Sono stati gli esercenti e le major americane a far saltare l'intesa sull'aumento del biglietto per finanziare il cinema. Purgatori attacca: «Mai più manifestazioni insieme all'Agis». Quando parla di «ricostruzioni fantasiose della stampa» il ministro Sandro Bondi non si riferisce al Riformista. Perché le cose sono andate esattamente come raccontate ieri in prima pagina da questo giornale. C'era, fino a mercoledì mattina, un accordo tra governo, produttori, esercenti e distributori (con tacito assenso degli autori) al fine di introdurre un contributo straordinario di un euro sul biglietto, in modo da recuperare risorse stabili per il cinema. Circa 120 milioni di euro all'anno: 90 per finanziare il tax-credit e 30 per rimpolpare il Fus. Solo in extremis, a provvedimento messo nero su bianco, gli esercenti, d'accordo coni distributori Usa, hanno deciso di sfilarsi, temendo di passare per quelli che aumentano il biglietto sotto Natale. Come se non l'avessero già fatto, autonomamente, negli ultimi mesi. La conferma, con tutte le avvertenze del caso, viene proprio dal ministro. Il quale spiega che la decisione - in buona misura risibile - di prorogare per solo sei mesi gli incentivi fiscali «è stata assunta perché l'ipotesi di un aumento di un euro del prezzo del biglietto del cinema, oltre a essere un aggravio per le famiglie e i cittadini, aveva bisogno di una maggiore condivisione e di tempi più lunghi per essere discussa». Bondi si dice convinto della «necessità di rendere stabili, se non addirittura permanenti, le misure di tax credit per l'industria cinematografica», e in quel senso promette di battersi «in questi sei mesi, in modo da arrivare a una norma definitiva». Difficile credergli dopo tanti annunci. Ma una novità c'è: «Se il mondo del cinema, come dimostrano molte dichiarazioni odierne, ritiene che l'aumento del prezzo del biglietto possa essere una misura accettabile, allora non ho nulla in contrario che, in sede di conversione del decreto, gli approfondimenti tecnici possano proseguire, trovando eventualmente piena espressione nel testo di legge o in un successivo provvedimento. A questo fine, indirò al più presto una riunione con tutti i rappresentanti del mondo del cinema per ascoltare ogni proposta in merito e arrivare a un accordo condiviso». Gli esercenti, specie quelli raccolti nei grandi circuiti The Space e Uci, fino a mercoledì pronti addirittura a smontare i film italiani nelle sale in segno di protesta contro il ventilato rincaro del biglietto, capiranno di aver sbagliato? E le major hollywoodiane - ossia Warner Bros, Sony, Universal, Disney, Fox - faranno altrettanto? intanto, mentre Walter Veltroni attacca il governo «per aver in un sol colpo cancellato gli impegni di reintegrare il Fus e reso del tutto incerto il futuro in un misto di indifferenza e di vera e propria volontà di demolizione», l'associazione 100 Autori convoca d'urgenza i cronisti alla Casa del cinema per fare il punto della situazione. «Quanto successo non è solo gravissimo, si configura come un corpo mortale al cinema italiano», accusa lo sceneggiatore-giornalista Andrea Purgatori. Ce n'è per tutti, naturalmente. Per il governo: «La proroga fino a giugno delle misure fiscali suona offensiva quanto inutile. Riguarda solo i set in corso e quelli che partiranno con l'inizio del nuovo anno. Come si fa a mettere in cantiere un film sapendo che tra sei mesi il provvedimento scade?». Per Bondi: «Una futura carriera come ministro dei multiplex. Deve dimettersi per manifesta incapacità. Se non lo farà c'è da augurarsi che la mozione di sfiducia parlamentare a gennaio lo mandi a casa». Per Paolo Protti, presidente dell'Agis-Anec: «Dovrebbe vergognarsi. S'è complimentato col governo per quella farsa di tax-credit. Non è riuscito a portare a casa neppure un euro per il Fus. Ha fatto muro insieme ai distributori americani sostenendo che il biglietto non andava toccato. Per questo non ci siederemo più a un tavolo con l'Agis». Per il Codacons: «Soggetto molto curioso. Perché non si è mosso prima, quando gli esercenti aumentavano fino a 12 euro il prezzo del biglietto per i film in 3D?». Per le case hollywoodiane: «Ciascuno vede i film che vuole dove vuole, ci mancherebbe. Noi non ce l'abbiamo col cinema americano. Ma, a questo punto, vorremmo sapere se siamo un Paese autonomo o subordinato agli interessi di lobby straniere. E soprattutto: siamo proprio certi che le major paghino in Italia le tasse come dovrebbero?». Toni molto acuti, non sarà facile nell'immediato ricompattare il fronte, anche se l'Anac, l'altra storica associazione degli autori, invita a «non disperdere la preziosa convergenza unitaria che ci ha visti (e dovrà vederci) insieme nella rivendicazione dei nostri diritti». A dopo Natale.
Bondi ammette: L'intesa c'era. 100 autori: Ministro multiplex
Il governo italiano ha deciso di prorogare per sei mesi gli incentivi fiscali per il cinema, ma gli esercenti e le major americane hanno deciso di sfilarsi, temendo di aumentare il prezzo del biglietto. Il ministro Sandro Bondi spiega che la decisione è stata presa per evitare di aumentare il prezzo del biglietto, che sarebbe stato un aggravio per le famiglie e i cittadini. Il governo ha anche promesso di battersi per rendere stabili le misure di tax credit per l'industria cinematografica. Gli esercenti e le major americane hanno deciso di protestare contro l'aumento del prezzo del biglietto, che temono di passare per quelli che aumentano il prezzo del biglietto.
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