Negati fondi per lo spettacolo. "In me amarezza e disincanto". La scelta eviterebbe un quasi certo ko parlamentare. "Così rafforzerei il governo" Sfiducia e "sgarbi" di Tremonti ora Bondi pensa alle dimissioni Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali ROMA - E adesso Sandro Bondi. Dopo Carfagna e Prestigiacomo, tocca al ministro dei Beni culturali. Il coordinatore Pdl - ad alto rischio sfiducia, alla ripresa, dopo la mozioni da Fli, Pd e Idv - le dimissioni non le minaccia, ma l'intenzione di lasciare la lascia trapelare in queste ore. Il pretesto: l'ultimo smacco subito col mancato reintegro del Fondo per lo spettacolo. Confessa "grande amarezza", perfino "disincanto" a chi gli ha parlato durante il week end festivo. Concreta la volontà di farsi "da parte: anche per rafforzare il governo", sottrarre se stesso e l'esecutivo alla "campagna stampa denigratoria e immeritata" di questi mesi. La controparte non è il presidente del Consiglio, figurarsi, ma gli stessi avversari esterni e interni che non gli hanno perdonato la serie di insuccessi o che non lo hanno difeso a sufficienza. I crolli a Pompei e la falcidia ai fondi per la cultura, le assunzioni sospette dei "casi umani" familiari e il discusso premio all'attrice Michelle Bonev, amica del premier, alla Mostra del cinema di Venezia. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti risulta nella lista nera, frequenti gli scontri con lui in Consiglio dei ministri. A indurre Bondi a ventilare il gesto più plateale, in ultimo, lo stralcio del Fondo unico per lo spettacolo dal decreto "Milleproroghe" approvato nei giorni scorsi. Tante promesse di reintegro per riportare il Fus a 398 milioni di euro e infine l'ennesimo stop dall'Economia: il budget resta a quota 258 milioni. Registi e attori ancora una volta sulle barricate a chiedere le dimissioni del responsabile della Cultura e lui costretto sulla difensiva: "Eppure mi sono battuto". In privato la decisione, già comunicata, sembra, al presidente del Consiglio: "Ora basta". Ma la scelta sarebbe dettata anche da ragioni di opportunità politica. La sfiducia individuale ha infatti alte probabilità di essere approvata alla Camera, considerati i numeri risicati della maggioranza. E il premier Berlusconi teme, a cavallo del pronunciamento della Consulta dell'11 sul legittimo impedimento, di subire una plateale sconfitta a Montecitorio. In secondo luogo - come spiega un dirigente Pdl in queste ore - la poltrona di un ministro comunque indebolito nell'immagine, spintosi fino a chiedere dal "Foglio" clemenza ai "cari compagni", tornerebbe utile in vista del minirimpasto annunciato per gennaio per allargare la maggioranza. Una somma di ragioni che potrebbe indurre il Cavaliere stavolta ad accettare il forfait del più fedele dei collaboratori. Tutto questo accade mentre ancora resta aperto il caso Prestigiacomo. Il ministro dell'Ambiente conta di chiarire con un contatto diretto col premier Berlusconi la vicenda legata alla norma (cassata) sulla "tracciabilità" dei rifiuti che l'ha portata all'uscita dal Pdl, la scorsa settimana. Vicenda che per la Prestigiacomo "resta aperta" nonostante le rassicurazioni del presidente del Consiglio durante la conferenza stampa di fine anno ("Caso chiuso"). Un magma in ebollizione, tra i pidiellini di governo. Con l'affare Carfagna appena archiviato e altri ministri insoddisfatti. Il responsabile dei Rapporti col Parlamento Elio Vito - raccontano i pidiellini che gli hanno parlato - per nulla contento della gestione del ddl Gelmini al Senato da parte della "straripante" collega. Lui si tiene fuori dal dibattito politico da oltre un mese e il 14 dicembre si è presentato in aula solo al momento della chiama per uscire subito da Montecitorio. Il ministro dell'Agricoltura Giancarlo Galan invece lamenta la guerra quotidiana con gli "avversari" leghisti che a marzo lo hanno sfrattato dalla Regione Veneto. Sulla gestione della Sanità nella sua ex Regione come sulle quote latte e infine sull'"opa" del Carroccio sulle banche venete, negli ultimi tre mesi è stato un muro contro muro continuo. La Lega non perde occasione per attaccarlo sulle politiche agricole. Lui resiste. Per ora.
la Repubblica
27 Dicembre 2010
Sfiducia e "sgarbi" di Tremonti ora Bondi pensa alle dimissioni
CA
Carmelo Lopapa
la Repubblica
Il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha annunciato le sue dimissioni dopo la negazione dei fondi per lo spettacolo. Ha espresso "grande amarezza" e "disincanto" per la decisione, che lo spingerebbe a "rafforzare il governo". La scelta è stata motivata anche da ragioni politiche, poiché la sfiducia individuale ha alte probabilità di essere approvata alla Camera. Il premier Berlusconi potrebbe aver bisogno di un ministro più fedele per il minirimpasto annunciato per gennaio.
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Bene culturale
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