Scenari horror nell'oasi liberty. A Livorno terme-discarica, a Lucca officine ferme dal '73. Il Teatro Rossi di Pisa è ufficialmente chiuso da oltre quarant'anni Tesori da recuperare, monumenti storici di rara bellezza lasciati andare. E spesso simboli delle nostre città toscane, da Carrara a Grosseto, da Livorno a Viareggio. Nessuno è escluso in questa galleria di strutture da strappare al degrado. Abbandonati o decadenti, oggetto di studi e di progetti per un recupero che in molti casi ancora non è stato realizzato. In questa pagina c'è tanta storia della nostra regione, da non dimenticare: dai teatri di Pisa, alla rocca di Pietrasanta, passando per esempi di archeologia industriale come le ex officine Lenzi di Lucca e il silos del porto mediceo di Livorno. Terme del Corallo a Livorno. L'ultimo capitolo di questa bruttissima storia di incuria e abbandono è l'irruzione della banda di Strisca la Notizia, che è arrivata fin qui per documentare come un gioiello liberty di inestimabile valore sia ormai da anni trasformato in una discarica, circondato da un bosco da film dell'orrore, rifugio infernale per tossicodipendenti e senza tetto. Ma la storia della rovina delle Terme del Corallo, nate come bellissima oasi termale all'inizio del Novecento (grazie alla quale Livorno veniva chiamata la Montecatini del mare) si trascina da oltre 40 anni e sembra destinata a durare ancora nel tempo. Le strutture architettoniche si stanno sgretolando, sotto il loggiato dell'edificio principale c'è una stampa dell'epoca: un quadro, che ritrae ragazze anni 20, tutto rovinato. Ma soprattutto nell'ala dell'edificio proprio sotto a un brutto e discusso cavalcavia, ci sono due splendidi affreschi d'epoca, duramente provati dai segni del tempo e dalle intemperie. E dal 1968, quando un incendio le danneggiò notevolmente il complesso, niente è stato fatto. Per decenni la proprietà dell'area è stata della Coca Cola, poi sempre in mano a privati, da un anno e mezzo invece è passata al Comune, che ha ereditato una situazione tutta da sanare. E con i tempi che corrono non è faciole credere in una miracolosa rinascita. Le Officine Lenzi di Lucca. Dismesse dal 1973, da almeno trenta'anni rappresentano, sia per la superficie occupata, addirittura 17.000 metri quadri, che per la posizione logisticamente privilegiata, uno dei casi più controversi sul recupero di spazi industriali da riconvertire. Stiamo parlando delle ex officine Lenzi di Lucca, un polmone ormai senza aria della zona di San Concordio, vicinissime però alle Mura, da cui sono separate solo dalla ferrovia. Da decenni le "Ex Lenzi" sono sottoposte a progetti e proposte per la creazione di un nuovo comparto urbano collegato allo stesso centro cittadino. Alberghi da 60,80 camere, sale congressi, attici ma anche edilizia residenziale, spazi verdi nelle idee più diverse dei privati che si sono avvicinati e succeduti. Nella speranza di rilevare la ex fabbrica meccanica lucchese per ricostruirne futuro e ricchezze. Per ora tutto tace, e tutto resta com'è. Teatro Rossi di Pisa. E' ufficialmente chiuso da oltre quarant'anni, anche se saltuariamente viene riaperto per manifestazioni culturali che abbiano la pretesa di riportarlo agli antichi splendori. Forse irripetibili. Il teatro Rossi di Pisa, intitolato a un famoso attore livornese dell'Ottocento, è stato il primo della città delle Torre a rappresentare in città i drammi di Shakespeare e le commedie di Goldoni. Negli anni a seguire il teatro è stato oggetto di studio, parziali interventi, addirittura vicende legate ad un sequestro, quando nel 2004 un'apertura natalizia considerata abusiva costò un processo all'allora sindaco di Pisa e al direttore del teatro. La Sovrintendenza ha compiuto negli ultimi tempi restauri alle decorazioni, ma soprattutto è stato recuperato il foyer. Il resto della storica struttura è tuttora un cantiere, l'aggettivo "dimesso" è quello più diffuso tra gli addetti ai lavori. Si cercano finanziamenti con una fondazione a metà tra il misto e il privato. A tre anni fa risale l'ultima riapertura per una mostra sui Lorena. Villa Argentina a Viareggio. Parli di degrado e i viareggini pensano subito alla loro Villa Argentina. Un edificio simbolo della città, al momento tutto da recuperare, anche se è già conosciuta la sua futura destinazione: sarà un centro studi sul liberty e anche un punto dell'accoglienza turistica versiliese, dopo avere avuto un passato da albergo. Subito la buona notizia, il 1 settembre 2011 Villa Argentina, costruita nel 1868, dovrebbe tornare come nuova, grazie anche alla Provincia di Lucca, che ha messo 300mila euro a disposizione. Altri due milioni arriveranno dalla Regione. Cinque le fasi previste per il lavoro: sarà