La Soprintendenza si accinge a trasmettere alla Procura l'elenco dei beni di proprietà comunale «Questa città mi ha dato tanto e sento il bisogno di ricambiarla con tutto l'amore e la passione che sento» La sovrintendenza ai beni culturali di Catania è in procinto, già forse entro la fine di questo mese o al massimo entro gennaio, di trasmettere alla Procura di Catania i risultati sul riscontro dei beni archeologici custoditi al Castello Ursino. La notizia circola da giorni in ambienti del Comune ed è stata confermata dalla stessa sovrintendenza che al termine di un lungo e meticoloso lavoro ha inventariato tutti i tesori archeologici della collezione comunale. Il riscontro sui beni storici artistici è stato già inviato alla Procura più di sei mesi fa. Saranno adesso i magistrati etnei ad appurare, con i riscontri della sovrintendenza su tutti i beni delle collezioni del maniero, se in effetti e in che quantità e spessore culturale le collezioni del castello Ursino, rimaste nei sotterranei del maniero per troppi anni, sono state impoverite negli anni da «prestiti» e sparizioni. La denuncia di queste presunte «sparizioni» venne presentata nel novembre del 2007 dall'ex assessore alla Cultura di Catania, Silvana Grasso. Era il novembre 2007 quando l'assessore Grasso si presentò alla Polizia per denunciare la presunta sparizione dal castello di 51 tele di pittori del 600. Qualche giorno seguente Silvana Grasso denunciò un altro episodio di spoliazione dei beni del castello. Un preziosissimo vaso attico del V secolo a. c. si trovava in mostra al Comune di Grenoble, donato nel 1961 dall'allora sindaco di Catania in occasione di un gemellaggio tra le due città. Di misterose sparizioni e di presunti «prestiti» allora si parlò per giorni e giorni e questa vicenda interessò anche Sgarbi che plaudì all'azione della Grasso. Adesso dopo tre anni di attesa si chiude il primo capitolo interessante di tutta la vicenda: quello di capire in effetti quante di queste opere sono realmente sparite dai depositi dal 1987, quando il museo è stato smontato e chiuso e chi potrebbe averle ancora in custodia o se al contrario tutte le opere per cui era stata denunciata la scomparsa sono improvvisamente riapparse. Ad esempio si parlò anche della sparizione di un olio su tela di Reimbrandt, raffigurante un monaco che tiene in mano una mazza, e di un dipinto di Guido Reni raffigurante una figura seminuda. Nei primi giorni della denuncia si parlò anche della scomparsa di una collezione di monete d'oro di epoca greca e romana della collezione Biscari. Non è un mistero che dal dopoguerra sino a pochi anni fa, in occasione della visita di qualche ospite illustre a Catania, dalle collezioni del castello venivano prelevati quadri per abbellire i palazzi del governo e il Comune e poi questi quadri non venivano restituiti, restando appesi nelle stanze dei palazzi. E anche a questi «trasferimenti», alcuni dei quali richiesti anche verbalmente, si riferiva l'assessore Silvana Grasso che ha sporto denuncia perché d'un tratto al castello chiuso si era persa contezza di questi «prestiti» e nessuno sa se, e in quali passaggi, di alcune opere se n'è persa traccia. Adesso i riscontri possono certificare lo stato dei fatti e appurare se ci sono stati furti o si tratta soltanto di prestiti. 23122010
SICILIA - I tesori di Castello Ursino: inventario verificato
La Soprintendenza ai beni culturali di Catania sta per trasmettere alla Procura di Catania i risultati di un lungo lavoro di inventario dei beni archeologici custoditi al Castello Ursino. La denuncia di sparizioni di opere d'arte è stata presentata nel 2007 dall'ex assessore alla Cultura Silvana Grasso. La sovrintendenza ha già inviato i riscontri più di sei mesi fa, ma adesso i magistrati etnei saranno a capo di un nuovo lavoro per verificare se ci sono stati furti o se le opere sono state semplicemente prestate. La vicenda coinvolge anche la scomparsa di opere di artisti come Reimbrandt e Guido Reni, nonché di monete d'oro di epoca greca e romana.
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