La Regione: i terreni sono saturi d'acqua, dobbiamo rinforzarli Maggior rispetto delle caratteristiche del territorio e aumento della presenza di agricoltori nelle zone più fragili. Questa, per Anna Marson, assessore regionale al Territorio, la ricetta per ridurre il rischio frane. Sono stati tre giorni di passione in tutta la regione (Lunigiana, Garfagnana e il Pistoiese tra le aree più colpite), con frane e smottamenti che hanno provocato allarme e danni gravi. E il parere dell'assessore regionale sul perché di questi avvenimenti coincide con quello di Fabio Martellini, consigliere dell'Ordine dei geologi toscani. «Le frane, in certa misura, fanno parte della natura delle cose e sono un fatto quasi inevitabile in un'area geologicamente giovane come quella italiana. In fondo, se gli smottamenti avvengono dove non ci sono insediamenti o infrastrutture - spiega il geologo - non rappresentano un danno. Il fatto è che i danni ci sono in conseguenza ad alcuni errori dell'uomo. Potremmo dire che le principali colpe riguardano la scarsa pianificazione che porta a edificare o realizzare strutture dove ci sono problemi rilevanti e in secondo luogo per il fatto che non viene garantita una sufficiente manutenzione». E di manutenzione, invece, ce ne sarebbe molto bisogno, visto che secondo il rapporto Ecosistema rischio 2010 di Legambiente il 98 dei Comuni toscani è a rischio frane o alluvioni. In particolare, nelle province di Firenze, Livorno, Lucca, Massa, Pisa, Prato e Pistoia sono a rischio la totalità dei Comuni. Si stima che a fronte di oltre 680mila persone quotidianamente esposte a pericolo, solo nel 3 dei casi siano state avviate le delocalizzazione di abitazioni dalle aree a rischio geologico. «Il problema - spiega Federico Gasperini di Legambiente Toscana - è che si investe pochissimo in prevenzione, mentre una corretta manutenzione delle aree a rischio geologico potrebbe rappresentare uno stimolo importante alla congiuntura economica, oltre che a mettere a riparo cose e persone dal pericolo». Ad esasperare la situazione di forte fragilità del territorio toscano hanno influito le forti piogge di queste settimane. «C'era da aspettarsi un aumento del numero delle frane; i terreni - spiega il climatologo Giampiero Maracchi - sono saturi di pioggia e dove ci sono delle pendenze anche leggere c'è il rischio che si verifichino degli slittamenti. Del resto, questo è l'autunno più piovoso da una trentina d'anni a questa parte. Non solo è piovuto il triplo di quanto si verifica in media nella stagione, ma è piovuto in maniera continuativa». Per l'assessore Anna Marson, la quantità di pioggia caduta negli ultimi mesi è effettivamente straordinaria, «ma è ragionevole prevedere che gli eventi intensi, collegati ai cambiamenti climatici, siano destinati nel futuro ad aumentare, ed è quindi indispensabile attrezzarsi». Per questo, l'assessore regionale indica alcune priorità: «Occorre rispettare maggiormente - dice - le morfologie naturali, evitando trasformazioni a rischio, e prestare maggiore attenzione alle qualità dei terreni quando si progetta. Le tecnologie possono molto, ma non tutto ed è più semplice lavorare con la natura, che contro». In secondo luogo, «occorre presidiare le aree agricole o boscate fragili, a partire dai luoghi in cui vi sono insediamenti o infrastrutture a rischio; ciò significa naturalmente - conclude l'assessore regionale - pagare gli agricoltori, i forestali o gli abitanti del luogo perchè garantiscano i necessari interventi di manutenzione. Il che costa comunque meno delle grandi opere e garantisce un'integrazione del reddito in aree spesso marginali dal punto di vista delle attività economiche». Il problema della prevenzione sta molto a cuore a Martellini. «Un occhio esperto - afferma il geologo - è in grado di capire in quali punti si può verificare una frana e quindi scongiurare non solo gravi danni alle persone, ma anche di ridurre il costo per la collettività. In caso di smottamenti, in media, un intervento preventivo può costare due o tre volte meno di un intervento che si rende necessario dopo che la frana è già avvenuta».