Che larte fosse venuta in soccorso dellarte è stata la speranza di un mattino. Nella libreria di via della Reginella, Beppe Casetti che tratta interi archivi fotografici da intenditore, aveva ritrovato immagini con latrio del cinema Metropolitan di via del Corso decorato dai mosaici di Massimo Campigli, celebre e apprezzato artista, al suo apice negli anni Cinquanta. Ma quel lavoro, testimoniato dalle foto di Casetti, è stato portato via, probabilmente con il consenso del figlio dellartista, Nicola che ne cura la fondazione e larchivio e presto anche il catalogo completo. Così, la speranza di dover vincolare la sala come bene culturale impedendone ogni altro utilizzo, è rapidamente decaduta. Già da un paio di settimane la Fininvest Immobiliare ha venduto a una società italiana, composta da privati (e probabilmente non a Benetton, comè è stato detto da più parti), la multisala e gli uffici per circa trenta milioni di euro. Uno spazio che se liberalizzato, farebbe gola alle firme e alle boutique di mezzo mondo, a due passi da piazza del Popolo e da piazza di Spagna. Ma farne altro non sarà facile. Il caso del Metropolitan ha acceso una delle più fervide battaglie di gruppi di cittadini di cui si abbia memoria a Roma negli ultimi tempi: per la difesa del cinema sono state raccolte ben novemila firme approdate negli uffici dellassessore alla Cultura Umberto Croppi. Merito anche di internet e naturalmente di facebook dove la questione vede un gruppo di attivissimi sostenitori. Per la cronaca, il cinema di via del Corso è stato, fino allultima edizione, una delle sedi del Festival del Cinema: anche per questo chi ha tentato di scongiurarne la vendita ha organizzato unampia protesta sul red carpet, legata a quella contro i tagli da parte del ministero dei Beni culturali. Il Metropolitan nasce, come si vede nella foto della pagina, nel 1917: ledificio è firmato da Marcello Piacentini, prima delle glorie del Ventennio, dalla Conciliazione allEur. Poi, vive a lungo come cinema Corso. Con lattuale denominazione diventa multisala sotto la gestione del gruppo Circuito Cinema - lo stesso del Tibur, del Nuovo Olimpia e del Quattro Fontane - acquistando una fisionomia unica e conquistando un pubblico di fedelissimi essendo tra i pochi a Roma dove si proiettano (ancora fino al 9 gennaio!) film in lingua originale con sottotitoli, conquistando quindi un seguito anche fra i non udenti. Ora che è stato venduto, il rischio è di vederlo trasformarsi nellennesimo pseudocentro commerciale, in barba alle cosiddette delibere Cinema Paradiso che tutelerebbero le attività di cultural-cinematografiche vietando il cambio di destinazione duso per più della metà della superficie. Mentre le voci si rincorrono su quel che sarà, il caso è arrivato alle cronache internazionali: dopo larticolo di Le Monde, che raccontava la storia del Metropolitan come parabola berlusconiana di decadenza dei costumi culturali, di rinuncia a una attività culturale a due passi da piazza del Popolo, luogo di felliniane memorie, in nome del profitto. E ieri un pezzo analogo è apparso sul quotidiano di Madrid, El Mundo intitolato direttamente "Berlusconi contra el cine".
ROMA - Dopo la vendita, lappello dei cittadini - "Salvate il Metropolitan" Novemila firme in Comune
Il cinema Metropolitan di via del Corso a Roma è stato venduto a una società italiana per circa trenta milioni di euro. Il cinema, che è stato un importante centro culturale e cinematografico, è stato acquistato dalla Fininvest Immobiliare e sarà probabilmente trasformato in un centro commerciale. La vendita ha acceso una battaglia di gruppi di cittadini che hanno raccolto oltre 9.000 firme per difendere il cinema come bene culturale. Il cinema è stato costruito nel 1917 e ha avuto una lunga storia come cinema Corso, con una fisionomia unica e un pubblico fedele. La vendita del cinema ha sollevato preoccupazioni per la perdita di un importante centro culturale e cinematografico a Roma.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo