegoria di una chiesa che abbraccia i suoi fedeli; Cattelan, regnante Letizia Moratti dei Brichetto (stirpe di broker), quando ha progettato il suo L.O.V.E. aveva ben altra allegoria in mente. E non bisogna fare molta fatica a capire qual era Va detto anche che dare scandalo è spesso una caratteristica intrinseca dell'arte: in fin dei conti anche il Giudizio Universale di Michelangelo a suo tempo agitò abbastanza gli animi, e non solo per le nudità poi coperte da Daniele di Volterra, tanto che Clemente VIII fu tentato di cancellare l' affresco. All'epoca prevalse, per fortuna, lo spirito da mecenate di Papa Aldobrandini. Qui la situazione è però diversa. Lo scandalo, o meglio la provocazione, è in qualche modo il senso profondo della poetica di Cattelan. non si spiegherebbe altrimenti l' impiccagione dei tre bambini-fantocci in Piazza XXIV Maggio. Un'opera controversa e di alto impatto, perla quale lo scultore veneto non ha esitato a portare in tribunale (e far condannare) il portiere di uno stabile adiacente. che dando corpo all'indignazione degli abitanti si azzardò a tirar giù i tre pupazzi dalla grande quercia secolare. Del resto, provocatori sono per definizione tanti altri autori contemporanei, come Martin Kippenberger, autore della Rana crocefissa che tanto ha indignato due estati fa Papa Ratzinger ed è costata il posto alla direttrice del Museion di Bolzano che l'aveva ospitata; o come Paolo. Schmidlin, autore di quella Miss Kitty, rappresentazione di un simil Benedetto XVI in tanga, autoreggenti e parrucca biondo platino, la scultura inserita nella mostra su Arte e Omosessualità che fece nascere i primi screzi tra il sindaco Monatti e l'allora assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, a testimonianza ché lo scandalo con patrocinio comunale non è sempre facile da gestire. Detto questo, l'assessore alle Attività Produttive, Giovanni Terzi, bada al sodo e sottolinea che il Dito «ha avuto un ottimo successo e deve rimanere li. Quando ci si rivolge a un grande artista internazionale come Cattelan credo che si debba poi accettare quello che dice». E Cattelan, d' altra parte, è stato chiaro fin dall'inizio: «La scultura ha senso li, altrove sarebbe fuori posto». Perché è li che l'opera comunica, è li che «dà scandalo». Dice il vecchio proverbio cinese che quando il dito indica la luna lo sciocco guarda il dito; e a Milano sono in tanti a discutere solo del dito e non di che cosa indica E qui siamo al punto, quello vero, il senso di tutta l'operazione, al di là del valore artistico dell'opera stessa. In un altro posto diverso da Piazza Affari il Dito non avrebbe senso, il suo messaggio è tutto nella contrapposizione con Palazzo Mezzanotte, con quella imponente facciata in travertino, tempio del capitalismo, uno degli isnu contro i quali era puntata la mostra «Cattelan contro le ideologie» della quale L.O.V.E voleva essere l'installazione più ardita Ora Cattelan nella sua libertà d'artista ha tutto il diritto di pensare il peggio che ritiene del capitalismo. della finanza in generale e della Borsa valori in particolare, ma una scultura eretta in una piazza cittadina non riflette solo il pensiero di chi l'ha creata, è il messaggio di un intera comunità. Collocare in una piazza il busto di Giacomo Matteotti o di Benito Mussolini non è la stessa cosa, come non lo sarebbe erigere la statua di Alexander Dubcek o quella di Leonid Breznev. Scegliere tra la vittima o il carnefice non è ininfluente. In questo senso è la città di Milano, o meglio la sua amministrazione comunale che sceglie il messaggio. A New York di fronte a Wall Street hanno messo un toro irrequieto, a Milano un dito che invita gli inquilini della Borsa a prenderselo in quel posto: buon gusto a parte, la differenza del messaggio è chiara Ora si deve decidere se l'invito sarà permanente. Un vaffa imperituro, che gran messaggio ci viene dalla Capitale morale! I capitali esteri arriveranno a frotte, possiamo scommetterci.