Centrodestra siciliano contro centrodestra siciliano. Uno si batte per il rispetto degli accordi con l'Unesco: vive (e conta motto politicamente) tra Roma e Milano. L'altro è nell'Isola a difendere le ragioni degli alberghi. Il presidente del Comitato italiano dett'Unesco è infatti il professar Giovanni Puglisi, nato a Caltanissetta, rettore della Libera università di lingue e comunicazione lulm di Milano nonché assessore alla cultura (in quota Forza Italia) al comune di Palermo. E' allarmato quanto un Ermete Realacci: «Cosa pensa oggi un uomo del centrodestra come me? Questa faccenda mi addolora. Come siciliano, italiano, europeo. Se le Isole Eolie fossero depennate dall'elenco del Patrimonio Unesco dell'umanità, sarebbe una batosta non solo per la Sicilia ma per l'immagine di tutta l'Italia». Puglisi ha insegnato filosofia, letteratura, scienza detta comunicazione, tra i suoi cento incarichi c'è anche la vicepresidenza detta commissione nazionale perla promozione detta cultura italiana all'estero, ha quindi una visione non localistica: «Le Eolie avevano già una spada di Damocle, sul loro dossier all'Unesco. L'impegno italiano era chiaro: chiudere la cava di pomice di Lipari. Ma è ancora lì. Se ora si aggiunge una possibile modifica strutturale del sito, così come è stato registrato e inserito nella lista, non è escluso che il prossimo Comitato del giugno 2005 possa decidere di squalificare il sito. Cosa mai accaduta: se avvenisse a noi per primi sarebbe un primato terribile. Motti colleghi europei non aspettano altro...». Cosa significa apparire nella lista del Patrimonio mondiale Unesco? «Rendere visibile quel sito nel mondo. L'ingresso netta lista comporta un incremento medio del 20-30 del flusso turistico». Se le Eolie fossero bocciate, l'Italia perderebbe anche un primato: non sarebbe più il Paese col maggior numero (39 a tutt'oggi) di siti Unesco. Puglisi lo sa, forse teme di diventare il presidente del «sorpasso» da parte della Spagna, che ora sta a quota 38. Siciliano, ma dì Modica, è pure Nicola Bona, sottosegretario (An) al ministero per i Beni e le attività culturali, tra le sue deleghe c'è proprio la vigilanza sui siti Unesco italiani. Anche lui se la prende con l'assemblea della sua regione: «Non hanno fatto un buon servizio né alla Sicilia, né atto sviluppo e al turismo delle Eolie. Cosa può fare il governo nazionale? Purtroppo devo ammettere che siamo inermi di fronte all'autonomia siciliana... io stesso sono stato deputato siciliano per otto anni e devo riconoscere che motti meccanismi decisionali sono discutibili, infatti è alta la percentuale di ricorsi al Commissario detto Stato». Anche Bono è preoccupato per le reazioni dell'Unesco: «La legge regionale siciliana numero 6 del 2001 ha procrastinato l'attività delle cave, inclusa malauguratamente quelle delle Eolie. Già rischiavamo un'ipotesi di infrazione. Questo intervento legislativo tra capo e cotto mi sembra troppo: dicano pure che stanno lavorando in ogni modo per far depennare le Eolie dall'Unesco». Ma il guaio è stato combinato da chi milita netta vostra maggioranza... «Cosa dire? Io sicuramente non demordo. Ho la responsabilità dell'Unesco e non mi fermerò. Non condivido nulla, dico nulla, di quanto sta accadendo. Non direi cose tanto pesanti nemmeno se si trattasse di avversari politici. E invece...».