installato un ascensore interno e verranno restituiti al pubblico l'ala orientale dell'edificio e i saloni dell'ingresso centrale che si affaccia su via Vespucci. A febbraio è prevista la consegna di tutto il secondo piano e delle parti centrali di villa e giardino, lato via Fratti. Per il primo piano ci sarà da attendere fino ad agosto 2011. Già pronti il tetto, gli impianti elettrici ed idraulici e la pavimentazione di primo e secondo piano di quella che fu la dimora signorile per eccellenza della città. Il Cassero di Grosseto. Pazienza se il Cassero, una delle fortificazioni più belle e imponenti delle mura di Grosseto, ha ormai più di sei secoli di vita. Alla faccia della sua storia, i vandali la stanno distruggendo con scritte, brutti, disegni, sporcizia di vario genere. E anche il torrione a sezione rettangolare, rivestito intravertino, ha perso il suo fascino: per il Cassero e per le mura in generale, è stato escogitato di tutto. Dai cartelli dissuasori, al biglietto di ingresso, a sindaci e assessori diventati "spazzini" per un breve periodo. Solo nell'ultimo anno il Comune ha speso 30mila euro per rimuovere inchiostro, ma ce ne vorrebbero molti di più per sistemare le luci divelte, le telecamere che non funzionano più, le vasche piene di bicchieri di plastica e lattine, segno di un'incuria e di una mancanza di rispetto dilagante. E le erbacce che dominano la scena da ogni angolo non migliorano la situazione. Ultimamente a Grosseto si parla di nuovi cancelli di protezione, per limitare gli accessi agli incivili. E anche di telecamere e "occhi vigili". Basterà per fermare lo scempio? La Ex Vitrum a Empoli. Un'area dimessa da anni, proprio nel centro di Empoli, a due passi dalla stazione, di fronte all'istituto Ferraris Brunelleschi. E' il complesso ex Vitrum, una vetreria in disuso che è uno splendido esempio di architettura industriale, purtroppo lasciata andare. In passato tanti privati hanno messo gli occhi addosso alla ex Vitrum, facendo però sempre un passo indietro, sempre per problemi economici. Tanto che in quell'area sono cresciuti alberi e anche la preoccupazione per la sicurezza del sito: negli ultimi tempi sono stati proprio gli studenti sia dell'indirizzo geometri, che elettrotecnici e chimici a studiare progetti per il suo rilancio. Interventi urbanistici per ora solo sognati: l'idea è di trasformarlo in una palestra, con tanto di sale multimediali, luoghi di ritrovo, biblioteca, o ancora una pista ciclabile che colleghi la nuova palestra con tutte le zone del centro. Senza dimenticare consumi di acqua potabile ridotti del 50 e nuovi sistemi di illuminazione. Il coraggio dei giovani per una nuova vita della Ex Vitrum: finora nessun altro ci è riuscito. Il teatro Politeama a Carrara. Un teatro da 800 posti da riaprire, chiuso dal Comune di Carrara nel 2006. Le sue colonne sono "stressate", dicono i tecnici, ma ci sarebbe anche da risistemare l'acustica. Tutto ciò sembra quasi scomparire se si considera lo stabile nella sua totalità: il teatro è infatti all'interno di un palazzo tutto da puntellare. Stiamo parlando del Politeama, posto sotto sequestro dalla magistratura per la sua messa in sicurezza dall'agosto del 2009. Un palazzo storico che è anche un condominio, dal quale alcune famiglie sono state sfrattate, o invitate ad uscire, per meglio dire. Per ora il Politeama rimane ancora sotto sequestro preventivo: lo ha deciso a settembre il gip del tribunale di Massa, dottor Giuseppe Laghezza, che ha così respinto le istanze di dissequestro che erano state presentate dai proprietari, considerata la mancanza di documentazione certa. Qualcuno dei suoi abitanti ha dormito addirittura in macchina lì sotto per protestare. E prima di Natale anche Gianfranco Fini si è interessato della vicenda, che ormai è un'emergenza. Rocca di Sala a Pietrasanta. L'abbandono era diventato un'abitudine, alla Rocca di Sala di Pietrasanta, l'edificio storico più rappresentativo della città. Due anni e mezzo fa l'amministrazione comunale aveva indetto il bando per i lavori di restauro: 459mila euro per risistemare la Torre di Guardia ed il primo recinto (di cui 193mila con mezzi propri di bilancio e 200mila euro previsti nel piano annuale di opere pubbliche, e per 66mila euro a carico della proprietà dell'immobile). C'era anche da consolidare il torrione caduto anni prima. Qualcosa da allora è stato fatto, malgrado episodi di vandalismo: pietre storiche divelte, una pianta di limone di notevole valore botanico danneggiata, un principio di incendio, la rottura di una cancellata. Dalla scorsa primavera la parte esterna della Rocca di Sala è stata bonificata. È stato liberato dai tanti rovi l'oliveto, ma c'è ancora da completare l'intervento alle mura.