IL MONOLITE DELLO JATO CHE MISURAVA IL TEMPO Si tratta di una grossa pietra con un foro circolare: lipotesi è che fungesse da calendario astronomico per indicare il momento della semina Il palermitano delletà del bronzo aveva il suo calendario astronomico. Non era un oggetto portatile ma un enorme masso in cima alla collina con un grande buco al centro da cui passava la luce del sole, a indicargli il momento giusto per fare la semina. La scoperta è avvenuta nei giorni scorsi nella Valle dello Jato, nei dintorni di San Cipirello, e porta la firma di Francesca Mercadante, Pippo Lo Cascio, Giuseppe e Alberto Scuderi, studiosi di geoarcheologia. Per la verità il sito era noto da tempo come "a petra perciata" (la pietra bucata), ed era stato già incluso nel 97 in un censimento di 147 siti archeologici degni di interesse dallArcheoclub di Corleone. Ma per la "petra perciata" di San Cipirello, luogo denso di fascino e suggestione per i contadini del luogo e ritenuto anche magico, occorreva una spiegazione, uninterpretazione. «Linput - spiega Francesca Marcadante - è arrivato un mese fa quando a Paestum, nel corso di un convegno sul turismo archeologico, abbiamo fatto dei raffronti con strutture analoghe in altre parti dItalia. Alcuni archeoastronomi ci hanno suggerito di fare degli accertamenti sul posto, aspettando dei momenti chiave del calendario. Loccasione era a portata di mano con il solstizio dinverno». E così questi quattro studiosi, sfidando il gelo e il fango, proprio dopo la prima bufera di neve, pochi giorni fa si sono inerpicati sulla collina alle tre del mattino, aspettando pazientemente il levar del sole. Con loro avevano solo delle torce. Ma è stata unattesa ben ripagata dalla soddisfazione di vedere il tragitto che fa il sole. «È stato un momento bellissimo - prosegue la studiosa - le nubi stavano mettendo in forse le nostre congetture, cera il rischio che non potessimo vedere proprio nulla. Poi, il cielo si è tinto di rosso, cominciavano a filtrare i primi raggi, fino a che ad est è apparsa una macchia splendente, vivida, che si è innalzata lentamente e si è diretta verso il monolite forato, in un attimo lo ha attraversato e il raggio si è fermato al suo interno, intersecando il pittogramma del disco solare rappresentato sotto il foro, nel gradino sottostante. Era la conferma che ci aspettavamo». Il sito della scoperta è vicino monte Arcivocalotto, già noto agli studiosi per il rinvenimento di materiali ceramici delletà del Bronzo. La grande pietra forata è un lastrone di arenaria alto circa sei metri, databile fra il 3500 e il 1200 avanti Cristo. Lì, in quel megalite, luomo protostorico ha lasciato il segno, scavando con arnesi rudimentali un foro circolare del diametro di due metri, incidendo lincavo con uninclinazione di 45 gradi. «Luomo delletà del bronzo - conclude Francesca Mercadante - aveva così intrappolato il tempo, linclinazione data al monolite ha permesso la penetrazione nel foro circolare del raggio del Sole, inclinato a 2327 sullorizzonte al momento del suo apparire nel solstizio dinverno, ha illuminato il tracciato astronomico che gli permetteva, in quel momento, di sapere il percorso da seguire per la sua stessa sopravvivenza. È il momento della semina, saputo attraverso ladempimento cosmico visibile, un livello empirico per fornire il senso di protezione, ma saldamente legato alla Natura, perciò alla vita. Il monolite litico così adattato è divenuto un calendario solare, un manufatto megalitico rappresentabile nella sua interezza da una conoscenza astronomica legata da sempre al ciclo delle stagioni». Ma da dove giungeva tanta sapienza, ben prima che i fenici approdassero sulla costa nord occidentale dellIsola? Si ipotizza lapprodo di popolazioni con provenienze ispano-baleariche-sarde. Di certo in Sicilia ci sono tracce non solo nelle architetture megalitiche culturali, ma anche nei dolmen a grotticella trilite triangolare, nei manufatti, come il bicchiere campaniforme, nei materiali litici di provenienza alpina, come le asce giadeitiche presenti nel Museo di San Cipirello. E adesso si punta alla valorizzazione del sito che è sotto la giurisdizione del museo di San Cipirello, diretto da Ferdinando Maurici. I quattro studiosi sono alla ricerca di vecchie foto: doveva esserci unarea circolare intorno alla pietra, che forse assumeva altre valenze. Potrebbe essere andata distrutta perché i contadini avevano labitudine di arare il terreno fino in cima alla pietra. Ma non si dispera di trovare ulteriori elementi per rafforzare la tesi. Di certo è che la scoperta sarà presentata lanno prossimo insieme a quella di un dolmen. Tra gli obiettivi cè anche quello della salvaguardia del calendario astronomico: la parte superiore presenta una vistosa crepa che potrebbe allargarsi e danneggiare irreparabilmente la struttura. E qualcuno già sogna una Stonehenge in chiave siciliana che possa attrarre valanghe di turisti.