Resta alta la tensione intorno all'area archeologica: nuove incertezze dopo il rinvio delle misure straordinarie La Cinquantaquattro firma ma due dirigenti diffidano il ministero: «Noi più titolati» Non sarà una passeggiata per Teresa Elena Cinquantaquattro, la più giovane (è nata nel 1964) soprintendente archeologa di sempre, che dalla prossima settimana, tra Napoli e Pompei, siederà - metaforicamente - sulla sedia che dal 1923 al 1961 fu di don Amedeo Maiuri. Senza contare De Franciscis, Zevi, Cerulli Irelli, Conticello, Guzzo, Salvatore, Proietti e Papadopulos, più o meno a lungo, soprintendenti dopo il 1961. Non ha ancora avuto le consegne dalla sua predecessora e fa sapere di non voler parlare fino a quando non si sarà insediata, anche per rispetto della soprintendente che l'ha preceduta. Si limita a far sapere di essere consapevole che non troverà una situazione facile. E in effetti non sarà una passeggiata, per diversi motivi: Pompei, la città, gli scavi tutti, sono allo stremo. Piccoli e grandi crolli si susseguono con cadenza giornaliera. Vuoi perché, come sottolinea un archeologo, profondo conoscitore del sito, che però chiede di rimanere anonimo, in quella città, usando una immagine cara agli automobilisti, non è mai stato fatto il "tagliando" e vuoi perché i problemi di Pompei non sono mai stati affrontati con razionalità». E non sarà una passeggiata anche perché il piano straordinario per Pompei, annunciato qualche settimana fa dal ministro Bondi, ieri l'altro è scomparso dal decreto Milleproroghe che è stato approvato in Com. E chissà quando sarà ripresentato e se ci saranno o meno paletti e aggiustamenti quando tornerà a essere discusso. E tra le altre, la soprintendente arriva, come osserva Claudio Calcara di Cisl Beni culturali, «in una situazione difficilissima fatta di crolli e di aspettative tradite». Di più. Sempre per il rinvio del Piano, la Cinquantaquattro non potrà contare nemmeno sulla velocizzazione delle procedure per progetti di salvaguardia, acquisizione di fondi, sponsor privati e taskforce di specialisti, come annunciato dal ministro Bondi. Insomma una situazione difficile. E magari resa ancor più complicata dalla stesura di una legge - sempre come ipotizzato dal ministro - che vedrebbe ritornare l'autonomia a Pompei. Questo significa che la sua nomina verrebbe ridiscussa e le due nuove soprintendenze rimesse in gioco. Ma, c'è dell'altro. Contro il suo incarico stanno per arrivare i ricorsi di altri archeologi: Angelo Maria Ardovino e Mario Pagano. «Per conto mio - sottolinea Ardovino che per diversi giorni, e prima dell'incarico affidato alla Papadopulos era stato soprintendente in pectore (gli era stato approntato persino il contratto) - faccio i miei migliori auguri, e ci mancherebbe, alla dottoressa Teresa Cinquantaquattro. Il mio ricorso è stato presentato per quello che è stato fatto prima (il riferimento è all'incarico trimestrale avuto a interim da Jeannette Papadopulos, ndr). Si accumula tutto. Ecco. Io dico solo che il ministero ha delle forti pecche che prima o poi verranno accertate in sede civile e penale». «Lunedì scorso - osserva dal canto suo Pagano - non appena abbiamo saputo che si stava per designare un nuovo responsabile a capo dell'ufficio della Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei, con il mio avvocato abbiamo avviato un procedimento di diffida per il ministero dei Beni culturali. Quindi, non appena avremo in mano la documentazione procederemo a stilare un ricorso avverso quella nomina. E questo sia perché è stata commessa una palese violazione della legge sia perché non si è tenuto conto dei titoli da me posseduti e che includono, oltre il servizio già svolto da Soprintendente nel Molise e a Caserta, trecento pubblicazioni sull'aera vesuviana e in particolare sui siti di Pompei e Ercolano».