In una delibera della giunta di Palazzo Santa Lucia le risorse destinate al museo ridotte di circa 500 mila euro LA Regione taglia i fondi al Madre. Un colpo di falce di 500 mila euro. E la Fondazione DonnaRegina risponde con un ricorso al Tar, «perché i soldi che la Regione lima, sono già stati spesi». È guerra. Ai ferri corti. La notizia dei tagli arriva con la pubblicazione online del Burc (il numero 83 del 27 dicembre) che, segue alla delibera (la numero 914) approvata dalla giunta regionale il 17 dicembre scorso, allinterno cioè della manovra di "variazione al bilancio gestionale 2010". Cosa ha deciso la Regione? Ha deliberato un taglio complessivo sui capitoli di spesa destinati alla Fondazione DonnaRegina di 512.500 euro. «A tre giorni dalla fine dellanno, il cda DonnaRegina non ha ricevuto informazione ufficiale della decisione presa dalla giunta - spiega il direttore del museo Eduardo Cicelyn - E soprattutto, laspetto gravissimo di questa vicenda è che non sono state tagliate risorse per organizzare eventi o mostre, ma soldi che ci erano stati assegnati e noi abbiamo già speso nel corso di questanno per pagare gli stipendi di circa 60 lavoratori (assistenti di sala, manutentori, pulitori, vigilanti, impiegati della Fondazione, baristi), le utenze (elettricità, telefono, acqua, gas) e le tasse (tra queste anche la Tarsu che nel 2010 supera i 50 mila euro)». La delibera 914 del 17 dicembre provoca cioè un ammanco nelle casse del Madre di circa il 17 per cento sulle entrate, deliberate dalla giunta precedente e registrate nel bilancio della Fondazione. La conclusione è il ricorso al Tar. «È impossibile e illegittimo non far fronte a spese già effettuate e documentate - si legge in una nota ufficiale - e visto che la Fondazione non ha ricevuto in tempo utile atti di giunta è costretta a impugnare la delibera del 17 dicembre scorso della regione Campania presso il Tar, al fine di autotutela dei propri organi amministrativi». Su questo sfondo cè anche lo sciopero dei dipendenti della Pierreci Codess, annunciato il 22 dicembre e frettolosamente revocato il giorno di Natale dopo un tavolo di concertazione in Regione in cui la Fondazione non è stata chiamata. (cri. z.)