L'esproprio del Petruzzelli? Un «uso non corretto dei poteri pubblici». Anzi: «un'idea ormai fossile». Di più: sarebbe come imporre «il "diritto del più forte", una categoria inaccettabile nella patria e per i discepoli di Moro e Dell Andro». La famiglia Messeni Nemagna, proprietaria del teatro, rispedisce al mittente senza mezzi termini l'ipotesi di espropriare il politeama. Ad avanzarla è stato l'altra sera, in un pubblico dibattito, l'architetto Gian Marco Jacobitti. già sovrintendente per i beni artistici e architettonici ed ora -dall'agosto scorso - salito alla qualifica di direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia: in pratica, il plenipotenziario amministrativo del Ministero sul territorio pugliese. Il sindaco, Michele Emiliano, per il momento non si pronuncia. A lui Jacobitti aveva formai-mente sottoposto la proposta considerando anche i suoi poteri di presidente della Fondazione, cui la legge approvata un anno fa conferisce il compito di ricostruire e poi gestire il teatro. Emiliano ha chiesto tempo per approfondire la questione sotto il profilo giuridico, e dunque non resta che aspettare. La famiglia proprietaria, invece, ha prontamente reagito. E con durezza. Per conto di Vittoria Messeni (proprietaria per una quota pari al 25), parla il figlio Francesco Garibaldi. «L'idea dell'esproprio - afferma - è venuta solo perché chi l'ha tirata fuori ha paura che la gente sappia come stanno andando le cose veramente». In che senso? «Jacobitti - spiega - ha negato a suo tempo l'accesso alle risorse ordinarie per il completamento dei lavori. E all'indomani del protocollo d'intesa per la ricostruzione, fu lui ad appaltare lavori solo parziali». Il restante 75 della proprietà affida la propria dichiarazione all'avvocato Ascanio Amenduni, che afferma: «L'esproprio è un'ipotesi del passato assolutamente esclusa e preclusa nel presente. Siamo pronti a contrapporre la forza del diritto e dei vincoli contrattuali (che non sono meri "regali") al "diritto del più forte"». Il legale cita espressamente un passaggio fondamentale del protocollo d'intesa firmato a Roma l'11 novembre di due anni fa, nel quale si precisa che le parti rinunciano «anche in via transattiva e definitivamente», a qualsiasi pretesa diversa da quanto contemplato negli atti che regolano il rapporto di concessione con la proprietà privata. Insomma, afferma Amenduni, «l'esproprio è come una cometa che passa periodicamente nel cielo del teatro Petruzzelli, fortunatamente senza causare nulla». Che allo stato non si possa procedere all'esproprio è il parere anche dell'avvocato Emilio Toma, già consulente legale della stessa direzione regionale del Ministero. Il quale però afferma: «Se viceversa con il termine esproprio ci si è intesi riferire all'acquisto dell'immobile, non posso che essere d'accordo: l'acquisto è oggi una strada doverosa in quanto l'immobile sarà sempre e comunque un contenitore di assoluto interesse e fruibilità pubblica per varie ragioni, e non ha senso che un ente pubblico paghi a vita un canone d'affitto senza adoperarsi per acquisirlo in proprietà».