E ora nelle fila dell'Esecutivo toccherebbe a Sandro Bondi. Dopo Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo, è il turno del ministro dei Beni culturali. Il coordinatore Pdl - ad alto rischio sfiducia, alla ripresa, dopo la mozioni da Fli, Pd e Idv - le dimissioni non le minaccia, ma l'intenzione di lasciare la fa trapelare in queste ultime ore. Il pretesto: l'ultimo smacco subito col mancato reintegro del Fondo per lo spettacolo. Confessa«grande amarezza», perfino «disincanto» giura chi gli ha parlato durante le feste. Concreta la volontà di farsi «da parte: anche per rafforzare il governo», sottrarre se stesso e l'esecutivo alla «campagna stampa denigratoria e immeritata» di questi mesi. La controparte non è il presidente del Consiglio ma gli stessi avversari esterni e interni che non gli hanno perdonato la serie di insuccessi o che non lo hanno difeso a sufficienza. I crolli a Pompei e la riduzione dei fondi destinati alla cultura. E ancora le assunzioni sospette: «casi umani e familiari», come il discusso premio all'attrice Michelle Bonev, amica del premier, alla Mostra del cinema di Venezia. Frequenti inoltre gli scontri con il collega Tremonti in Consiglio dei ministri. «Bondi nei giorni scorsi ha chiesto ai cari compagni di ritirare la mozione di sfiducia contro di lui. Adesso sarà il caso che prenda carta e penna e scriva agli amici Berlusconi e Tremonti per chiedere il rispetto degli impegni assunti con il cinema italiano e con tutte le realtà della cultura e dello spettacolo. Altrimenti sarà meglio che si dimetta o presenti lui medesimo una mozione di sfiducia contro Tremonti», commentano il portavoce di Articolo2l Giuseppe Giulietti e Vincenzo Vita del Pd. A indurre Bondi a ventilare il gesto più plateale, in ultimo, lo stralcio del Fondo unico per lo spettacolo dal decreto «Milleproroghe» approvato nei giorni scorsi. Tante promesse di reintegro per riportare il Fus a 398 milioni di euro e infine l'ennesimo stop dall'Economia: il budget resta a quota 258 milioni. Registi e attori ancora una volta sulle barricate a chiedere le dimissioni del responsabile della Cultura e lui costretto sulla difensiva: «Eppure mi sono battuto», aveva detto giorni fa. In privato la decisione, già comunicata, sembra, al presidente del Consiglio: «Ora basta».
ROMA - II caso Bondi, dal disagio alle dimissioni: scelta imminente
Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi sta considerando le dimissioni dopo la mozione di sfiducia contro di lui. La mozione è stata presentata dal Pdl e ha ricevuto il sostegno del Pd e dell'Idv. La decisione di Bondi è stata influenzata dal mancato reintegro del Fondo per lo spettacolo e dalle assunzioni sospette. Il ministro ha chiesto ai cari compagni di ritirare la mozione di sfiducia, ma adesso sta considerando di presentare una mozione di sfiducia contro il ministro delle Finanze Tremonti.
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