Villa Imperiale Casanova, gioiello architettonico e futuro simbolo della rinascita di Campi, non ospiterà più l'archivio storico Arnaldo. La dimora cinquecentesca di corso Perrone, che dalla collina di Coronata domina i trenta ettari di aree ex Italsider trasformate in polo produttivo e commerciale, sarà messa in vendita da Sviluppo Italia, proprietaria dell'edificio. Tramonta, per problemi economici, il vecchio progetto di trasformare la villa in un polo culturale e scrigno della storia industriale non solo del ponente cittadino. Nessuno degli enti coinvolti nell'iniziativa Comune, Sviluppo Italia e Fondazione Ansaldo - dispone delle risorse necessarie al restauro della storica residenza. Il Comune avrebbe potuto solo acquisire la struttura rinunciando a una parte degli oneri di urbanizzazione dovuti dalla Società per la bonifica e la valorizzazione Aree Industriali (80 per cento Sviluppo Italia, 20 per cento Filse) e legati alla realizzazione dei primi insediamenti a Campi. In più, Tursi avrebbe messo sul piatto anche una porzione di corso Ferrane (una "fascia" di circa un chilometro e mezzo in corrispondenza della villa) che Sviluppo Italia avrebbe adibito a parcheggi. L'operazione di permuta alla fine non è andata in porto. La ragione principale è che, una volta inserita la villa nel patrimonio comunale, nessuno - come detto - avrebbe avuto i soldi per ristrutturare e attrezzare la struttura a sede della Fondazione Ansaldo. Non solo: «La permuta - aggiunge l'assessore alle manutenzioni Valter Seggi sarebbe stata molto svantaggiosa per il Comune perché quel tratto di corso Perrone, seppure non sia strategico dal punto di vista viario, è paragonabile ad una vera autostrada rispetto alle utenze del sottosuolo. Da lì passa, ad esempio, una delle condotte principali del metano gestite da Amga». Su Villa Imperiale Casanova, in passato, avevano messo gli occhi anche Provincia, Università e Assindustria per farne rispettivamente la sede dell'istituto alberghiero Bergese, di un corso di laurea breve in Beni culturali e di una scuola di formazione per quadri aziendali. L'ultima ipotesi, avanzata un anno fa dal Comune, prevedeva appunto il trasferimento nella stessa villa dello sterminato patrimonio storico della Fondazione Ansaldo: 3.000 filmati, 200 mila progetti di navi e macchine belliche, 300 mila tra fotografie e immagini d'epoca che testimoniano il grandioso passato industriale della città, scandito dalla presenza di grandi gruppi quali Ansaldo, Italsider, Costa, Bombrim, Finmare, Fincantieri, Gaslini, Uva, Ferrane. «Villa Imperiale Casanova sarebbe stata la sede ideale per custodire e valorizzare questo prezioso materiale», sospira Alessandro Lombardo, direttore della Fondazione Ansaldo, l'ente pubblico-privato che oggi è «ospite di Finmeccanica» a Villa Cattaneo dell'Olmo, sempre in corso Ferrane. Una parte dell'archivio si trova depositato in un centro specializzato di via Renata Bianchi. «Villa Imperiale Casanova doveva diventare un centro di eccellenza per lo studio e la divulgazione della nostra storia industriale - ricorda Lombardo In quest'ottica, si pensava di recuperare la mostra sul Saper Fare». «La riqualificazione della villa e del parco circostante non sono a rischio», sottolinea un portavoce di Sviluppo Italia: «La residenza potrà essere messa sul mercato e diventare la sede direzionale di qualche azienda. Ma ciò non pregiudica il piano di risanamento di quella parte di collina già concordato con la pubblica amministrazione». Tra le ipotesi più suggestive, ci sono il rilancio del celebre "bianco" di Coronata, la trasformazione delle gallerie sotterranee in cantine per il deposito delle bottiglie di vino e il recupero dei giardini all'italiana attorno alla villa.