Soltanto poche settimane fa ci siamo letteralmente indignati per il crollo di Pompei. Puntuale è partita la ricerca dei «colpevoli», con il dito puntato contro questo o quell'altro personaggio a sentenziare ritardi, malfunzionamenti e quant'altro potesse giustificare siffatto avvenimento. Nessuno, se non la storica dell'arte Mary Beard, ha avuto il coraggio di affermare pubblicamente (nel caso di specie, dalle pagine del Corriere della Sera) una delle poche certezze attorno alla vicenda: i parchi archeologici, per definizione, sono soggetti a usura e, proprio per questo, le rovine non possono stare in piedi in eterno. Una visione per taluni forse semplicistica, ma che fissa in un fotogramma la realtà dei fatti: gli interventi di tutela possono prolungare la vita di un immobile, ma certo non ne garantiscono l'imperitura conservazione. Ciò è ancor più vero quando l'oggetto d'interesse è un edificio che sta in piedi da oltre due millenni, una vita tecnica che ha del miracoloso e che, pertanto, vive di un equilibrio imperfetto, per sua natura sottoposto a precarietà. Invece di cercare colpevoli per quanto avvenuto, quindi, è forse meglio concentrarsi sugli interventi di consolidamento che possono essere fatti. La via, peraltro, non pare essere quella dei privati (come credere che il capitale privato, che tende a remunerarsi, possa supplire alle difficoltà dell'ente pubblico?), ma quella del costante monitoraggio degli enti preposti, consapevoli che qualsivoglia attenzione non potrà risparmiare Pompei dagli attacchi del tempo, ma solo posticiparne gli effetti.
Pompei, la colpa non è solo umana
Il testo discute il crollo di Pompei e le conseguenze della sua ricerca. La storica dell'arte Mary Beard ha affermato che i parchi archeologici sono soggetti a usura e che le rovine non possono stare in piedi in eterno. Il testo sostiene che gli interventi di tutela possono prolungare la vita di un immobile, ma non ne garantiscono l'imperitura conservazione. Si suggerisce di concentrarsi sugli interventi di consolidamento piuttosto che cercare colpevoli per il crollo. Il testo conclude che la via per salvaguardare Pompei è quella del costante monitoraggio degli enti preposti.
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