Niente vendita: parola di Soprintendenza. Lecce e Bari non hanno dubbi: l'ex ospedale dello Spirito Santo, luogo-simbolo del centro storico a due passi da porta Rudiae, resterà allo Stato una volta che sarà formalizzato il vincolo. A Roma, e cioè nelle sedi ministeriali, dovranno prenderne atto fugando così ogni dubbio legato ad un iter che tarda a completarsi.... Niente vendita, dicono alla Soprintendenza ai beni architettonici anche se il "fantasma" della trattativa con i privati è ancora lì che aleggia. Lo dice Giacinto Leone, direttore della vicina Accademia delle belle arti di Lecce e primo a lanciare l'allarme per le sorti dell'ex complesso militare cinquecentesco progettato dall'architetto Gian Giacomo dell'Acaya: «Perché, nonostante le mille dichiarazioni a garanzia, l'immobile è ancora nelle mani della società Fintecna "delegata" dal ministero delle Finanze all'alienabilità mediante trattativa privata dopo il passaggio di consegne da parte dell'Agenzia del demanio. E, allora, si tratta di tenere alta la guardia continuando a far pressing sulle istituzioni». Certo è che a Bari, in Soprintendenza, non se ne sono - stati con le mani in mano. Una lettera all'indirizzo del ministero dei Beni culturali e delle Finanze è già partita quando la notizia della vendita è finita sulla stampa: hanno preso carta e penna in Sovrintendenza e hanno fatto capire che il valore storico dell'immobile era tale che quella procedura di vendita risultava quantomeno anomala tanto più che l'Agenzia del demanio non aveva mai mosso un dito. Sottolineando, tra l'altro, come, sempre negli uffici della Sovrintendenza, non fosse neanche pervenuta la cosiddetta richiesta di verifica dell'immobile che ogni procedura di vendita dovrebbe prevedere. Questo per dire che a Bari non ci pensano neanche a fare marcia indietro rispetto a quanto dichiarato dal sovrintendente Gian Marco Jacobitti appena qualche settimana fa: «L'ospedale dello Spirito Santo di Lecce non potrà essere messo in vendita». Qualcuno, per la verità, è tornato ad allarmarsi. Nessun pericolo, però, perché l'architetto Antonio Bramato, sovrintendente a Lecce, sta già lavorando alla relazione con l'analisi storico-culturale-artistica dell'immobile con la documentazione fotografica in allegato. Lo prevede la procedura e saranno i contenuti di questa relazione a determinare il grado di restritti-vità del vincolo che Jacobitti "firmerà". Difficile, comunque, che, non si vada verso un vincolo "forte" con tanto di stop previsto all'interno dell'atto formale: lo dicono i documenti, lo dice la prassi e, soprattutto, lo chiede buona parte della città. Restano da definire i tempi perché tutti si aspettavano che ci si muovesse in modo più celere. Si parla, infatti, di una o due settimane di tempo per approdare alla firma del vincolo ma certo è che a Roma, al ministero dei Beni culturali e al ministero delle Finanze, ben poche novità sono emerse nonostante le rassicurazioni, più o meno ufficiali, arrivate da Giuliano Urbani o dall'entourage del neo ministro Domenico Siniscalco. Con la conseguenza che, a tutt'oggi, Fintecna resta titolare del bene e, fino a prova contraria, pronta, in qualsiasi momento, ad avviare le procedure per la vendita dell'immobile. Tanto da far dire, sempre al direttore Giacinto Leone, «che è bene tenere gli occhi ben aperti e chiedere, ancora una volta, che l'Ospedale dello Spirito Santo torni nelle mani dell'Agenzia del demanio».
La Soprintendenza: L'ex Ospedale non sarà venduto
L'ex ospedale dello Spirito Santo a Lecce, un luogo storico nel centro della città, non sarà venduto. La Soprintendenza ai beni architettonici ha confermato che l'immobile, progettato dall'architetto Gian Giacomo dell'Acaya, sarà formalizzato come luogo-simbolo del centro storico una volta che sarà stata completata la procedura di vincolo. La società Fintecna, delegata dal ministero delle Finanze, ha iniziato una trattativa privata per la vendita dell'immobile, ma la Soprintendenza ha espresso la sua opposizione. A Bari, la Soprintendenza ha già inviato una lettera al ministero dei Beni culturali e delle Finanze per esprimere la sua preoccupazione per la procedura di vendita.
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