Professor Settis, i crolli di Pompei non sono isolati. In tutta Italia ci sono siti archeologici che si stanno deteriorando e rischiano di scomparire. Di chi è la colpa? «Ci sono due fattori, in parte imputabili all'attuale ministro Sandro Bondi, in parte no. Il primo è la mancanza di risorse. Attenzione: sono sempre state insufficienti negli ultimi anni. E Romano Prodi, che aveva promesso di incrementarle, dopo l'elezione del 2006 non lo fece. Solo che l'attuale governo le ha addirittura tagliate di 1,5 miliardi. In più sono tagli fatti alla cieca, senza analizzare le situazioni. Se io ho il rubinetto che perde e non chiamo l'idraulico, prima o poi la casa si allaga. Non è solo il calo di fondi, però". Qual è la seconda causa? «La mancanza di assunzioni da vent'anni. Non c'è il turn over del personale, anzi sempre più addetti sono spinti verso la pensione. Il dirigente dell'archeologia Antonio De Caro è stato costretto a lasciare a 60 anni, senza essere sostituito. Così è ovvio che il nostro patrimonio è destinato a scomparire". Fra Pompei e gli altri siti, qual è la situazione reale in Italia? «A Pompei c'è un crollo a settimana, di patrimonio abbandonato ce n'è uno al minuto. E non sembra esserci una via d'uscita. Senza soldi e senza personale non si va da nessuna parte. Anzi, il fatto che ci siano questi crolli può fare comodo al governo". In che senso comodo? «Nel senso che favoriscono la politica del ministro Bondi, tutta protesa al commissariamento. Ogni volta che succede qualcosa accusa il sovrintendente e commissaria. Anche se, come abbiamo visto, i ben due commissari di Pompei non sono serviti a nulla". Lei ha appena pubblicato per Einaudi il suo nuovo libro "Paesaggio Costituzione Cemento". Una denuncia che allarga il campo al paesaggio italiano, che sta scomparendo. «Denuncia una situazione paradossale. L'Italia è il paese con lo sviluppo demografico più basso d'Europa e il consumo di territorio più elevato. Per ogni nuovo nato stiamo costruendo quaranta appartamenti. Questo apre le porte a una sicura crisi". Forse perché è l'investimento più sicuro. In tempi di crisi economica. «Al contrario. Il piano casa e la mentalità diffusa che il mattone sia l'unico investimento appartiene a una visione contadina che rievoca ancora il culto del benessere e l'ancestrale timore della povertà. Investire in costruzioni in questo contesto è un discorso cieco che ferma il Paese, anziché spingerlo". Dovrebbe intervenire la politica? «L'Italia ha un sistema legislativo molto antico su questi temi, che risale al 1920 con il ministro Benedetto Croce, poi rivisto nel 1939 da Bottai. La tutela del paesaggio è inserita nella Costituzione, unico paese in Europa. Il problema è che questa legislazione avanzata non funziona". Perché? "Il fatto che le leggi non vengano applicate nella realtà si può spiegare con un sistema che nel libro descrivo in maniera dettagliata. Uno dei problemi centrali è il mancato raccordo fra Stato e Regioni. A cui si aggiunge un costante conflitto fra privato e pubblico". C'è una soluzione? «La Corte costituzionale sta difendendo il paesaggio ed è oggi su questo fronte il maggiore baluardo. Ma se guardiamo dalla finestra di casa ci rendiamo tutti conto che non basta. L'attenzione dell'opinione pubblica, però, sta crescendo. Non è ancora sufficiente ma aumenta. Il Fai e Italia nostra stanno facendo un grande lavoro, così come la rete di comitati promossa da Asor Rosa".