Il sabotaggio della tassa cinepanettone Adesso tutti negano, ma l'accordo c'era, eccome, e per nulla dei peggiori. Lo fa per primo il ministro Sandro Bondi: «Smentisco categoricamente che il decreto Milleproroghe preveda l'istituzione di un contributo speciale di un euro sui biglietti di ingresso al cinema. Ogni altra notizia al riguardo è fuorviante e priva di fondamento». A seguire Paolo Protti, presidente di Agis-Anec, l'associazione degli esercenti: «Smentisco che siano in programma generalizzati aumenti del biglietto a seguito di una ipotetica tassazione che avrebbe dovuto colpire il settore». Infine il ministro Giulio Tre-monti: «La notizia sull'istituzione di un contributo speciale di un euro sui biglietti d'ingresso, che sarebbe contenuta all'interno del decreto Milleproroghe, è totalmente priva di fondamento». Non è andata così. Del provvedimento, già stampato, si sarebbe dovuto discutere ieri mattina in Consiglio dei ministri se gli esercenti cinematografici, in particolare i grandi circuiti The Space e Uci, spalleggiati dalle case hollywoodiane (Fox, Universal, Warner Bros, Sony, Disney), non avessero puntato i piedi all'ultimo momento, martedì sera, minacciando «ritorsioni e turbolenze», addirittura di smontare i film italiani in sala. L'idea del governo, messa a punto dopo lunga serie di incontri, era semplice. Introdurre un contributo straordinario di un euro sul biglietto, naturalmente non tassabile, in modo da reperire in modo massiccio e sistematico risorse da destinare al settore. Diciamo circa 120 milioni di euro all'anno: 90 per finanziare tax-credit e tax-shelter, ovvero le misure di agevolazione fiscale, e 30 per rimpolpare quella porzione del Fus riservata al cinema d'autore. Volendo, un anticipo della cosiddetta tassa di scopo, sul modello di quanto accade in Francia, via via da estendere agli altri soggetti della filiera industriale. Sembrava fatta. Per l'Anca, la Confindustria del cinema, c'erano i sì di Paolo Ferrari, Giampaolo Letta e Riccardo Tozzi. Per l'Agis-Anec quelli di Paolo Protti, Carlo Bernaschi ed Enrico Di Mambro. Anche gli autori, attraverso Stefano Rulli, s'erano detti d'accordo, una volta tanto, con il governo, rappresentato dal capo di gabinetto di Bondi, Salvo Nastasi. Invece, in extremis, è arrivato il ripensamento degli esercenti, spaventati all'idea di passare per quelli che aumentano il prezzo del biglietto alla vigilia di Natale. A quel punto, invece di difendere la scelta, il ministro ha fatto marcia indietro, smentendo tutto contro ogni evidenza. Intanto, dando fiato alle trombe della demagogia, il Codacons, il Pd e l'Italia dei Valori già parlavano di «caro-cinema», di «tassa cinepanettone», di «stangata di Natale». Sciocchezze. Non fosse altro perché nell'ultimo anno, quatti quatti, molti esercenti hanno tranquillamente ritoccato il prezzo del biglietto portandolo anche a 8,50 euro (11-12 per i più gettonati film in 3D), per non dire di Coca-Cola, popcorn e gelati. Non che il governo sia esente da colpe. Bisogna ricordare che il 27 ottobre scorso, alla vigilia del clamoroso blitz sul tappeto rosso del Festival di Roma, il ministro Bondi e il sottosegretario Gianni Letta convocarono in tutta fretta i cronisti a Palazzo Chigi annunciando misure straordinarie per il cinema. In quell'occasione promisero di rinnovare il tax-credit per tre anni e di riportare il Fondo unico per lo spettacolo 2011 al livello del 2010. Significava, in soldoni, una copertura di 240 milioni, 80 all'anno, per gli incentivi fiscali e un ritorno alla cifra di 404 milioni per il Fus contro i 260 previsti. Sembrò a tutti cosa fatta, nonostante la cautela di Letta: «Compatibilmente con le esigenze di bilancio e i conti dello Stato», perché «la situazione generale del Paese richiede una valutazione globale e unitaria entro la fine dell'anno». Arrivato il 22 dicembre, a Palazzo Chigi hanno capito che le cose sarebbero andate diversamente. Il reintegro del Fus? Neanche a parlarne. Quanto al rinnovo triennale delle misure fiscali si sono trovati appena 45 milioni, tali da garantire la copertura del tax-credit solo fino a giugno 2011, poi si vedrà, sempre che nel frattempo non si sia andati a votare. I commenti non si sono fatti attendere. «Non è un provvedimento monco, è uno schiaffo, una presa in giro, nessun produttore programma a sei mesi», attacca Andrea Purgatori dei Cento Autori. Il giornalista-sceneggiatore ce l'ha particolarmente con gli esercenti, per aver sabotato l'intesa sul biglietto. «Pochi soggetti potenti, di cui conosciamo nome e cognome, hanno deciso di uccidere il cinema italiano per difendere i propri interessi di bottega. Li invito sin da ora a non farsi più vedere alle nostre manifestazioni, la pagheranno carissima». Di diverso tenore il giudizio di Giampaolo Letta, vicepresidente dell'Alca. «Sbaglia chi vede come una tassa sul cinema, una sorta di addizionale, il provvedimento sul biglietto. Avrebbe stabilizzato per tre anni i crediti di imposta, portato risorse aggiuntive in chiave di autofinanziamento. Per questo l'avevamo accolto con favore. Da quel che so anche gli esercenti erano d'accordo, salvo poi rimangiarsi tutto all'ultimo momento». Già.
Il Riformista
23 Dicembre 2010
Cinema, il giallo dell'accordo fatto e poi saltato
MI
Michele Anselmi
Il Riformista
Il ministro Sandro Bondi ha smentito che il decreto Milleproroghe preveda l'istituzione di un contributo speciale di un euro sui biglietti di ingresso al cinema. Paolo Protti, presidente di Agis-Anec, ha anche smentito che ci siano aumenti del biglietto a seguito di una ipotetica tassazione. Il ministro Giulio Tremonti ha confermato che la notizia sull'istituzione di un contributo speciale è "totale e assoluta" priva di fondamento. Il governo aveva proposto di introdurre un contributo straordinario di un euro sul biglietto, non tassabile, per reperire risorse per il settore.
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