Sparisce il piano straordinario annunciato da Bondi. Terremoto, tornano le tasse ROMA. Il decreto «milleproroghe» dice sì agli incentivi al cinema, ma ignora Pompei e Fondo dello spettacolo. Confermati per sei mesi gli incentivi per il settore cinematografico senza aumenti del biglietto, mentre una bozza inizialmente prevedeva una conferma per tutto il triennio 2011-2013 a fronte del rincaro dei biglietti di un euro. Aumento che è stato escluso dai ministeri dell'Economia e dei Beni culturali. Le risorse per la proroga al 30 giugno 2011 dei fondi per la tax credit e tax shelter per il cinema sono di 45 milioni di euro. Dal decreto è stato poi stralciato il reintegro per il Fondo Unico dello Spettacolo (Fus), che resta alla cifra di 258 milioni di euro. Una decisione che ha scatenato un fiume di proteste. Per la deputata democratica, componente della commissione Cultura della Camera, Emilia De Biasi, «la cosa più grave è il mancato reintegro del fondo. Un bel pacco di Natale al teatro, alla musica, alla lirica e alla danza che svela, ancora una volta, un governo senza vergogna nemico della cultura». «Si stringe la corda al collo della cultura italiana», dichiara anche il leader di Alleanza per l'Italia, Francesco Rutelli. Dal canto suo l'Associazione «100Autori» chiede le dimissioni del ministro Sandro Bondi o che il Parlamento voti la mozione di sfiducia nei suoi confronti. Ed è stato stralciato anche il Piano straordinario per Pompei annunciato nelle settimane scorse dal ministro Bondi dopo i crolli verificatisi nel sito archeologico. Prevedeva, tra l'altro, il ritorno della soprintendenza autonoma di Pompei con poteri più incisivi per la tutela del sito e un piano straordinario di manutenzione con aumento di personale tecnico e invio immediato di una task force di archeologi, di architetti e di operai specializzati per realizzare tutti gli interventi necessari. Nel provvedimento non figurerebbe infine neppure la proroga per i versamenti fiscali dei terremotati dell'Aquila. II sindaco Massimo Cialente sottolinea che «gli aquilani non potrebbero assolutamente sobbarcarsi ulteriori oneri economici. Se ciò fosse ha detto sarebbe la condanna di centinaia di piccole economie destinate al fallimento». Per oggi è stata convocata un'assemblea dei cittadini «per decidere aggiunge le migliori azioni di difesa».