Sbloccata la vendita dell'archivio del grande storico dell'arte Dovrebbe andare a una società di Mosca. Ma il ministero... Il garbuglio è iniziato 14 mesi fa. Il 22 ottobre 2009 si è venuto pubblicamente a sapere che un armadio pieno di documenti appartenuti a Giorgio Vasari, artista e biografo di artisti, autore delle Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri, un armadio che si trova nella casa di Borgo San Lorentino, ad Arezzo, sarebbe stato venduto dai proprietari a una società russa, la Ross Engineering di Mosca, per 150 milioni di euro. Da quel momento è stato tutto un susseguirsi di smentite e riconferme, per non parlare degli estrosi rimpalli giuridici fra il Tribunale di Roma, la Soprintendenza archivistica della Toscana, il Ministero per i Beni e le Attività culturali e gli attuali proprietari dell'archivio. Questi ultimi sono quattro fratelli, di nome Francesco, Tommaso, Antonio e Leonardo Festari, che hanno ereditato poco più di un anno fa da Giovanni Festari, morto appunto nell'ottobre 2009. E Giovanni Festari avrebbe venduto ai russi, senonché una simile compravendita non è semplice come fare la spesa al mercato. Visto il contenuto del bene in questione, ci sono vincoli di tutti i generi. Che cosa c'è infatti nell'armadio-archivio Vasari? Documenti autografi di Vasari, lettere di artisti (tra cui Michelangelo) e di papi, come Paolo III, Giulio III, Paolo IV, Pio IV, Pio V. Tutto molto importante, per carità, ma forse non tale da giustificare una cifra simile. I vincoli, si diceva. C'è un diritto di prelazione da parte dello Stato, che era di 60 giorni, ma poi è stato prolungato, e c'è un vincolo "di pertinenza", che vuol dire che i documenti sono d'interesse pubblico per lo Stato italiano e non possono essere spostati da dove si trovano. Di qui il "ricorso possessorio" della Soprintendenza archivistica della Toscana, che rivendica la custodia del bene. Come se non bastasse, il Tribunale di Roma ha aperto un inchiesta nei confronti del procuratore del defunto conte Giovanni Festari, con l'accusa di aver falsificato una sua firma su un atto di vendita. Ieri, il nuovo capitolo della vicenda, che rischia, se si va avanti così, di trasformarsi in una farsa. Si è saputo che l'archivio è stato dissequestrato dal Tribunale di Roma il 1 dicembre e che i fratelli Festari ne hanno avuto notizia la vigilia di Natale. Perciò sarebbe loro intenzione perfezionare la ricca transazione con i russi e buona notte. Già. Ma come spieghiamo allora il comunicato che è stato subito emesso dal ministero (talmente in fretta che non hanno badato più di tanto alla forma, ma non si può chiedere tutto): «In merito alle notizie riguardo l'imminente vendita delle carte dell'Archivio Vasari, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali precisa di essere già a conoscenza dell'intervenuto dissequestro dell'archivio Vasari, che non introduce significativi elementi di novità nella vicenda dal momento che ogni ulteriore iniziativa degli attuali proprietari dovrà essere nuovamente sottoposta al controllo ministeriale, anche ai fini dell'eventuale prelazione. È pertanto da escludersi che possa attuarsi a breve un trasferimento di qualsivoglia natura a terzi delle carte Vasari». In altre parole, l'armadio resta dov'è, con tutto il suo contenuto. Nel frattempo, il 30 luglio 2011 cadrà l'anniversario dei 500 anni dalla nascita di Giorgio Vasari, ad Arezzo appunto. Dove del versatile artista sopravvivono svariate opere, fra cui l'Acquedotto e le Logge di Piazza Grande. E proprio al restauro di queste opere contribuirebbero i fratelli Festari, assicurano loro, ma solo a parole, nel caso in cui l'affare andasse in porto. Per i cultori dei particolari più allegri, aggiungiamo un paio di circostanze. Il sindaco aretino, Giuseppe Fanfani, l'anno scorso si è premurato immediatamente di chiedere che fosse lo Stato a comprare tutto il malloppo per evitare che «i documenti finiscano in mani straniere». Del resto, i 150 milioni non doveva mica trovarli lui. Ma non solo. Pervaso da uno zelo invidiabile, ha scritto subito una lettera a Silvio Berlusconi, proprio mentre egli era ospite dell'amico Vladimir Putin, tutti e due con il colbacco o anche senza, in caso di sauna. Che si saranno detti i due, aprendo la busta del sindaco Fanfani? Non si è mai saputo, per la verità. Forse nessuno glielo ha chiesto. Vogliamo approfittarne per chiederglielo adesso? Glielo chiediamo. E comunque, non sarebbe una cattiva idea che finalmente, dopo tutti questi mesi di lotte forensi, qualcuno ci dicesse che cosa c'è scritto davvero, là dentro, nell'armadio.
La telenovela Vasari finisce in Russia (forse)
L'archivio di Giorgio Vasari, un grande storico dell'arte, è stato oggetto di una controversia. I proprietari, quattro fratelli Festari, hanno venduto l'archivio a una società russa, la Ross Engineering di Mosca, per 150 milioni di euro. Tuttavia, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha aperto un'inchiesta e ha richiesto il controllo del bene. Il Tribunale di Roma ha dissequestrato l'archivio e i fratelli Festari hanno avuto notizia della decisione solo la vigilia di Natale. Il Ministero ha rassicurato che l'archivio non sarà venduto a terzi e che ogni ulteriore iniziativa degli attuali proprietari dovrà essere sottoposta al controllo ministeriale.
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