Per chiunque abbia una conoscenza anche vaga della storia dell'arte italiana, la notizia è allucinante: tra pochi mesi la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo di Caravaggio potrebbero essere smontate dalla Cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo a Roma per essere esposte presso il Museo Diocesano di Napoli. Il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno, proprietario della chiesa, avrebbe già dato il suo assenso, e Carmen De Rosa, responsabile del Diocesano, ha dichiarato che «sarebbe per il Museo un'ottima occasione, che confermerebbe la nostra struttura come importante attrattore turistico e culturale, dopo lo straordinario successo, lo scorso dicembre, della mostra con i due Crocifissi di Michelangelo a confronto» . L'unica cosa che condivido è che c'è un nesso evidente tra lo sciagurato precedente 'michelangiolesco'e l'attuale progetto. Se quest'ultimo andasse in porto assisteremmo all'ennesima catastrofe culturale, e spero che la Soprintendenza di Roma (cui spetta l'ultima parola) abbia la forza di bloccare questa nuova, cinica speculazione sulla pelle del patrimonio artistico italiano in generale e di Caravaggio in particolare. Le due tele si trovano ancora nella cappella per cui furono dipinte nel 1601. Esse fanno parte di un ecosistema artistico e religioso sostanzialmente intatto, che comprende le altre opere volute da Tiberio Cerasi, tesoriere di Clemente VIII: l'Assunzione della Vergine di Annibale Carracci e l'architettura stessa della cappella, opera di Carlo Maderno. Solo se si vedono nella stretta cappella e nelle condizioni di luce per cui sono stati pensati, è possibile capire la composizione e la luce dei due dipinti di Caravaggio. E solo se essi rimangono ancorati alla loro funzione originaria e alla tomba di chi li ha voluti, riescono a conservare il loro senso storico, religioso e morale. Oggi quei quadri non dovrebbero lasciare la cappella nemmeno per partecipare alla più importante ed eletta mostra monografica dell'artista: ma pensare di esporli in una città che dista poco più di un'ora di treno, senza uno straccio di pretesto culturale né di progetto scientifico, ma solo per attrarre turisti, è un'idea che rivela un'ignoranza e una protervia davvero monumentali. Siamo ormai all'apice della oscena moda delle ostensioni di singoli capolavori: non basta più pescare a caso un Leonardo o un Tiziano da un museo e costruirci intorno una campagna stampa, ma si arriva a lacerare allegramente un nucleo storico miracolosamente conservato. Per far davvero conoscere un'opera d'arte bisogna pazientemente ricostruirne il contesto storico e artistico, e la rete di rapporti figurativi che le danno senso: qui si vorrebbe fare esattamente il contrario, violando un contesto che una volta tanto ci è pervenuto intatto. E che sia un museo di matrice religiosa a voler violentare due opere sacre e una cappella consacrata fa capire che siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Il cardinale Sepe ha predicato il Giubileo napoletano senza risparmiare critiche agli attori della vita civile e culturale. Bene: ora potrebbe dare per primo il buon esempio. In un Paese in cui nessuno fa il proprio mestiere, egli potrebbe lasciare il turismo agli assessori, e le mostre agli storici dell'arte. E lasciare che il Museo Diocesano faccia il museo: cioè un luogo di cultura, e non una location a ore per matrimoni o un'agenzia di eventi mediatici culturalmente desertificanti. Del resto, se Sua Eminenza desidera dimostrare il suo amore per l'arte sacra non ha che l'imbarazzo della scelta, visto che le chiese di Napoli ci stanno cadendo sulla testa.
NAPOLI - L'arrivo di Caravaggio? Una sciagura
La Cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo a Roma potrebbe ospitare due capolavori di Caravaggio, la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo, per essere esposti al Museo Diocesano di Napoli. Il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno ha dato il suo assenso, ma la Soprintendenza di Roma potrebbe bloccare il progetto. Le due tele sono state dipinte nel 1601 e fanno parte di un ecosistema artistico e religioso intatto. Il loro smontaggio potrebbe essere un'occasione per far conoscere l'arte sacra, ma la loro esposizione in un museo potrebbe essere un'occasione per attrarre turisti.
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