A proposito delle polemiche e dello scandalo che hanno fatto seguito alla performance "Naked Lunch" di Moio e Sivelli, curata da Adriana Rispoli ed Eugenio Viola nella Project Room del museo Madre, mi è venuto in mente un aneddoto. Si racconta che il giovane Méliès, alla prima dellUbu Roi di Alfred Jarry, abbia zittito il pubblico scandalizzato che rumoreggiava con un lapidario: «Abbiate almeno il pudore di essere imbecilli in silenzio!». Era il 1896. E forse per gli spettatori di allora lo "scandalo" era ancora giustificabile. Oggi larte vive tra vecchi e nuovi assetti della circolazione mediale, tra memorie di repertori iconografici e letterari tradizionali e le prospettive aperte dal loro assorbimento e trasformazione nella nuova scena della rappresentazione globale. Ed è proprio su questi piani ambigui e metanarrativi che si muovono i due videomakers napoletani. Moio e Sivelli hanno eletto nei loro video (tutti visibili, a richiesta, nella Mediateca del Madre) la provocazione ironica, una brillante e disillusa riflessione sul valore dellarte, di cui sembrano voler sottolineare la sostanziale inutilità. Arte, quindi come cinica e decadente illusione, manipolazione e ciarlataneria della quale anche gli spettatori sono contemporaneamente succubi e artefici. Non a caso il pubblico appare spesso ripreso in situazioni ai limiti del grottesco. Partiamo dal titolo del loro ultimo lavoro, "Naked Lunch". «Comè noto ''Il pasto nudo" - ricordano Moio e Sivelli - è il titolo che Jack Kerouac diede al delirante romanzo di William Burroughs, lattimo raggelato in cui ognuno vede quello che cè in cima alla forchetta». Così come il romanzo è costituito da un insieme di testi disparati sulla tossicomania del suo autore e sulle sue allucinazioni, così il lavoro dei due artisti napoletani diventa il racconto cronenberghiano (tenendo presente anche il film di Cronenberg che porta lo stesso titolo) del processo che conduce alla genesi della creazione artistica. Moio e Sivelli giocano con il pubblico e con la forma allusiva del babà, strappando dolce e fruitori dal loro contesto abituale e inserendoli in una nuova, inconsueta relazione per avviare un processo di riflessione critica. Nei loro video, ogni elemento è frutto della manipolazione di un accadimento originario, così come la struttura stessa dei loro lavori, che nascono dal "furto" del linguaggio del documentario e dallo spiazzamento di questo stesso linguaggio nella zona estranea e straniante dellarte. Ha paradossalmente scandalizzato il nudo di una giovane critica e curatrice darte contemporanea, Elda Oreto. «Ma questa performance è in perfetta sintonia con la mia attività critica e curatoriale - dichiara Elda - non sono unartista, unattrice e nemmeno una performer. Mi sono soltanto divertita a partecipare a una cosa di Luigi Moio e Luca Sivelli, che sono due artisti italiani che stimo e che caratterizzano la loro ricerca tra la provocazione e la sorpresa che suscitano nel pubblico. Spesso la provocazione ha il corpo di una giovane donna che offre del cibo. Ma esse non sono mai un oggetto passivo del desiderio. Quando MoioSivelli mi hanno chiesto di lavorare con loro, ho risposto subito di sì, che per larte avrei fatto qualunque cosa. Non ci ho pensato troppo su, vivo a Berlino e avevo lontane notizie delle polemiche sul museo Madre. Non immaginavo che anche il mio gesto poteva rinfocolare una discussione fondamentalmente politica. Per me era una bella prova di forza e di coraggio. Una piccola scossa. Cerano difficoltà economiche, lazione è stata praticamente autoprodotta. Ma eravamo tutti contenti di fare insieme un gioco, anche uno sberleffo. Ho incontrato amici e colleghi e altri che lavorano nel mondo dellarte a Napoli. Il gioco consisteva nellinvogliarli a mangiare un babà. Alcuni erano molto imbarazzati davanti a una ragazza nuda, ma quasi nessuno si è sottratto al suo dolce. Una telecamera e dei fotografi riprendevano la scena». Al di là delle implicazioni provocatorie di questo lavoro, va notato che sono qui i presupposti duna critica darte esercitata con strumenti diversi da quelli della parola, cioè attraverso un metalinguaggio omogeneo alle arti della visione. Non cè quindi da stupirsi che sia una studiosa darte a partecipare allaffermazione della pura spettacolarità e del visivo sulla dimensione letterario-ermeneutica.
NAPOLI - MADRE, l'arte nuda
Il testo discute la performance "Naked Lunch" di Moio e Sivelli, curata da Adriana Rispoli ed Eugenio Viola nel Project Room del museo Madre a Napoli. La performance è stata oggetto di polemiche e scandalo, e il testo ricorda un aneddoto storico in cui il giovane Méliès aveva zittito il pubblico scandalizzato alla prima dell'Ubu Roi di Alfred Jarry. Il testo analizza la provocazione ironica e la disillusa riflessione sul valore dell'arte dei due videomakers napoletani, che sembrano voler sottolineare la sostanziale inutilità dell'arte.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo