Il 2011 sarà ancora un anno di 'stato d'emergenza' per i comuni del cratere. A 20 mesi dal sisma a decidere del futuro della città terremotata saranno ancora le ordinanze da Roma e il commissario Chiodi, in deroga alle norme. Eppure proprio il governatore appena tre mesi fa aveva garantito: «basta deroghe, d'ora in poi si rispetterà la legge». Invece se da una parte si esaltano la ricostruzione e la trasparenza dall'altra i fatti parlano di procedure veloci e ristrette per appalti e lavori, zero concertazione e potere assoluto degli enti pure infastiditi da qualche accesso agli atti di cittadini che avrebbero pure il diritto di vedere le carte. Già, perchè quello che è alle porte sarà probabilmente anche l'anno di nuove deroghe per snellire, così prevede la legge, la burocrazia che potrebbe rallentare il processo della ricostruzione. Tutto più veloce, insomma. Se per una Via (valutazione di impatto ambientale) l'iter naturale prevede due mesi di tempo, a L'Aquila si potrebbe risolvere tutto in meno di 15 giorni, con buona pace di chi, proprio in questi giorni, chiede una ricostruzione più meditata, condivisa, logica per non rischiare di creare una città-mostro (urbanisticamente parlando). Che lo stato di emergenza debba permanere almeno per i prossimi 12 mesi è stato deciso il 17 dicembre scorso, nell'ultima riunione del Consiglio dei ministri. La proroga dovrà essere ratificata dalla Gazzetta ufficiale, in uscita nei prossimi giorni. Il provvedimento si trascina dietro anche l'attività di Gianni Chiodi che continuerà quindi ad operare nel suo ruolo di commissario, così come prevede l'ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri n. 3833 dei mesi scorsi che recitava: «a partire dal 1 febbraio 2010 e per l'intera durata dello stato di emergenza, il presidente della Regione Abruzzo assume l'incarico di Commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma». Una garanzia per Chiodi quindi, questa proroga, che nel caso in cui non fosse arrivata lo avrebbe rivisto 'indietreggiare' al 'solo' compito di governatore di Regione (e commissario alla Sanità quale è da parecchio tempo, nonché assessore alla sanità ed un'altra serie di incarichi "minori"). Se da Roma l'emergenza fosse stata stoppata, infatti, al commissario sarebbero subentrate le autorità amministrative e territoriali nelle attività fino a oggi svolte dall'amministrazione straordinaria. Comuni, Provincia, sindaci, consiglieri comunali e esponenti politici locali sarebbero tornati a fare il loro dovere anche sulla intricata vicenda terremoto. Ma dovranno ancora aspettare. Gli amministratori eletti dai cittadini saranno estromessi dalle decisioni ancora per un anno. E potrebbe essere l'anno decisivo perché dopo la prima emergenza e l'avvio seppure stentato della ricostruzione privata, bisognerà di fatto riorganizzare la città stravolta dal terremoto e dalla protezione civile con la costruzione delle Case-dormitorio, nuovi quartieri satelliti di un centro città fantasma senza servizi. All'orizzonte, tra le nebbie, infatti si fanno avanti maxi progetti urbanistici che caleranno dall'alto sulla città e non senza qualche dubbio. SÌ ALLE DEROGHE Cosa vuol dire nella pratica mantenere in piedi ancora lo stato di emergenza? Con il provvedimento si punta alla snellezza dei tempi della burocrazia rispetto alle procedure normali, dicono da Roma, e infatti è confermata la possibilità di deroga su tutto il campo, con esclusione delle leggi comunitarie. Poi ci sono le famose ordinanze che piovono dall'alto e che probabilmente continueranno ad arrivare, così come successo negli ultimi anni. Viene smentito quindi, anche il proposito, di appena qualche mese fa, del super commissario che, dopo proteste continue da parte dei cittadini per le troppe deroghe e ordinanze romane, aveva assicurato: «per la nuova fase, quella della ricostruzione, si dovranno assolutamente rispettare le leggi e non si può lavorare in deroga a tutto come avveniva prima». Chiodi aveva assicurato che questo nuovo step del post sisma sarebbe stato in mano ai sindaci: «saranno loro», disse, «i veri artefici della ricostruzione. Senza di loro i piani di ricostruzione dei centri storici, che sembrano un po' fermi perché non si vedono, ma ci sono, non partiranno mai. È necessario, quindi, ribadire l'impegno e il lavoro che dovranno svolgere gli amministratori comunali e il mio ruolo di coordinamento e controllo sul loro operato». Ma sarà veramente così? I primi cittadini, dopo questa proroga, avranno veramente potere decisionale? C'è chi sospetta che non sarà proprio così e allora probabilmente anche il 2011 sarà un'annata contraddistinta dalle proteste, se è vero che una vasta fetta di aquilani chiede da quasi due anni una rinascita partecipata e dal basso. Di sicuro con questa proroga non saranno accontentati ma si augurano che a breve arrivi anche un'altra proroga, quella che riguarda il versamento delle tasse. D'altronde la gestione del sisma nei primissimi mesi post sisma non fa ben sperare ma c'è chi assicura che non accadranno più certe cose. Dopo il 6 aprile si è visto un po' di tutto per via dell'emergenza. Erano i tempi in cui tutti i poteri erano in capo alla Protezione Civile e a Guido Bertolaso, oggi in pensione e sostituito dall'ex prefetto de L'Aquila Franco Gabrielli. A quei tempi anche Chiodi stava a guardare e che con la scusa della somma urgenza gli enti pubblici sono stati completamente esautorati, sono state aggirate tutte le leggi urbanistiche del territorio, sono saltate tutte le procedure per gli appalti pubblici, decine e decine gli affidamenti diretti, e il 50 delle centinaia di milioni di euro affidati a ditte in subappalto "direttamente" e senza alcun controllo. Solo in quel periodo si calcola una spesa complessiva che supera i due miliardi di euro. Ma una emergenza che dura da due anni e in un momento in cui la città si sta avviando verso la ricostruzione può chiamarsi ancora tale? Questo è un dilemma. Comunque l'Abruzzo è in buona compagnia perchè nella stessa seduta del Consiglio dei Ministri si è deciso anche per altre proroghe di stati di emergenza più o meno 'consolidati'. Problemi in pratica non risolti nonostante l'arrivo di commissari ad acta e la necessità di continuare ad operare in deroga per uscire fuori dalle varie crisi. Così analogo provvedimento a quello aquilano si registra per lo stabilimento Stoppani nel comune di Cogoleto in provincia di Genova (l'emergenza dura dal 2006) o nel settore dei rifiuti urbani nel territorio della regione Calabria (emergenza iniziata nel 2008 con ben due cambi di commissari). Prorogato lo stato di emergenza anche per l'inquinamento delle aree minerarie dismesse del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese della regione Sardegna (caso scoppiato nel 2007) o a Roma nel settore del traffico e della mobilità, (dal 2009 ) e in Umbria per il terremoto del15 dicembre 2009. E poi ancora proroga in Campania e Puglia in relazione alla vulnerabilità sismica della galleria Pavoncelli (dal novembre 2009) o per gli insediamenti di nomadi in Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto (2008). Proroga anche per lo stato di emergenza dell'Aterno. Alessandra Lotti 22122010 8.37