AREZZO L'archivio di Giorgio Vasari, che una società russa vuole acquistare per la cifra astronomica di 150 milioni di euro e finito al centro di in un'inchiesta per truffa aggravata ai danni dello Stato, è stato dissequestrato dal gip del tribunale di Roma. Via libera alla super vendita, dunque? Assolutamente no. Non solo perché, come spiegano al ministero dei Beni culturali, dovrà essere nuovamente ripetuto l'eventuale atto di vendita accompagnato da rigorose documentazioni, dichiarazioni e atti notori, ma perché sull'archivio pende un sequestro bis disposto stavolta dal giudice civile di Pontedera e un pignoramento da 800 mila euro di Equitalia, la società di recupero crediti del fisco. Insomma, il thriller artistico-affaristico che da quasi un anno tiene con il fiato sospeso ministero, sovrintendenza ed estimatori dell'artista aretino, non si è concluso ed anzi si fa ancora più intricato. E, come se non bastasse a intorbidire le acque, ecco arrivare l'indiscrezione su un presunto protocollo d'intesa firmato tra gli eredi del conte Giovanni Festari, il proprietario dell'archivio scomparso nel 2009, e il Comune di Arezzo. Se la vendita andrà in porto, i Festari avrebbero promesso all'amministrazione un dono di 2 milioni e 700 mila euro da investire nel restauro di opere firmate dal grande artista e storico dell'arte. Tra queste Casa Vasari (la sede dell'archivio), le logge (realizzate su progetto dell'artista) e il ripristino dell'acquedotto, anch'esso opera vasariana, che per secoli ha portato l'acqua dal monte Poti, a 15 chilometri dal centro della città, sino a Piazza Grande. Opere che, secondo la presunta trattativa, potrebbero essere realizzate a partire dal 2011, anno delle celebrazioni del quinto centenario della nascita dell'artista. Il Comune però precisa: «Non c'è alcun protocollo d'intesa, c'è stato invece un incontro, avvenuto il 18 novembre, tra sindaco, rappresentanti del comune ed eredi Festari, nel quale questi ultimi hanno manifestato la loro disponibilità a finanziare il restauro di alcune opere e che il Comune ha accettato» . Ipotesi di vendita immediata (si è parlato di transazione da perfezionare mercoledì o giovedì a Firenze) e decise smentite si sono rincorse per tutto il giorno. E si è parlato persino di un arrivo imminente ad Arezzo di Vasilij Stepanov, il magnate russo disposto a sborsare i 150 milioni di euro (valore considerato dagli esperti dalle 10 alle 20 volte superiore al reale valore) e di possibili incontri con gli eredi Festari e il sindaco Giuseppe Fanfani. Ma in serata il ministero ha diffuso una nota nella quale esclude ipotesi di vendita. «Il dissequestro dell'archivio non introduce significativi elementi di novità nella vicenda» , scrive il Mibac. Il motivo? «Ogni ulteriore iniziativa degli attuali proprietari dovrà essere nuovamente sottoposta al controllo ministeriale, anche ai fini dell'eventuale prelazione» , spiega il ministero. In altre parole, per vendere l'archivio ai russi, gli eredi Festari dovranno nuovamente ripresentare la domanda alla sovrintendenza e al ministero. Questo perché nell'affare è uscito l'ex procuratore della famiglia, Enrico De Martino, l'uomo che ha firmato le carte della prima richiesta di vendita ed è stato poi indagato dalla Procura di Roma. Quando tutto sarà riformulato lo Stato italiano avrà almeno 90 giorni per decidere se far scattare l'eventuale prelazione, ovvero acquistare lui stesso i beni. Pare proprio che i russi dovranno avere ancora molta pazienza. mgasperetticorriere. it