La vicenda «picaresca» dell'archivio Vasari è finita male. E la sua sorte è un esempio macroscopico, una vera e propria metafora, di quello che sta avvenendo nel Belpaese al patrimonio culturale grazie alla dissennata politica del governo. Nonostante le false rassicurazioni del ministero di Bondi («è da escludersi che possa attuarsi a breve un trasferimento di qualsivoglia natura a terzi delle carte Vasari»), il bene è stato dissequestrato e la mossa rende molto incerto l'esito delle trattative per scongiurare la vendita. Di fatto, consegna le preziose testimonianze del Rinascimento - tra cui 17 lettere di Michelangelo, corrispondenze con i papi e 31 filze di documenti - ai magnati russi che le pedinano da tempo. Il gip del tribunale di Roma ha infatti tolto i sigilli all'archivio (il blocco era stato deciso il 20 marzo scorso su richiesta del pm della procura capitolina, Pierluigi Cipollo). Il sequestro era stato avviato a causa dei sospetti relativi alla autenticità della firma del (poi) defunto conte Giovanni Festari (erede delle carte custodite a Casa Vasari di Arezzo) sul preliminare di vendita dell'archivio ai russi della Ross Engineering per un valore eclatante di 150 milioni di euro. I magistrati ritenevano che quella firma non fosse originale, ma appartenesse a Enrico De Martino, procuratore della famiglia. Sottopostosi però a una perizia calligrafica, è stato scagionato. Il dissequestro ha quindi riaperto i giochi. Il contratto di vendita potrà essere «attivato», dato che lo stato italiano non ha esercitato fino a ora alcun diritto di prelazione (ha a disposizione 60 giorni stabiliti per legge). Lo scenario più roseo è invece quello che vede aprirsi delle trattative fra gli enti interessati e delinearsi una nuova forma di collaborazione per la valorizzazione dell'archivio, con un accordo quadro sia con il comune di Arezzo che con le soprintendenze. E la soprintendenza archivistica della Toscana, guidata da Diana Toccafondi, ha promesso battaglia, avviando un ricorso possessorio per rivendicare la custodia del bene. Da parte loro, gli eredi Festari devono aver brindato a Natale e sembrano contare già sull'affare colossale (la cifra è, in effetti, da capogiro). Si sono però premurati di far sapere che sarebbero pronti a regalare 2 milioni e 700 mila euro per il restauro delle opere di Giorgio Vasari in città (l'Acquedotto e le Logge di piazza Grande) e per finanziare una mostra dell'archivio nel 2011, anno del cinquecentenario della nascita dell'autore delle Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri. Unico nodo da sciogliere rimane quello sul vincolo pertinenziale, che imporrebbe di mantenere ad Arezzo la sede dell'archivio stesso. Ma c'è un precedente inquietante: quando in primavera Vasilij Sthepanov - socio fondatore e rappresentante legale della Ross Enginering che metteva sul tavolo i suoi 150 milioni di euro - gironzolava in Italia, aveva annunciato che quelle carte sarebbero state acquistate «non certo per tenerle a casa mia», ma per esporle nei centri commerciali e all'Hermitage. E anche di fronte a una notizia come il sequestro del bene per l'ipotesi di truffa, era rimasto più che indifferente. Tanto meno si era preoccupato per il vincolo. Forse aveva tutte le ragioni per rimanere tranquillo.