Bisogna questa volta render merito a due ministri del governo Berlusconi. II primo per non aver dato le dimissioni dall'esecutivo, il secondo per prepararsi a darle. Bene ha fatto Stefania Prestigiacomo a non dimettersi dalla carica di ministro bensì solo a minacciare la fuoriuscita dal Pdl. Nel suo confitto con gli ex An, che sembrano in effetti essersi impadroniti del partito di cui un tempo Forza Italia era il nerbo e la maggioranza, la Prestigiacomo ha infatti combattuto. E se anche stavolta non ha vinto, perché andava pagato a Silvano Moffa il prezzo di aver abbandonato Fini sul più bello, non è stata imbelle. Si è ribellata all'insulto inferto al suo ministero così come si era ribellata alla arroganza con cui Tremonti le aveva lesinato fondi e spiegazioni. Questo si richiede da un ministro: che, compatibilmente con i poteri di indirizzo e coordinamento del presidente del Consiglio, che del resto la Prestigiacomo rispetta religiosamente, difenda le prerogative sue e del suo dicastero. E la Stefania l'ha sempre fatto. Tutt'altro discorso quello che riguarda Bondi. II quale merita di dimettersi - anche per evitare che venga dimesso con un voto della Camera che sarebbe uno schiaffo in faccia alla neonata maggioranza di tre seggi - non perché è crollata una casa a Pompei ma perché nel confronto con Tremonti ha perso senza combattere, e il suo settore, quello cruciale della Cultura, è uscito sconfitto a causa della debolezza politica e personale del ministro cui era stato affidato. L'avevamo già scritto, delle due l'una: o Bondi pensa che i tagli di Tremonti siano giusti, e quindi sta zitto, o pensa che non siano giusti e allora si dimette. Apprendiamo dunque con soddisfazione che il ministro si stia orientando verso questa seconda soluzione.
ROMA - Dentro Stefania Fuori Bondi
Il governo Berlusconi ha ricevuto il merito di due ministri. Stefania Prestigiacomo, ministro della Giustizia, non ha dato le dimissioni nonostante le critiche e le minacce di abbandono del Pdl. Ha difeso le prerogative del suo dicastero e si è ribellata all'insulto inferto al suo ministero. Il ministro della Cultura, Silvano Moffa, ha invece deciso di dimettersi per evitare di essere dimesso con un voto della Camera. Moffa ha perso la battaglia contro i tagli del ministro Tremonti e ha deciso di uscire dal governo. Il governo Berlusconi ha ricevuto il merito di due ministri che hanno difeso le loro prerogative e hanno preso decisioni difficili.
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