Porto Sant'Elpidio "Distruggere la casa paterna, titolava un articolo scritto oltre dieci anni fa da Evio Hermas Ercoli contro l'abbattimento del Municipio di Porto sant'Elpidio sulla rivista di cultura marchigiana Cento città. La battaglia ha avuto in questi giorni un triste epilogo con la demolizione effettuata in tutta fretta dell'edificio". Dall'ordine degli architetti della provincia di Macerata arriva una pacata e allo stesso tempo severa censura contro chi ha preso la decisione di demolire l'ex palazzo comunale. In verità non si tratta del primo palazzo comunale nella breve storia di Porto Sant'Elpidio dalla sua autonomia, ce ne fu un altro, stava a Villa Murri, e ancora prima degli uffici erano nelle casette dove oggi c'è il bar Aragno o in prossimità. Ma da quel 1952, anno dell'autonomia del Porto, erano ancora tutte sedi provvisorie fino a quando nel '55 si decise di dare una casa dignitosa e completa al palazzo del governo comunale, e dove se non nella piazza centrale. Il progetto di quel palazzo, raso al suolo durante il ponte dell'Immacolata in tempo da record e nel più totale silenzio, è un progetto di pregio. A redigerlo fu l'architetto Paolo Castelli, classe 1924 e tessera numero uno dell'Ordine degli architetti della Provincia di Macerata. Uomo d'arte e di cultura (è membro dell'antica Accademia dei Catenati), a suo tempo Ispettore onorario della Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici delle Marche, presidente di Italia Nostra, anche segretario regionale dell'Ordine degli architetti. Tra l'altro, proprio con il progetto del Comune di Porto Sant'Elpidio, quell'edificio appena raso al suolo, Castelli ha meritato una segnalazione nel premio Inarch 1962. "A nulla sono valsi gli appelli venuti da più parti - lamentano oggi ancora una volta gli architetti maceratesi - compreso il nostro Ordine provinciale, insieme a quello dell'allora ancora unica provincia di Ascoli Piceno, di Salvalarte e delle migliaia di cittadini che si erano espressi contro la demolizione". "Il miope disconoscimento di questo valore ha impedito che il progettista potesse invocare l'applicazione della legge di tutela del diritto d'autore ed impedirne la demolizione avocando a sé l'intervento". Questo il motivo della fretta e furia con cui il comune ha deciso e messo in atto come in un vero e proprio blitz la demolizione. "Ormai della 'casa paterna' - conclude l'Ordine - resta solo un mucchio di macerie e nella geografia dell'architettura contempranea marchigiana un vuoto inaccettabile". Roberto Rotili,
Porto S.ElpidioS.Elpidio a Mare. Il monito degli architetti. Documento dell'Ordine di Macerata contro la demolizione del Comune
Il Municipio di Porto Sant'Elpidio è stato demolito senza preavviso, causando grande sorpresa e delusione tra gli architetti e i cittadini. L'edificio, progettato dall'architetto Paolo Castelli, era considerato un valore storico e artistico. L'Ordine degli architetti della provincia di Macerata ha condannato la decisione del comune, affermando che il progetto di Castelli era di pregio e che la demolizione è stata un errore. Gli architetti hanno lamentato che il comune non ha rispettato le norme e che la demolizione è stata effettuata senza preavviso, causando un vuoto nella geografia dell'architettura contemporanea marchigiana. La demolizione è stata condannata anche da cittadini e associazioni culturali.
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