Più si guarda dentro alle norme dell'ultimo incredibile condono, ammesso stavolta nelle aree protette, e più ci si rende conto dell'enormità votata (con la fiducia) dal centrodestra al Senato. Guardarci dentro ben bene e denunciare i guasti che prepara è fondamentale, visto che la legge-delega ambientale deve passare alla Camera. Se dovesse avere l'ok di Montecitorio, saremmo di fronte al primo condono della storia su beni vincolati, cioè sul paesaggio protetto. Inimmaginabile. Fino a ieri. Si sfarina così, miseramente, quel po' di aureola da "menopeggio" che il ministro dell'Ambiente Matteoli si era messa sulla testa col soccorso di qualche anguillesco ambientalista. Per non parlare del suo collega Giuliano Urbani, il quale, dal Ministero che fu di Spadolini e di altri valentuomini ha sentito il bisogno di giustificare pure quel maxi-emendamento che assestava un paio di picconate poderose al suo fresco Codice in un punto teoricamente intoccabile, quello sulla tutela paesistica nelle zone protette da vincolo (il 47 per cento del Bel Paese). Congratulazioni vivissime. Unico argomento a favore : adesso potremo abbattere più facilmente gli "ecomostri". A parte il fatto che, dai e dai, si abbattevano anche prima (vedi l'Hotel Fuenti a Vietri e le torri del Villaggio Coppola a Baia Dornizia), gli articoli 36 e 37 del maxi-emendamento rappresentano un colpo di spugna su di una quantità di abusi edilizi, passati e prossimi. Quanto mai deleteri perché perpetrati lungo le coste marine, i laghi e i fiumi, nel disegno più squisito delle colline e delle montagna, negli stessi parchi. Non per caso il Trentino è coperto di vincoli paesistici per il 92 per cento della sua superficie e la Liguria lo è per l'82 per cento. Si obietterà: tanti vincoli non sono serviti a salvaguardare il Bel Paese. È vero. Ma senza di essi e senza il lavoro faticosissimo di pochi, sparuti e sottopagati funzionari delle Soprintendenze, il disastro sarebbe stato totale. Ora però, grazie alla controriforma del Ministero, alla continua riduzione dei fondi, alla crisi del personale, ai "buchi" del Codice Urbani, alle iniziative peggiorative di Matteoli, la catastrofe finale si avvicina sempre più. In commissione al Senato, il ministro Urbani, con la solennità che gli compete, aveva affermato mesi fa :"Non depenalizzeremo mai i reati ambientali". A lui si era associato Altero Matteoli, così come il collega di partito, sen. Specchia, relatore alla legge ambientale. "Mai". E invece, se passano pure alla Camera queste norme scandalose, si farà, eccome, e sarà integrale. Sanatoria monetizzata, passato e futura, cioè perpetua. Rispetto al febbraio scorso, quando si era riusciti a cancellare il famigerato emendamento 32 che depenalizzava i reati contro l'ambiente e il paesaggio, dev'essere successo qualcosa di grosso, di grave. Secondo il senatore verde Sauro Turioni, nella berlusconiana Villa La Certosa si è, per esempio, intervenuti in modo megalomane "alterando il paesaggio, mutandone le forme, sostituendo addirittura la vegetazione originaria con improbabili cactus provenienti dai deserti di mezzo mondo". C'è di mezzo anche la speculazione di Torre Ciana "che ha manomesso una delle zone più protette e più belle dell'Argentario" per la quale è in corso un processo alla società REI (che farebbe capo, una scatola cinese dentro l'altra, ad un personaggio importante di FI). Processo, guarda caso, sospeso non appena si è avuto sentore del colpo di spugna in arrivo. Per non parlare di singoli casi di abusivismo di cui sono stati protagonisti parlamentari e ministri del Polo. Ma c'è di peggio. C'è la precisa volontà di compiacere decine di migliaia di abusivi che, soprattutto nel Sud (si pensi al disastro di Sicilia e Calabria), aspettano da tempo questo regalo da Roma. E così il Paese dove fioriscono i limoni è conciato per le feste. Cosa accadrà infatti, secondo analisi condotte dallo stesso "Sole-24 Ore" (che anti-Berlusconi certo non è)? Accadrà che ci sarà una doppia sanatoria, una "a tempo" e l'altra "a regime" : 1) per gli abusi perpetrati sino al 30 settembre 2004 non sono previsti i limiti fissati dalla stessa legge sul condono (che ora le Regioni stanno rivedendo secondo sentenza della Consulta) e quindi saranno applicati due condoni, uno edilizio e l'altro ambienta-le. Ci vuole però un parere di "compatibilita paesaggistica". Ma esso verrà dato dal Comune anche in difformità del parere delle Soprintendenze in questo soltanto consultivo ; 2) per gli abusi commessi dal l'ottobre 2004 ci sono due restrizioni nel senso che non devono aver prodotto nuovi volumi (pur ammettendo la manutenzione straordinaria), mentre stavolta il parere delle Soprintendenze diventa vincolante per i Comuni. E però il condono si muta così in eterno e viene ammesso pure su opere in corso. Seconda picconata robustissima al Codice Urbani il quale vietava espressamente sanatorie successive alla realizzazione dei manufatti, cioè "a regime". Una delle poche "vittorie" del Codice Urbani, prontamente mutilata dallo stesso governo. Mentre nelle Soprintendenze regionali si teme l'onda di piena delle pratiche: e se non ce la facessero a dare il richiesto parere in tempo, scatterebbe la clausola del silenzio assenso? Per la vastissima e ricca Lombardia gli architetti dell'organismo di tutela risultano appena 19. Ne servirebbero almeno 5-6 in più. Un sogno. Nei Comuni - i quali dal condono 1994 (dati CRESME) hanno incassato 5,1 miliardi di euro spendendone 8,7 per portare i servizi - i timori di venire travolti sono ugualmente forti e fondati. Il ministro Altero Matteoli ha sostenuto e sostiene che il colpo di spugna non potrà venire invocato per gli abusi commessi nelle aree dei Parchi. Ma perché mai non ha accettato di andare in aula al Senato a fornire questa interpretazione autentica dell'osceno maxi-emendamento? Lui è fatto così. Una volta dice che tutelerà l'ambiente e poi ne propone lui la manomissione. Un giorno loda merito e competenza e poi nomina presidenti di Parchi Nazionali personaggi di partito che non possono vantare alcuna caratura tecnico-scientifica: un agente immobiliare, consigliere di AN a Verbania, alla testa del Parco Nazionale della Valgrande, una sorta di Nepal italiano, un avvocato, sempre di AN, alla guida di quello del Vesuvio, un costruttore al Parco del Cilento (ma qui il TAF gli ha dato torto), un maestro di sci in luogo di un ambientalista di lungo corso come Ar-turo Osio al Parco Nazionale dello Stelvio e avanti (o meglio, indietro) di questo passo. Indietro fino a precipitare in fondo al baratro. Lo stesso ministro si è lamentato che il presidente della Camera Casini abbia stralciato dalla Finanziaria una serie di provvedimenti del suo Ministero. Per fortuna, diciamo noi. Essi, fra l'altro, proponevano : 1 ) l'assegnazione d'autorità ad una non meglio identificata SpA di interventi a difesa del suolo e per la sicurezza idraulica ; 2) l'attribuzione di 4,5 milioni di euro al progetto "Scegli-ltalia" (progetto "non precisato", nota il Wwf); 3) svariati milioni di euro per la bonifica dell'ex Siderurgica Falde a Sesto e 5 milioni di contributo per 15 anni alle Acciaierie Riva per bonifiche e riconversioni a Genova Cornigliano. Tutto ciò in spregio a norme in vigore le quali prescrivono il coinvolgimento di altri Ministeri e organismi, come il Magistrato delle Acque di Venezia, delle Regioni, ecc. ecc. Ci fermiamo qui, ma ci sarebbe dell'altro da aggiungere. Meno male che il Matteoli da Cecina era il "meno peggio". "Coi condoni", sentenziarono mesi fa alcuni eminenti giuristi in un seminario alla Biblioteca della Camera, "il diritto urbanistico muore". Con questo raddoppio, con questa perpetuazione dei colpi di spugna, muore anche il Bel Paese, anzitutto nella coscienza dei cittadini. Perché dovrebbero esserci degli onesti fra loro se scorretti, disonesti, speculatori, evasori di ogni legge (urbanistica, ambientale, tributaria, previdenziale, ecc.) vengono puntualmente premiati da questo governo, condono dopo condono?