Nuova puntata nella tormentata vicenda dell'archivio Vasari, l'ingente patrimonio di carte del padre della storia dell'arte italiana. Il gip del Tribunale di Roma ha tolto il sequestro disposto lo scorso 20 marzo, su richiesta della Procura capitolina, per i gravi sospetti sull'autenticità della firma del conte Giovanni Festari (erede dell'archivio, poi defunto) sul preliminare di vendita ai russi della Ross Engineering per 150 milioni di euro. E subito si è aperto il confronto tra la famiglia Festari e le istituzioni. «È da escludersi che possa attuarsi a breve un trasferimento di qualsivoglia natura a terzi delle carte Vasari», afferma in una nota il ministero dei Beni culturali. Dal canto loro gli eredi Festari dichiarano di voler collaborare con le amministrazioni pubbliche cedendo su alcuni punti che queste ritengono essenziali. In particolare gli eredi e i compratori russi avrebbero deciso di accettare il vincolo pertinenziale, cosicché le carte, salvo deroghe speciali, resteranno in Italia nella casa-museo di via XX Settembre ad Arezzo.