(ANSA) - TORINO, 15 FEB - L' Iraq "ha un immenso patrimonio archeologico e una nuova guerra aggraverebbe i danni gia' ingenti provocati dagli scavi clandestini e da chi fa ricerche troppo affrettate, allettato dai premi in denaro promessi da Saddam". E' un grido di dolore quello di Roberta Venco Ricciardi, docente in Archeologia iranica all' universita' di Torino, reduce da un viaggio nel Nord dell' Iraq. "Certo - dice l' archeologa - di fronte alle vite umane a rischio, i reperti archeologici sono poca cosa, ma non passa giorno che un sito non venga depredato. Purtroppo il controllo e' quasi impossibile e per combattere la piaga degli scavi illegali, alimentate dalle richieste che arrivano dall' Occidente, Saddam ha deciso ricompense per chi recupera i reperti e li porta nei musei. Cosi', purtroppo, accanto ad archeologi scrupolosi, altri, anche semplici operai degli scavi, prendono il primo pezzo che affiora e danneggiano il sito". La guerra di giorno in giorno piu' probabile allontana le nuove missioni degli archeologi: "Dovevo tornare in Iraq a marzo - sospira Roberta Venco Ricciardi - chissa' se potro' farlo. E chissa' cosa sara' successo nel frattempo. Certo, e' utopistico pensare che le bombe 'intelligenti' risparmino le aree di interesse archeologico". Le prime missioni dell' archeologa torinese risalgono al 1965 e nel suo album di ricordi affiora un Iraq che non c'e' piu': "Tutto e' cambiato con la guerra all' Iran. Prima nel paese iracheno non c' erano furti, neanche nelle abitazioni, si potevano lasciare le porte aperte e i beni archeologici non correvano rischi. Poi il clima e' peggiorato, ma non vi e' dubbio che e' stato l' embargo a creare i danni peggiori: le conseguenze sono state spaventose sul piano sociale. E oggi, con la poverta' diffusa nell' Iraq, non posso dare torto a chi va alla caccia del primo 'tesoretto' per ricevere il premio di Saddam. Quando la lotta e' per sopravvivere, o per migliorare un pochino la propria condizione di vita, non si pensa certo all' integrita' di un sito archeologico". A dispetto di una guerra sempre piu' probabile, comunque, procedono i piani per il raddoppio del Museo Archeologico di Baghdad che coinvolgono due enti italo-iracheni, l' Istituto di archeologia e il Centro per il restauro e la conservazione dei monumenti. Per proteggere l' edificio dall' onda d' urto delle bombe, nella capitale irachena - rivela l' archeologa torinese - e' stato costruito un muro di protezione attorno al museo.