DECRETO SULLO STELVIO - "Scempio in cambio di voti" Non vuole arrendersi a "uno scempio dell'ambiente, autorizzato per uno scambio di voti". E si appella al presidente della Repubblica Napolitano: "Non firmi quel decreto". Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fondo ambientale italiano, spera ancora di fermare il decreto legge che smembra la gestione del Parco nazionale dello Stelvio, distribuendola tra vari enti locali di Lombardia e Trentino Alto Adige e il ministero dell'Ambiente. Secondo molti, una cambiale del governo per la fedeltà dei due deputati del Südtiroler Volkspartei, che il 14 dicembre s'erano astenuti sul voto di sfiducia. A convincerli, un testo che assegna competenze sul parco anche alla provincia autonoma di Bolzano, feudo elettorale dell'Svp. Signora Crespi, che ne pensa del decreto? Si tratta di una cosa indecente, orrenda. Si vende un pezzo di territorio in cambio di voti: un momento di grande degrado della politica, che provocherà uno scempio ambientale. Perché lo smembramento è così dannoso? Quando si frammenta, è sempre una cosa negativa, perché si crea confusione sulle competenze, non si capisce più chi deve fare cosa. Lo si è visto anche con le prime deleghe sul parco ai comuni: una scelta che ha provocato autentici disastri. Tanto più che le amministrazioni non possono più contare sui soldi dell'Ici. Quanto vale gestire il parco? Tanto. Da un parco nazionale puoi ricavare molto denaro, rendendo alcune aree edificabili, costruendoci strade o dando il permesso di caccia. Anche il ministro dell'Ambiente Prestigiacomo era contrario al decreto... Si è battuta, è vero, ma poi ha fatto subito la pace. E allora mi chiedo: a cosa serve battersi? Il Consiglio regionale della Lombardia aveva votato contro lo smembramento. Non solo: noi del Fai avevamo lanciato un appello contro il decreto, raccogliendo moltissime firme. E poi va ricordato che le aree naturali protette fanno parte di un sistema sovranazionale. L'Italia aderisce alla Convenzione per la protezione delle Alpi, sottoscritta dai paesi alpini e dall'Unione europea. L'ha anche ratificata con un'apposita legge. Eppure il Consiglio dei ministri ha tirato dritto. Cosa si rischia adesso? Il rischio è quello di danni irreparabili per un parco che è una preziosa fonte di ossigeno, fondamentale anche per il mantenimento della biodiversità. Non dimentichiamoci poi le conseguenze per il turismo. I parchi nazionali attirano tantissimi turisti, in gran parte giovani. Il Fai ha commissionato delle ricerche, da cui emerge che i ragazzi sono interessatissimi al tema dell'ambiente. Ed è innanzitutto per loro che bisogna portare avanti questa battaglia. Diverse associazioni invitano Napolitano a non firmare il decreto. Condivide? Certo: a nome del Fai, anch'io gli chiedo di non firmare. Anche perché questo provvedimento rappresenta un precedente molto pericoloso: presto, anche altre regioni e province potrebbero tentare di prendersi i parchi. Qual è la situazione dei parchi nazionali? Drammatica. Tremonti ha dimezzato i macro-contributi, e così i parchi dovranno licenziare molto personale. Le aree protette non saranno più presidiate in modo adeguato: non si potranno più fermare i bracconieri, o prevenire e spegnare incendi. In pratica, non si potranno più gestire i parchi, che sono tutti in grave pericolo. Il governo risponde sempre che i tagli sono necessari per la crisi, e che li fanno anche nel resto d'Europa... Guardi, anche la Germania era in difficoltà, eppure la Merkel non ha toccato le risorse per l'ambiente, la cultura e la ricerca. Questi sono settori fondamentali per il futuro di una nazione. Non si può tagliare sulla natura e sul paesaggio. L'ambiente è anche bellezza: un bene che ha un valore inestimabile. Lei spera ancora in una soluzione, vero? Noi del Fai non vogliamo rassegnarci. Anche perché c'è un fatto che deve essere chiaro: quando un parco va in rovina, non lo puoi recuperare. È morto, per sempre.
DECRETO SULLO STELVIO - Giulia Maria Crespi (Fai) : "Scempio in cambio di voti"
La presidente onoraria del Fondo ambientale italiano, Giulia Maria Crespi, si oppone al decreto legge che smembra la gestione del Parco nazionale dello Stelvio, distribuendola tra vari enti locali di Lombardia e Trentino Alto Adige e il ministero dell'Ambiente. Crespi considera il decreto un "scempio" e un "momento di grande degrado della politica" che provocherà uno scempio ambientale. Il decreto è stato autorizzato per uno scambio di voti tra i deputati del Südtiroler Volkspartei. Crespi spera di fermare il decreto firmando un appello al presidente della Repubblica, Napolitano, e invita le associazioni a unirsi a lei.
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