Inaugurata e abbandonata. Per la Fonte Maimonide la cattiva sorte non accenna a dare tregua. Dimenticata per 40 anni, il sito era stato, come si ricorderà, oggetto di un radicale restyling che in tre anni dal 2005 al 2008, riportò la fontana se non all'antico splendore, quantomeno ad un aspetto più che accettabile. Certo, nel frattempo l'acqua frizzante che sgorga dal sottosuolo e di cui i paternesi fino al dopoguerra andavano fieri, oggi (dicono gli esperti) non sarebbe più potabile per colpa di un probabile inquinamento della falda sotterranea. Nonostante la fonte non possa essere più usata per la sua funzione principale, resta comunque un sito naturalistico di grande importanza, perché è proprio qui che l'acqua sgorga dal sottosuolo, ricchissima di ferro, sotto la spinta di fenomeni vulcanici secondari, simili a quelli delle salinelle. La fontana, però, resta chiusa. Inaccessibile per chiunque, dimenticata dai più grandi e sconosciuta alle nuove generazioni. Eppure, il sito potrebbe far parte di un percorso culturale, fruibile anzitutto dalle scuole cittadine, che colleghi la fonte Maimonide al museo etnoantropologico ospitato, cinquanta metri più in là, nei locali dell'ex macello. Tutto questo, ovviamente, non considerando la vicina area delle salinelle, dichiarata Area protetta dal Ministero dell'Ambiente e l'oasi faunistica di Ponte Barca, che insieme al museo e alla fonte, realizzerebbero un itinerario culturale di grande valore e funzionale alla trasmissione della memoria storica e alla tutela del patrimonio civico. Salvo Spampinato 28122010